Europa al bivio: ecco come arriviamo al voto tra slogan vuoti, mancanza di programmi, e… – Così è (se vi pare) #11

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Buonasera e ben ritrovati nella rubrica di Hashtag Sicilia “Così è (se vi pare)“.

La lunga maratona elettorale verso Bruxelles/Strasburgo si avvia stancamente alla sua conclusione.

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Ai Partiti, o forse sarebbe meglio dire ai candidati, restano ormai tre giorni per cercare di catturare gli indecisi e cercare di portare quanta più acqua ai propri mulini.

Una campagna elettorale, quella per le elezioni europee, che sembra orfana dei partiti: poiché ad apparire sui manifesti e nei messaggi radio televisivi ci sono quasi esclusivamente i candidati che partecipano alla contesa.

Ne consegue che, tranne qualche lodevole eccezione, agli elettori non è dato sapere quali sono i programmi ed i propositi dei singoli partiti.

Infatti il massimo di sforzo prodotto dai partiti è stato quello di confezionare messaggi del tipo: “Più Italia meno Europa“, “Una forza rassicurante al centro dell’Europa“, “L’Europa va cambiata“, “Insieme per l’Europa che vogliamo“, “il coraggio di osare“.

A seguire ci sono poi gli slogan dei candidati, che vanno da “In Europa uno di noi“, a “Per l’Europa dei fatti“ e a seguire: “L’Europa, qui“, “Corriamo per una nuova Europa“, “Una nuova Europa per i territori“, “Voglio essere l’avvocato dei siciliani“, “L’Europa chiamò“, ”Difendi la libertà“, “Ambiente, giovani, lavoro, Mediterraneo, Isole“.

Poiché non sono un esperto di marketing elettorale non azzardo nessun giudizio sulla efficacia di questi slogan, vale a dire sulla loro capacità di conquistare o spostare voti, dico solo una cosa della quale sono fermamente convinto: con slogan aggressivi e temi eccessivamente semplificati, del tipo di quelli testè elencati, di sicuro non si combatte l’astensionismo.

Non penso neppure che possa venirci un contributo significativo dalla stessa campagna di comunicazione istituzionale commissionata dall’Unione europea contro l’Astensionismo e le Fake News e creata per promuovere la partecipazione al voto dei 448 milioni di cittadini residenti nei 27 Paesi dell’Unione europea chiamati alle urne dal 6 al 9 giugno (in Italia si vota l’8 e il 9 giugno).

Non solo perché gli Spot televisivi si limitano a invitare a recarsi alle urne, ma anche perché si è deciso di diffonderli nell’ultima settimana della campagna elettorale.

Non so cosa possa produrre una campagna elettorale come quella che stiamo vedendo che diserta le piazze, rifugge dal confronto su programmi e idee e che viene giocata da parte dei candidati con riunioni, incontri e cene con gruppi di interesse o con amici o amici degli amici.

L’unica nota positiva (si fa per dire) che colgo in questa competizione elettorale consiste nel fatto che in questa occasione, a differenza delle precedenti, si è parlato tanto di donne e politica, di donne candidate, di donne in prima fila nelle liste elettorali, di donne nei titoli dei giornali.

Infatti si è parlato di Ilaria Salis per la sua detenzione in carcere a Budapest (solo da poco tramutata in arresti domiciliari) dopo lo sdegno per le foto con le catene ai polsi.

Si è parlato di Letizia Moratti, ex presidente della Rai e ministro in uno dei governi Berlusconi per dire che è tornata nella casa madre e che è il numero 2 della lista di Forza Italia nella circoscrizione che comprende la Lombardia.

Si è parlato di Cecilia Strada, figlia del fondatore di Emergency che guida la lista del PD nella circoscrizione Nord- Occidentale; e si è discusso anche della celebre giornalista Lucia Annunziata che capeggia la lista del PD nella circoscrizione meridionale e, naturalmente , di alcune delle parlamentari uscenti che rischiavano di perdere il posto in lista e che, invece, sono state ripescate.

E, ovviamente, si è parlato anche e soprattutto della candidatura in prima persona della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e della leader del Partito democratico Elly Schlein, una sfida che, comunque si concluderà, non vedrà andare al Parlamento europeo nessuna delle due sfidanti.

E questo non va bene, non incoraggia ad andare a votare perché chiedere un voto in democrazia, come stanno facendo legittimamente la Meloni e la Schlein, vuol dire chiedere un mandato agli elettori , una mandato per fare quello che si propone nell’istituzione dove si viene eletti.

Ma questa discreta attenzione nei confronti delle donne e del loro impegno in politica è anche automaticamente sinonimo di interesse per le loro problematiche? Questa operazione riuscirà davvero a convincere le donne che pensavano di “disertare” il voto a recarsi alle urne? Lo scopriremo, insieme a tante altre cose, nel nostro appuntamento di questa sera.

Inoltre resta da dire che, nel contesto di una campagna elettorale desolante come quella a cui stiamo assistendo, si trascurano diversi temi fondamentali che possono essere decisi a Bruxelles/Strasburgo, come transizione verde, debito, immigrazione.

Considerato che quasi tutti i partiti invocano un Europa che decide, spogliata cioè del diritto di veto da parte dei singoli Paesi – e che quasi tutti gli attori in campo chiedono di contribuire economicamente alla ricostruzione dell’Ucraina, e di stanziare più soldi per una politica di difesa europea per difenderci dalla Russia e dalla Cina -; ecco pensando a tutto questo ritengo che nessuno possa disinteressarsi rispetto delle future decisioni che dovranno prendere le istituzioni europee.

A questo proposito penso che un’Europa che finalmente decide, o che potrebbe decidere, non rappresenta solo un’opportunità, ma anche un pericolo per il nostro Paese. Per quale motivo? E cosa possiamo fare noi comuni cittadini per tentare di avere voce in capitolo?

Lo scopriremo insieme questa sera! Non ci resta che darvi appuntamento alle ore 20.00 con la nostra prima visione trasmessa sulla nostra pagina Facebook, sul nostro canale Youtube, e sui nostri altri canali social. Non mancate!

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