Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in occasione del trentaduesimo anniversario dell’uccisione di Antonio Mazza, avvenuta il 30 luglio 1993 a Giammoro (ME), intende ribadire l’importanza della memoria come strumento educativo e civile attraverso la campagna nazionale #MemoriAttiva2025, un’iniziativa che mira a trasformare la commemorazione in un’occasione concreta di riflessione e formazione.
Antonio Mazza fu un imprenditore, dirigente sportivo e direttore dell’emittente televisiva locale “Telenews”, la stessa rete che aveva dato spazio al giornalista Beppe Alfano, anch’egli assassinato dalla mafia pochi mesi prima. Dopo l’uccisione di Alfano, Mazza tentò coraggiosamente di proseguirne l’opera, sostenendo un’informazione libera e autonoma, e denunciando pubblicamente un presunto scandalo su finanziamenti irregolari concessi dal Comune di Barcellona Pozzo di Gotto alla squadra di calcio Igea Virtus, della quale facevano parte esponenti legati alla criminalità organizzata. Fu probabilmente questa denuncia, secondo le risultanze processuali e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico nel procedimento Gotha III, a decretare la sua condanna a morte da parte del clan mafioso dei Barcellonesi.
La notte del 30 luglio 1993, due sicari armati, a bordo di una moto e con il volto coperto da caschi integrali, fecero irruzione nella villa di Mazza mentre questi era intento a giocare a carte con due conoscenti. I killer agirono con spietata violenza: lo colpirono prima con due fucilate e poi con quattro colpi di pistola calibro 38, davanti a testimoni impotenti e terrorizzati. Un’esecuzione che resta ancora oggi una delle più efferate nella storia della mafia siciliana.
Il Coordinamento, pur consapevole che le scuole siano chiuse nel periodo estivo, ritiene fondamentale che il ricordo di Antonio Mazza trovi spazio all’interno della progettazione didattica del prossimo anno scolastico, attraverso attività volte a promuovere l’educazione alla legalità, la cittadinanza attiva e la consapevolezza storica dei fenomeni mafiosi. Per questo motivo, la campagna #MemoriAttiva2025 si propone di stimolare, a partire da settembre, un percorso educativo che coinvolga studenti e docenti in progetti di approfondimento sulla libertà di stampa, l’impegno civile e il contrasto alla criminalità organizzata, anche attraverso laboratori tematici, incontri con testimoni, momenti di confronto e riflessione collettiva.
Ricordare Antonio Mazza non deve essere un semplice gesto rituale o commemorativo, ma un’azione consapevole che renda giustizia al suo coraggio e alla sua solitudine. È necessario che la scuola, nel suo ruolo di presidio democratico e luogo privilegiato della formazione delle coscienze, si faccia carico di restituire valore a queste figure spesso dimenticate, affinché la memoria diventi vera educazione e la conoscenza del passato si trasformi in strumento di costruzione del presente.
Antonio Mazza non era un politico, né un magistrato, né un giornalista professionista. Era un cittadino che aveva scelto di non tacere. Aveva deciso di denunciare ciò che riteneva ingiusto, e per questo ha perso la vita. Il suo esempio ci ricorda che la legalità non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana fatta di scelte difficili, spesso scomode, ma necessarie. La scuola ha il compito, oggi più che mai, di far conoscere queste storie e di trasformarle in esperienze educative concrete.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, con la campagna #MemoriAttiva2025, promuove la diffusione di materiali didattici, proposte educative e percorsi di approfondimento destinati alle scuole italiane, affinché la memoria di Antonio Mazza possa diventare occasione concreta di riflessione sui valori della legalità, della libertà di informazione e dell’impegno civile. Perché la memoria, se vuole essere giustizia, deve essere viva, condivisa e soprattutto attiva.



