Sea Watch, per la Procura nessun rilievo penale nella condotta dei responsabili. Alle 16 manifestazione al Porto

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CATANIA – A due giorni dalla discesa a terra dei quarantasette migranti recuperati al largo delle coste libiche, non c’è ancora la parola fine per il caso “Sea Watch”. La nave Ong, rimasta per giorni al largo delle coste di Siracusa prima che il Governo autorizzasse gli ospiti – quindici dei quali minorenni – a sbarcare, è ancora ormeggiata la molo di Levante del porto di Catania in attesa che le autorità diano il via libera per la partenza.

Nelle scorse ore le Forze dell’Ordine coordinate dalla Procura di Catania hanno svolto indagini e accertamenti sulla vicenda. Nel mirino dei magistrati “i trafficanti libici che hanno organizzato la partenza dei migranti dalla costa libica”, “gli scafisti che hanno condotto il gommone poi soccorso dalla Sea Watch” e “la liceità della condotta tenuta dai responsabili di quest’ultima motonave”.

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“NESSUN RILIEVO PENALE” – Sui primi due filoni d’indagine, la Procura guidata da Carmelo Zuccaro mantiene il riserbo. Per quanto riguarda la terza pista investigativa, invece, “non è emerso alcun rilievo penale nella condotta tenuta dai responsabili della Sea Watch 3”. Al vaglio dei magistrati le azioni del capitano e dell’equipaggio sin dal recupero dei migranti al largo delle coste libiche e dalla scelta di non dirigersi presso un “porto sicuro” in Tunisia ma di spingersi verso la Sicilia. Decisione questa “apparsa giustificata agli investigatori perché la rotta tunisina avrebbe costretto la nave a muoversi in direzione della perturbazione meteo in arrivo”. Proprio sulla scelta della “Sea Watch” di non recarsi in Libia avevano puntato l’attenzione il Ministro dell’Interno Matteo Salvini e altri componenti del Governo.

A lasciare a desiderare sarebbero invece aspetti tecnici relativi “all’inidoneità tecnico strutturale della predetta motonave a effettuare un’attività sistematica di soccorso in mare dei migranti, qual è quella che l’omonima ONG ha deciso di svolgere”. Presso il registro nautico olandese, spiega ancora la Procura, “la motonave in questione è registrata come natante da diporto e di esso presenta tutte le caratteristiche, con tutto ciò che ne consegue in termini di inidoneità ad ospitare – per una traversata in alto mare che presenta innegabili profili di rischio per le condizioni meteo marine che possono frequentemente verificarsi – un numero di passeggeri ben più elevato di quello per il cui trasporto è stata concepita”.

Su questo punto, concludono dalla Procura, le autorità olandesi “hanno acquisito consapevolezza in ordine alla necessità di introdurre nella loro legislazione dei requisiti ulteriori e hanno provveduto a modificare la loro normativa, che però non è ancora applicabile ai natanti già registrati”.

LA MANIFESTAZIONE – Nel frattempo continua la mobilitazione di associazioni e volontari che chiedono di far ripartire la nave Ong perché possa proseguire nella sua missione nel Mediterraneo. Per oggi pomeriggio alle 16.00 è prevista una manifestazione al Molo di Levante del porto di Catania per chiedere che la “Sea Watch” possa riprendere il mare.

“Esprimiamo piena solidarietà all’equipaggio della Sea Watch – scrive in una nota la Rete catanese #Restiamoumani#Incontriamoci – già bloccato nelle acque del Mediterraneo per 13 giorni, dopo avere tratto in salvo 47 persone, ora in stato di fermo al porto di Catania per presunte azioni non conformi alla sicurezza nella navigazione e sulla normativa ambientale”.

“Denunciamo una politica finalizzata, attraverso la criminalizzazione delle ONG, a impedire il salvataggio in mare, la solidarietà e l’affermazione del diritto alla vita di ogni essere umano – proseguono i manifestanti – chiediamo che Sea Watch venga fatta salpare al più presto affinché possa riprendere il suo impegno per il monitoraggio marittimo, perché non vi siano più morti in mare, e che si interrompa immediatamente la politica disumana dei porti chiusi e degli accordi con la guardia costiera libica, che si rispetti invece il diritto internazionale nell’ ambito dei soccorsi in mare e della richiesta di protezione internazionale”.

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