Il governo più anti-establishment e più euroscettico, con il giuramento dei Ministri davanti al Capo dello Stato, finalmente ha preso il largo.
Dopo un percorso lungo e tortuoso, contrassegnato da uno scontro istituzionale senza precedenti (l’apice si è raggiunto con la dichiarazione dell’impeachment nei confronti del Presidente della Repubblica, seguita a distanza di poche ore da una precipitosa retromarcia) e le gravi ripercussioni sull’economia, con l’ascesa dello spread – arrivato a 320 punti base – e la caduta della Borsa, il Governo guidato dal professor Giuseppe Conte è entrato in mare aperto.
A distanza di tre mesi dalle elezioni abbiamo dunque un Governo che, sebbene leghi in un contratto due radicalismi, sono certo, nell’immediato, tranquillizzerà i mercati e gli investitori. Il Paese e i cittadini italiani, in particolare coloro i quali avevano riposto la loro fiducia e la loro speranza nei confronti dei 5 Stelle e della Lega, dopo questo primo passo si aspettano altri passi.
L’ILVA, il più grande polo siderurgico d’Europa – dove sono in ballo 22.000 posti di lavoro -, la sterilizzazione dell’aumento dell’Iva, l’Alitalia e gli oltre 160 tavoli istituiti al Ministero dello Sviluppo Economico sulle aziende in difficoltà, sono alcuni dei temi più urgenti e scottanti che il nuovo Governo dovrà affrontare. Purtroppo, su questi temi, il professore Conte nel discorso al Senato ha sorvolato.
A questi si aggiungono le priorità contenute nel “contratto” sottoscritto dal tandem Di Maio-Salvini: il Reddito di Cittadinanza (che non va concepito come un disincentivo all’occupazione); le pensioni, con la revisione della legge Fornero; il taglio delle tasse a famiglie e imprese; la sicurezza dei cittadini; l’emergenza migranti che non è più rappresentata solo dagli sbarchi, considerato che questi sono diminuiti in modo significativo; la sburocratizzazione; l’abbattimento dei livelli di povertà; la lotta alla corruzione; il taglio dei vitalizi degli ex parlamentari; la riduzione del divario Nord-Sud e la ripresa degli investimenti.
Tutte queste priorità fanno parte del programma con il quale il nuovo Governo si è presentato al Parlamento per ottenere la fiducia. Senza indicare, però, tempi occorrenti, modalità di attuazione e, soprattutto, fonti di finanziamento.
Il tempo della propaganda e dei proclami è ampiamente scaduto; alle promesse ora devono seguire i fatti, altrimenti alla delusione si sommerá lo smarrimento e altra delusione nei confronti di tutti, in particolare nei confronti dei nuovi apostoli della politica italiana.
Quindi occorre cimentarsi con urgenza a individuare soluzioni concrete (e relative coperture finanziarie) ai tanti problemi che angustiano i senza lavoro, le famiglie, le imprese e quei territori (come il Sud, che nel discorso del nuovo Presidente del Consiglio al Senato è stato completamente ignorato) che ancora non hanno beneficiato della ripresa. Così come sono stati ignorati l’Euro, le infrastrutture, la “pace fiscale”.
Il Presidente della Repubblica ha mostrato di avere la schiena dritta nella difesa delle sue prerogative in materia di scelta dei Ministri. Pertanto, per evitare altri scontri istituzionali, è auspicabile che il nuovo Governo non dimentichi la fermezza del Capo dello Stato, che siamo certi continuerà ad esercitare qualora si trovasse davanti a provvedimenti privi di copertura finanziaria, stando il fatto che la Costituzione gli attribuisce il potere di rinviare al Parlamento quelle leggi che ne fossero sprovviste.
Il paesaggio politico è profondamente mutato ed è ben lontano da garantire quella stabilità necessaria. Non sappiamo se la XVIII Legislatura durerà cinque anni, non sappiamo neanche se nei prossimi cinque anni nasceranno nuovi partiti, né sappiamo se si rimescoleranno nuovamente le carte ridefinendo alleanze e schieramenti. Quello che sappiamo con assoluta certezza è che i problemi incalzano e vanno affrontati e risolti, pena un ulteriore arretramento del Paese e un impoverimento dei cittadini.
Poiché tifiamo per il bene dell’Italia, auspichiamo che i nuovi governanti possano navigare in mare aperto senza infrangersi in un banco di scogli.
Non sarà facile perché gli avversari (le opposizioni, dopo che cureranno le loro ferite, ripartiranno all’attacco, e gli alti burocrati che se si sentiranno minacciati nel loro potere e nei loro privilegi non saranno da meno) cercheranno di far saltare il banco. Ma come suol dirsi: avete voluto la bicicletta, adesso pedalate, pedalate perché nessuno vi farà più sconti.


