Salve a tutti e ben ritrovati nella rubrica di Hashtag Sicilia “Così è (se vi pare)”.
Questa sera mi occuperò di due questioni, una negativa e l’altra positiva: quella negativa riguarda i continui scandali esplosi in Sicilia nella sanità e nel settore del turismo, mentre quella positiva riguarda il buon andamento dell’economia dell’Isola, almeno a detta degli analisti della Banca d’Italia.
Per evitare di farci subito il sangue amaro comincio con la notizia positiva, e lo faccio dicendo subito che anch’io, come tanti siciliani che amano questa nostra terra eternamente sospesa tra incantesimo e maledizione, ho gioito nel leggere il Rapporto di BankItalia che racconta una Sicilia che continua a crescere pure nel 2024, anche se meno rispetto al 2023; un PIL regionale che segna un + 1,5 per cento (nel 2023 però si era attestato al 2,1 per cento), comunque più alto di quello di tutta la Penisola.
Continuando la lettura del medesimo Rapporto ho esultato anche leggendo i dati riferiti all’occupazione, che cresce del 4,6 per cento (in leggera flessione però rispetto al 5,5 per cento del 2023), attestandosi comunque su una percentuale doppia di quella del Mezzogiorno e superiore di quella dell’intero Paese.
Ma quando ho letto che non sono stati ancora recuperati completamente i livelli di attività precedenti la crisi del 2008-2009, a differenza di quando è avvenuto per l’intero Paese, mi si è stretto il cuore.
Per fortuna però mi sono venuti in soccorso i tecnici della Banca d’Italia che mettendo nero su bianco sull’occupazione hanno scritto che si intravedono segnali positivi, visto che aumentano i contratti a tempo indeterminato nel settore privato, benché faccia da contraltare un aumento delle “cessazioni“ dei lavoratori a tempo determinato. Il saldo comunque è positivo: + 27 mila unità.
A crescere sono sia l’industria che il terziario trainato dal turismo, il cui trend di crescita però passa dall’11,3 per cento del 2023 al 5,1 per cento nel 2024.
Tiene il settore delle costruzioni, cala invece il comparto agricolo a causa dei cambiamenti climatici e di due anni di siccità.
Cali significativi si registrano nella cerealicoltura e nelle coltivazioni Arbore, che in Sicilia significa agrumi, vino e olio.
È cresciuta invece la produzione di ortaggi e le produzioni di qualità, soprattutto i pomodori, che hanno fatto registrare una crescita delle esportazioni trainando il commercio estero dell’Isola.
Se l’export però cala dell’8,3 per cento ciò è dovuto al crollo di oltre il 15 per cento del settore petrolifero, se lo si esclude, il dato diventa positivo di + 3,3 per cento con in testa l’agroalimentare e gli apparecchi elettrici.
Sull’export negli Stati Uniti, che vale quasi 1 miliardo di euro, c’è la spada di Damocle dei dazi minacciati da Trump.
Di fronte a questi dati il Presidente della Regione ha espresso soddisfazione anche se ha aggiunto, bontà sua, che restano fragili l’agricoltura e l’occupazione giovanile.
Non ho gioito, invece, -anzi a dirla tutta mi ha fatto incazzare! – leggere dell’ennesimo scandalo che ha coinvolto la massima carica del Parlamento siciliano Gaetano Galvagno e alcune persone del suo entourage, nonchè l’assessore al turismo, l’onorevole Elvira Amata, entrambi appartenenti al medesimo partito: Fratelli d’Italia.
Quindi, dopo l’ultimo scandalo nella sanità che ha portato in carcere 2 persone e ne ha indagate 15 con l’accusa di aver truccato gli appalti, e un giro di mazzette di 130 milioni di euro, mentre le persone aspettano 8 mesi per ritirare un referto su un tumore, ecco esplodere un altro scandalo che riguarda come accennavo prima, l’Assessorato al turismo.
In una battuta, stando alle accuse formulate dagli inquirenti, sembra che alcuni assessorati siano diventati delle vere e proprie riserve di caccia, aperte agli amici e ai fedelissimi del partito di appartenenza dell’assessore di turno, dei feudi personali per amici e parenti.
Viene anche fuori, dalle indagini ancora in corso, un sistema di regali in denaro per gli amici degli amici camuffati da false consulenze, da tangenti e da regalie di ogni genere compreso biglietti per concerti e perfino un abito. Si un vestito!
Come se uno che guadagna – mettendo assieme indennità, gettoni di presenza, rimborsi e gratificazioni varie – oltre 20 mila euro al mese – non possa permettersi di comprare un abito!
Tra i capi d’accusa ci sono anche quelli dell’uso dell’auto blu per scarrozzare per la Sicilia amici e parenti e la concessione di contributi pubblici a grossi imprenditori per realizzare eventi benefici; come a dire che alcuni ricconi fanno iniziative di beneficenza sotto il loro nome non con i propri soldi, ma con quelli della Regione. Sembra proprio di essere in una vera e propria commedia dell’assurdo.
Di fronte a questa ennesima vergogna dico subito che non spetta a me accertare l’esistenza dei reati che vengono contestati, ma ai magistrati; a me, da operatore dell’informazione, spetta il compito di raccontare i contenuti di una indagine basata su prove documentali che mi sembra abbiano un rilievo pubblico.
Di fronte a questa vergogna che non sembra avere fine l’unico baluardo sembra essere il presidente della Regione, il quale – bontà sua – dopo ogni scandalo dichiara che interverrà.
Un intervento, stando ai fatti, che consiste però nell’invitare il partito dell’indagato a sostituirlo, a cambiare cavallo, incurante del fatto che spesso la soluzione viene rinviata alla calende greche, e che talvolta il cavallo cambiato viene anch’esso travolto da un nuovo scandalo.
Fatta salva la buona fede del presidente della Regione, mi chiedo: ma il capo di un governo regionale può sempre giocare di rimessa?
Può sempre intervenire dopo ogni scandalo per tentare di mettere una pezza che nasconda il buco?
Io penso che se il presidente Schifani vuole fare gol deve rinunciare al gioco di rimessa e giocare in attacco.
Fuor di metafora: se vuole evitare questo stillicidio di porcherie deve agire per prevenire, intervenire nella scelta delle persone e mettere becco anche negli entourage degli assessori – che detto per inciso – se uno li vede all’opera sembrano delle corti dei miracoli.
Che dire poi dell’opposizione?
Tranne qualche lodevole eccezione, e qualche scatto d’orgoglio di qualche vecchio leone, il resto dà l’impressione del nulla!
Ad essere più preciso le reazioni delle opposizioni mi sembrano quelle di mio nonno, che quando era infastidito dall’eccessivo abbaiare del suo cagnolino prendeva un foglio di giornale lo piegava in due e cercava di colpirlo sul culetto; il cagnolino ignaro del dolore che poteva provocare quel colpo di giornale si allontanava appena avvertiva il soffio del vento per schivare il colpo, e dopo qualche secondo però ritornava indietro ad abbaiare. Come se nulla fosse.
Ecco, i siciliani non meritano tutto questo, non lo meritano i pensionati che per sbarcare il lunario fanno salti mortali, non lo meritano i lavoratori che si alzano alle cinque del mattino per mantenere la famiglia, non lo meritano i disoccupati, molti dei quali hanno anche perso la speranza di trovare un lavoro, non lo meritano i giovani che continuano a scappare, non più per bisogno, ma perché non credono più in un futuro in Sicilia; non lo merita chi fa impresa, spesso stretto tra le forche caudine della burocrazia e l’avarizia delle banche, che sempre più spesso danno i soldi a chi già li ha.
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