Scorie nucleari, le voci degli oppositori alle ultime ipotesi di stoccaggio in Sicilia

- Pubblicità -

In queste ultime ore si sta sollevando un vespaio relativamente all’ipotesi di stoccaggio di scorie nucleare in Sicilia. Perchè?

Tutto è iniziato quando la Sogin, società pubblica di gestione del nucleare, ha individuato in Sicilia alcune delle 67 aree potenzialmente idonee nelle quali realizzare l’impianto di deposito nazionale delle scorie radioattive.

- Pubblicità -

Dopo questo report sono arrivate numerose voci politiche in merito. Riportiamo quelle che ci sono pervenute.

Salvo Giuffrida (coordinatore regionale Cambiamo!)

“La Sicilia non può diventare pattumiera d’Italia”. Lo dice Salvo Giuffrida, coordinatore regionale di Cambiamo! Che in una nota annuncia l’impegno, “attraverso i parlamentari nazionali del partito, a vigilare e presentare incisive osservazioni finalizzate a rivedere il piano nella sua stesura definitiva prima di essere sottoposto all’approvazione dei ministeri competenti”.

Giuffrida sottolinea che “la carta nazionale delle aree più’ idonee per la costruzione dei centri di stoccaggio nazionali per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi è stata redatta dalla società(pubblica) di gestione degli impianti nucleari, resa nota in questi giorni, dopo il via libera del governo nazionale, a dispetto della realtà storica, archeologica, paesaggistica ed ambientale dei quattro siti individuati in Sicilia”.

“Questo in violazione delle puntuali indicazioni tecniche dettate dall’ISPRA( direttiva n.29 del 2014 punto ca11) e, soprattutto, in assenza di vere e proprie esigenze industriali di smaltimento nel territorio che ne giustifichi l’individuazione. Non finiamo d’indignarci per questo ulteriore attacco al territorio ed alla salute dei siciliani”.

“Anziché essere destinatari di progetti virtuosi  di sviluppo economico/sociale che portino sana occupazione, ci vogliono trasformare in una pattumiera di scorie radioattive. L’individuazione dei siti siciliani, ricadenti in zone di pregio, è una scelta del tutto irrazionale. Faccio appello a tutta la deputazione siciliana a fare fronte comune per scongiurare questa ipotesi. Cambiamo! Farà la propria parte”.

Rifondazione Comunista Sicilia:

Il Partito della Rifondazione Comunista Sicilia, a seguito della pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee, CNAPI, contesta la decisione della Sogin, società pubblica di gestione del nucleare, che individua in Sicilia alcune delle 67 aree potenzialmente idonee nelle quali realizzare l’impianto di deposito nazionale delle scorie radioattive dal costo di 1,5 miliardi di euro. Le aree potenzialmente idonee in Sicilia sono state individuate in provincia di Caltanissetta, Trapani e Palermo nei comuni di Calatafimi-Segesta, Petralia Sottana e Butera. Da decenni i Governi che si sono susseguiti pianificano la realizzazione di un deposito nazionale temporaneo ad alta sicurezza nel quale riunire i materiali radioattivi che l’Italia continua a produrre.

Lo snodo fondamentale si è verificato nel 2003 con il secondo Governo Berlusconi. In quell’anno il generale Carlo Jean, commissario del Governo, ha avviato la procedura per la costruzione di un deposito sotterraneo definitivo per i rifiuti ad altissima radioattività nel sottosuolo salino della piana di Metaponto, in provincia di Matera. La località prescelta era situata all’interno del Comune di Scanzano Ionico. L’esplosione di una forte contestazione costrinse il governo ad accantonare il progetto. L’esito di quella esperienza ha condizionato fortemente le politiche dei governanti i quali si sono focalizzati sulla costruzione del meno impegnativo deposito nazionale. La normativa per il futuro deposito nucleare nazionale ha impiegato sette anni per vedere la luce. Nel 2010, per mezzo del decreto legislativo numero 31, sono stati stabiliti i criteri di selezione tuttavia la carta CNAPI ha subito un lungo rinvio fino al 2 gennaio 2015, data in cui la carta è stata consegnata ufficialmente. Immediatamente il documento è stato coperto dal segreto. La pubblicazione della carta CNAPI avviene circa cinque anni dopo la sua consegna ufficiale.

Sulla base dei criteri di selezione stabiliti nel 2014 dall’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, i luoghi identificati devono essere poco abitati, con una sismicità modesta, senza vulcani né rischio idrogeologico. Inoltre devono essere situati non oltre i 700 metri di altezza sul livello del mare, evitando pendenze eccessive. Le aree idonee non devono essere troppo vicine al mare e abbastanza prossime ad autostrade e ferrovie da potere essere raggiunte dai carichi di materiale radioattivo. Nota curiosa è il criterio di approfondimento numero 11 il quale afferma che per la scelta del luogo è necessario valutare con attenzione le zone con «produzioni agricole di particolare qualità e tipicità e luoghi di interesse archeologico e storico».

Rifondazione Comunista si oppone alla realizzazione del deposito nazionale delle scorie radioattive proprio sulla base di quest’ultimo criterio. Le località prescelte sono note per le produzioni agricole di qualità – grani antichi, vigneti, uliveti -, per la biodiversità e la compresenza di reperti archeologici dalla importante rilevanza storica – zona archeologica di Segesta -. L’Italia purtroppo sconta ancora oggi la sciagurata e breve esperienza nucleare, conclusa con il referendum del 1987. Ancora una volta viene ribadito con assoluta certezza il valore delle lotte contro il nucleare, una energia prodotta con costi di produzione indubbiamente più bassi rispetto alle alternative, soprattutto da compagnie private, ma che ha un costo in termini ambientale ed economico abnorme nel momento in cui si pone il problema dello smaltimento delle scorie.

Un costo che grava principalmente sui bilanci pubblici, di cui dovranno occuparsi le future generazioni, senza sottacere le conseguenze che tali scorie possono avere per la salute dei cittadini che risiedono o lavorano nei pressi dei luoghi in cui sono conservate. La Sicilia ha già pagato, e sta tuttora pagando, un prezzo altissimo per l’interesse di Stato. Le raffinerie, le industrie inquinanti, le emissioni senza controllo, i depositi di materiali radioattivi, hanno già colpito duramente i siciliani che oggi manifestano stati di salute aggravati dalle condizioni del nostro territorio inquinato. Tumori, leucemia e mali di ogni genere sono il prezzo del progresso, e in cambio che cosa abbiamo avuto? Prima di procedere con la realizzazione di una discarica per il materiale radioattivo nel nostro territorio sarebbe opportuno considerare le reali necessità di una terra già fin troppo maltrattata. Lavoro, salute e ambiente, a partire da questi criteri è opportuno programmare un futuro ecosostenibile per le future generazioni e per il bene comune.

Sinalp Sicilia e Rete Sociale Attiva Sicilia:

Dall’Ente Governativo Nazionale scopriamo che la Sicilia ottiene ben 4 aree su un totale di 67 “idonee” ad accogliere le scorie nucleari.

Ci chiediamo quali siano stati i criteri utilizzati da questo Ente per dichiarare che la Sicilia ha ben 4 aree idonee.

Ci chiediamo come mai quando lo Stato Nazionale deve risolvere un suo problema, solo allora si ricorda che esiste anche la Sicilia e cosa ancora più strana ci chiediamo cosa i nostri rappresentanti politici, che siedono nel Parlamento Nazionale, intendano fare, o stanno facendo, per difendere il diritto dei siciliani alla difesa ed integrità del territorio regionale.

Ci chiediamo se il sicilianissimo Presidente dell’Italia è al corrente di quanto sta succedendo in Sicilia e se intende intervenire in difesa della sua isola.

Oggi la nostra terra, apprendendo questa notizia, ha ottenuto un ulteriore motivo di crisi sociale ed economica, come se non bastassero i tantissimi motivi di crisi, alcuni atavici, già presenti nella nostra società.

Brucia ancora il dictat dello Stato Italiano che da un lato ci chiude le raffinerie siciliane che pur inquinando davano tantissimo lavoro, con la scusa di una loro riconversione ancora da venire, ma con la certezza di licenziamenti di massa, e dall’altro lato con un incremento delle perforazioni petrolifere sia su terra che nel mare adiacente le coste siciliane.

In questo modo diventiamo una regione produttrice di petrolio con una estrazione in grado di soddisfare circa 25% del fabbisogno nazionale ma non possiamo più usufruire degli utili e dei livelli occupazionali derivanti dalla raffinazione del nostro greggio estratto.

Derubati delle nostre materie prime e derubati dei guadagni derivanti e vogliamo ricordare a tutti che, almeno sulla carta, il Demanio in Sicilia è della Regione Siciliana e non dello Stato Italiano.

Non soddisfatti di questo ultimo “scippo” oggi la Sicilia diventa anche Discarica Nazionale per quanto prodotto dall’Italia e del quale la Sicilia non ne ha mai avuto alcun beneficio.

Il Sinalp Sicilia rappresentato dal Segretario Regionale Dr. Andrea Monteleone assieme all’Associazione Consumatori Rete Sociale Attiva Sicilia rappresentata dall’Avv. Stefania Virga, Avv. Marzia Giacalone e dalla Dr.ssa Serena Giuliano denunciano questo ennesimo attacco per la distruzione del nostro territorio.

Alla Sicilia rimane solo il patrimonio naturale e paesaggistico.

Le poche fabbriche realizzate frutto di un ipotetico Piano Nazionale per l’industrializzazione della nostra regione sono ormai fallite e inesorabilmente chiuse.

Il sistema bancario siciliano, che era in grado di finanziare le imprese siciliane direttamente nel nostro territorio, è stato totalmente fagocitato dalle multinazionali bancarie che non hanno alcuna intenzione ed interesse a finanziare le nostre imprese ed investire nella nostra isola.

Ci rimane appunto solo la bellezza paesaggistica, unica al mondo, del nostro territorio ed è nostro diritto difenderla anche con i denti.

Il Sinalp e l’Associazione R.S.A. mettono a disposizione di tutti i cittadini interessati a difendere la loro terra i loro uffici legali per proteggere il futuro nostro e dei nostri figli.

Invitiamo i Sindaci di Trapani Giacomo Tranchida, di Calatafimisegesta Antonino Accardo, di Castellana Sicula Franco Calderaro, di Petralia Sottana Leonardo Neglia, e di Butera Filippo Balbo a contattarci per una azione comune in difesa del futuro ei nostri figli.

Invitiamo infine il Presidente della Regione Siciliana, On. Nello Musumeci, a fare propria questa battaglia di civiltà e speranza per le genti siciliane e lottare con ogni mezzo lecito contro questa ennesima prevaricazione dello Stato Nazionale contro la Sicilia.

 PD ARS Sicilia

“Il governo regionale ci dica che posizione intende assumere rispetto alla individuazione di siti siciliani come possibile deposito nazionale di rifiuti radioattivi e come intende attivarsi nei confronti del governo nazionale affinchè si escluda la possibilità che la Sicilia venga ritenuta idonea ad accogliere il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito”.
E’ quanto chiede il deputato regionale Michele Catanzaro in una urgente interrogazione al presidente della Regione siciliana Nello Musumeci sottoscritta anche dai parlamentari Pd Giuseppe Arancio, Baldo Gucciardi  e Nello Dipasquale.
“Non si può umiliare la Sicilia con una scelta simile – sottolineano i parlamentari Pd – la trasformazione di queste aree in discariche radioattive è semplicemente irricevibile perché offensivo e mortificante per queste comunità e per la Sicilia intera”.   Sappiamo che c’è stato un intenso lavoro dei Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare sul tema delicato della gestione dei rifiuti radioattivi, che comporta anche per il Paese una procedura di infrazione europea – aggiungono – ma ora bisogna fare un’analisi bilanciata e verificare tutto con cura prima di decidere. La Sicilia sta puntando su turismo ed agricoltura, sullo sviluppo dell’alta velocità e della rete stradale, non può assolutamente diventare discarica di rifiuti radioattivi vogliamo ricordare che nel luglio del 2018 il Parlamento regionale aveva approvato all’unanimità una mozione con la quale si impegna il Presidente della Regione, Nello Musumeci, ad opporsi alla costruzione di ogni infrastruttura destinata ad ospitare scorie radioattive ora il presidente deve dirci se intende mantenere quell’impegno affinché la Sicilia resti una Regione denuclearizzata e come intende dialogare con il governo centrale per opporsi. Noi, – concludono- saremo pronti a ricordargli costantemente questo impegno preso con tutti i siciliani”.
- Pubblicità -