Come ci eravamo già impegnati a fare nel nostro ultimo appuntamento con la rubrica Così è (se vi pare), questa sera parleremo delle zone interne del Paese; di quelle realtà che, per il Piano strategico nazionale del governo Meloni, sono condannate ad un irreversibile spopolamento.
Una sentenza che sembra valere specialmente per i comuni più isolati, soprattutto del Mezzogiorno. Paesini in cui vi abbiamo spesso portato con la nostra rubrica “Appunti di Viaggio”.
Aree che, a detta del Piano: “non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza“ e, di conseguenza, vanno accompagnate (o meglio assistite) lungo un percorso di “cronicizzato declino e invecchiamento“; il che equivale a dire che non c’è speranza.
L’unica soluzione, a detta di questi soloni del Ministero, è l’eutanasia amministrativa, cioè una morte volontaria, serena e indolore.
Una sentenza dunque che sembra inappellabile, che potrebbe alla lunga prevedere anche l’omissione delle cure necessarie, visto che comunque sono destinate a passar a miglior vita.
Nel nostro speciale di questa sera, in onda alle ore 20:00 sui nostri canali social, abbiamo raccolto le voci di amministratori locali, imprenditori e politici di lungo corso, per comprendere meglio se davvero non esistano alternative al destino di spopolamento di questi borghi. Ascoltando le loro esperienze e riflessioni, ci siamo convinti che soluzioni diverse siano possibili e percorribili.
In particolare abbiamo realizzato che non è affatto ineluttabile la condanna a morte di molte realtà che hanno dato i natali a scienziati, a grandi uomini di cultura e che sono dei veri e propri scrigni ricchi di storia, di beni paesaggistici, ambientali e monumentali di rara bellezza.
Questo perché, laddove si sono accresciute le prospettive di sviluppo, rafforzate le condizioni di attrattività dei territori, affermata una nuova giustizia territoriale, garantito un sistema di trasporti e di collegamenti efficienti e sono rimasti aperti gli ospedali di montagna e di collina, i Pronto Soccorso operativi e i servizi salva vita molte realtà sono tornate alla vita, invertendo un processo di spopolamento che sembrava impossibile.
Infatti, tantissimi borghi delle regioni del Sud sono rinati non grazie al cosiddetto turismo delle radici (i cui effetti allo stato sembrano piuttosto modesti), ma grazie alla valorizzazione di alcuni personaggi famosi nati in quei territori, ai siti archeologici e ai beni ambientali e monumentali su cui potevano contare.
Quindi invertire la tendenza allo spopolamento e all’abbandono è possibile, a condizione però che si parta da tutto ciò che hanno di bello queste realtà e si attivino politiche specifiche.
Dico questo perché nonostante le numerose difficoltà “la restanza“, ovvero l’arte di rimanere nei luoghi d’origine, è ancora molto forte, anche tra le nuove generazioni.
Tra le politiche specifiche su cui occorre investire non può non esserci la sanità, anche perché investire nella sanità serve alla salute e all’economia.
Infatti alcuni studi economici condotti da università italiane e internazionali, tra cui la università di Harvard, dimostrano che ogni euro investito in presidi territoriali genera fino a 2,6 euro di PIL aggiuntivo nelle aree marginali.
Un concetto che ha spiegato benissimo anche Edward Glaeser, uno dei maggiori studiosi mondiali della distribuzione urbana della ricchezza, sostenendo che laddove si garantisce accesso ai servizi, si stabilizza la popolazione e si attivano catene virtuose nel commercio, nell’artigianato, nel turismo, nel lavoro e, ovviamente, nell’agricoltura.
Purtroppo però al momento la politica nazionale sembra voler seguire altre direzioni: si preferisce finanziare la spesa militare fino al 5 per cento del PIL, mentre si lasciano morire o si condannano a una lenta agonia i comuni dell’entroterra.
Che fare dunque concretamente per invertire questa pericolosa deriva?
Le soluzioni che ho individuato le affronterò nel dettaglio nel video di questa sera, ma per il momento posso anticiparvi che riguardano: la necessità di introdurre una fiscalità agevolata per le piccole attività artigianali e le botteghe di vicinato; l’erogazione di un credito d’imposta non inferiore al 60% per chi investe in quelle aree; la riduzione dei contributi previdenziali per le assunzioni stabili di almeno cinque anni e l’attivazione di contributi e incentivi destinati ai comuni per valorizzare personaggi illustri, siti storici, paesaggistici e monumentali.
Rispetto ad alcune di queste proposte qualcuno obietterà dicendo che queste misure metterebbero in discussione il principio di uguaglianza tra i territori.
Una obiezione che a mio giudizio non ha alcun fondamento, visto peraltro che Documenti della Commissione europea riconoscono alle aree interne un fabbisogno eccezionale; quindi operando con una legge nazionale che definisca un perimetro territoriale chiaro fondato su dati demografici ed economici si possono istituire, come sostiene anche un economista serio e di grande valore come il professore Gianfranco Viesti, regimi fiscali differenziati e agevolati nel rispetto del principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione.
Aggiungo: grandi teorici americani di studi urbani sostengono che per recuperare i terrori dell’entroterra occorre puntare su tre T: Tecnologia, Talento, Tolleranza; e aggiungo anche sulla S perché senza scuole, sanità, trasporti affidabili e digitale non si va da nessuna parte.
Pertanto, visto che non c’è un destino già scritto, suggerirei di non arrenderci alle corbellerie del Piano strategico nazionale delle aree interne.
A mantenere lo stesso spirito combattivo sono stati anche i nostri intervistati della puntata di questa sera, ovvero il sindaco di Racalmuto Calogero Bongiorno, il titolare del ristorante “La Lanterna” di Milena, ed Angelo Lauricella, politico di lungo corso.
Per ascoltare nel dettaglio le loro parole, e le possibili soluzioni per le aree interne, non ci resta che darvi appuntamento alle ore 20.00 con la nostra prima visione trasmessa sulla nostra pagina Facebook, sul nostro canale Youtube, e sui nostri altri canali social. Non mancate!



