Duplice omicidio di Librino, fermate 5 persone

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CATANIA – Su disposizione della Procura distrettuale di Catania tra il 12 e il 13 agosto, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania hanno eseguito un fermo di indiziato di delitto nei confronti di cinque soggetti che, al fine di agevolare il clan dei “Cursoti Milanesi”, si sono resi responsabili del recente duplice omicidio e dei tentati omicidi avvenuti nel quartiere Librino di Catania.

L’intensa e rapida attività di indagine ha consentito di ricondurre la causa del cruento evento a futili motivi legati a rancori personali conseguenti a precedenti contrasti insorti tra organizzazioni criminali contrapposte. Due dei cinque soggetti, pressati dai Carabinieri, si sono presentati presso il Comando Provinciale di piazza Verga.

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I reati contestati ai 5 sono: omicidio aggravato, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi e lesioni personali, tutti in concorso e aggravati dal metodo mafioso, al fine di agevolare il clan dei “Cursoti Milanesi”.

Secondo quanto emerso, la vicenda ha avuto inizio il 7 agosto 2020, quando Carmelo Di Stefano, elemento apicale dei “Cursoti Milanesi”, a seguito di contrasti personali insorti nel passato e presenti ancora oggi, ha organizzato una vera e propria spedizione punitiva presso l’esercizio commerciale un ‘rivale’ (anch’egli persona sottoposta ad indagine), il quale aveva la peggio venendo colpito ripetutamente anche con caschi moto unitamente ad altri due soggetti.

Al riguardo, si è appurato che la vittima, al fine di giungere ad un definitivo chiarimento con il Di Stefano, richiedeva l’intervento di soggetti appartenenti al clan “Cappello” e da qui scaturiva l’incontro dell’8 agosto di circa 20 persone, tutte a bordo di motoveicoli e scooter, nonché la decisione di recarsi nelle zone di pertinenza dei “Cursoti Milanesi” per rintracciare il Di Stefano e gli altri partecipanti al raid del giorno prima presso il mini market ed ottenere spiegazioni su quanto accaduto.

Quindi, è stato appurato che il predetto gruppo di motociclisti, dopo essere partito da un luogo comunemente chiamato “monte pidocchio” nei pressi del cimitero di Catania ed avere percorso la via Acquicella, i quartieri di San Berillo nuovo e di San Giorgio, giungeva all’altezza della strada che conduceva al viale Grimaldi, dove veniva improvvisamente colpito da numerosi colpi di arma da fuoco esplosi con diverse pistole dagli indagati che, preventivamente allertati, a bordo di auto e scooter, avevano pianificato una contromossa, provocando la morte di Luciano D’Alessandro e Vincenzo Scalia, nonché il ferimento di altri soggetti.

L’attività investigativa consentiva di far emergere la figura di Carmelo Di Stefano, attuale reggente del gruppo mafioso dei “Cursoti Milanesi”, il quale, oltre ad aver organizzato ed istigato il gruppo di fuoco, non solo ha guidato la violenta aggressione del 7 agosto, ma ha anche partecipato materialmente all’eclatante azione delittuosa finalizzata ad uccidere i soggetti ritenuti appartenenti ad un clan rivale.

Di rilievo sicuramente anche il coinvolgimento di uno degli uomini di più stretta fiducia di Di Stefano, emerso come protagonista anch’egli dell’aggressione violenta, nonché del conflitto a fuoco avvenuto la sera dell’8 agosto.

L’adozione del provvedimento restrittivo in parola si inquadra in un’ampia strategia di contrasto della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania e dei Carabinieri del Comando Provinciale che ha consentito, al momento, di prevenire tempestivamente ulteriori iniziative violente poste in essere dai segnalati clan, la cui operatività sul territorio e la frizione – esplicita e/o latente – sono state anche accertate in recenti attività di polizia giudiziaria.

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