Misano, Tre Lacrime

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A volte ci capita di essere testimoni della storia – sportiva, s’intenda – e di non rendercene nemmeno conto. A volte ci capita di vedere le lacrime dei nostri idoli e di cercare di comprendere le mille emozioni che possono nascondere. A volte, forse troppo spesso, ci crediamo autorizzati a giudicare i sentimenti degli sportivi che ci fanno emozionare, non capendo che certe storie andrebbero soltanto raccontate per ciò che sono: splendide, uniche, fantastiche pagine di sport.

Misano, questo Gran Premio Nolan del Made in Italy e dell’Emilia-Romagna, può essere riassunto in tre lacrime. Tre pianti distinti, caratterizzati da emozioni agli antipodi, eppure esternate allo stesso modo. In un susseguirsi di immagini concitate e forsennate abbiamo visto la gioia, la delusione ed anche la nostalgia che lentamente scivola nella consapevolezza del futuro e della maturità.

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Abbiamo visto tre protagonisti giungere al canto del cigno della propria stagione e ognuno di loro, da oggi, guarderà al domani con una prospettiva completamente diversa.

Pioviamo insieme, Nuvola Rossa

Voglio partire dagli occhi lucidi di Pecco, che in maniera lontana sono stati anche i miei e, immagino, quelli di migliaia di appassionati come me.

Voglio partire da qui perché Bagnaia ci ha fatto tifare e sperare anche quando sembrava finita, anche quando chiunque altro avrebbe gettato la spugna e dichiarato la resa. Ci ha fatto emozionare ed esaltare come non succedeva da tempo in MotoGP e, pur nella sconfitta, ha saputo mandare un messaggio chiarissimo e potente ai suoi compagni di pista: Francesco ‘Pecco’ Bagnaia c’è e non ha intenzione di fare la comparsa; c’è e vuole diventare campione del mondo.

La caduta in curva 15 ci ha distrutti, inutile girarci intorno, ha fatto andare in mille pezzi il fragile sogno di cristallo che tutti, insieme a Pecco, coltivavamo sommessamente.

Dopo una gara a dir poco splendida, con passaggi e staccate da paura, pennellate con quel gioiello di ingegneria chiamato Ducati Desmosedici, alla fine anche la ‘Nuvola Rossa’ ha dovuto gridare la resa e lasciare il passo a Marc Marquez.

E sebbene vederlo seduto ai box, ad osservare con gli occhi rossi e la tuta impanata dalla ghiaia la passerella trionfale del proprio rivale, sia stato doloroso, non posso che dire grazie a questo ragazzo piemontese, che in sella ad una moto mi ha fatto perdere la voce per un anno intero.

Grazie Pecco, ad maiora!

Complimenti, Diavolo Blu!

Non tiriamola troppo per le lunghe: Fabio Quartararo ha meritato ogni singolo punto che gli è valso il titolo. Costante, preciso, tecnico ma anche spettacolare quando serve; ‘El Diablo’ ha tirato fuori una stagione da sogno e ha dominato il motomondiale dall’inizio alla fine, praticamente senza sbavature e facendoci dimenticare per un attimo che la carta di identità recita 1999 alla voce “anno di nascita”. Una maturità dimostrata non solo nelle vittorie, ma soprattutto nei punti rosicchiati quando per vincere, oggettivamente, non c’erano i mezzi.

Oggi Fabio si è laureato campione del mondo di MotoGP, primo francese a riuscire nell’impresa, e niente sembra suggerire che abbia intenzione di fermarsi qui, anzi.

Le sue lacrime, in fondo, sono quelle di un ragazzo che dopo aver attraversato momenti difficili, anche più del dovuto, è riuscito a coronare il sogno di una vita e a rendere orgogliosi familiari, amici, connazionali e, diciamolo, persino avversari e detrattori. Perché a vederlo emozionarsi, riempirsi gli occhi di lacrime di gioia e poi provare a smorzare la tensione con un balletto, una coreografia e la meritata “passeggiata” rombante in pit lane, ci si ricorda che dietro al casco c’è solo un giovane incredulo e raggiante che merita solo ammirazione e applausi scroscianti.

Piccola chiosa finale per l’emozionante intervista “split-screen” con i propri genitori, che senza parlare troppo hanno saputo trasmetterci tutto l’orgoglio che stavano provando in quel momento.

Grazie Fabio, “bravò!”

Giallo Dottore, Arrivederci e Grazie!

Lo ha ribadito più volte Guido Meda in telecronaca: Valentino Rossi si dedicherà al mestiere di papà. E su questo, siamo tutti d’accordo. Ciò che mi sembra davvero incredibile è che ‘il Dottore’ possa veramente vivere lontano dal motorsport. Mi piace pensare che magari le ruote raddoppieranno, non si sa mai. In ogni caso, che le ruote siano due, quattro o addirittura nessuna, abbiamo tre certezze da cui ripartire: Valentino diventerà padre di una bellissima femminuccia, continuerà ad orbitare intorno a quel pazzo mondo chiamato MotoGP grazie al suo team, l’Aramco VR46, e appenderà il casco al chiodo dopo Valencia.

Forse non possiamo capire, ed è giusto che sia così, cosa significhi per uno come Valentino Rossi salutare per l’ultima volta il pubblico di casa. Cosa voglia dire percorrere Misano per l’ultima volta dopo più di 400 Gran Premi corsi, impreziositi da 115 vittorie, 235 podi e 9 mondiali vinti. Non possiamo sapere quali pensieri possano essere frullati in quel casco Petronas di fronte ad un irresistibile Muro Giallo che ringraziava e acclamava a gran voce l’idolo motociclistico di tutta Italia.

Non lo possiamo sapere, certo, ma ci piace immaginare che con le ultime lacrime di questo Gran Premio Nolan del Made in Italy e dell’Emilia-Romagna sia scivolata via la nostalgia del Giallo Dottore, che diciamocela tutta… oggi ha chiuso, davvero, la carriera. Correrà, è vero, a Portimão e Valencia, ma come ha detto mentre gli veniva consegnato il premio come esportatore del Made in Italy nel mondo: “Oggi è stata talmente bella che pensavo di non correre le ultime due!”

E allora ci mancherai Dottore, ci mancheranno le tue staccate micidiali, i tuoi sorpassi, i tuoi rettilinei a tutto gas. Ci mancherai, ma ti auguriamo il meglio che la vita possa darti.

Grazie Vale, nient’altro da dire.

Adesso non ci resta che tirare le somme di questo Gran Premio Nolan del Made in Italy e dell’Emilia-Romagna, ennesima storia fantastica, ma reale più che mai, scritta su un tracciato da favola chiamato Misano. Una storia che ci consegna un Fabio Quartararo che affronterà la prossima stagione da campione del mondo in carica ed un Pecco Bagnaia che, invece, potrà ripartire da questa sconfitta forte delle lezioni impartitegli dagli errori di quest’anno. L’anno prossimo, dunque, si ripartirà da qui: da un Rossi che non monterà più in sella ad una MotoGP e da un abbraccio scambiato tra Fabio e Pecco in pit lane, a dimostrare come esistano certo la rivalità, la pressione e la voglia di vincere, ma anche il rispetto e la consapevolezza di far parte, tutti insieme, di uno splendido sport chiamato MotoGP.

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