Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ricorda oggi, 22 agosto, l’anniversario dell’omicidio di Giuseppe D’Angelo, pensionato sessantatreenne, ucciso nel 2006 a Palermo perché scambiato per un boss mafioso.
Un uomo comune, un ex barista, un cittadino che nulla aveva a che fare con la criminalità organizzata, divenne bersaglio di una violenza spietata e cieca. La sua unica “colpa” fu la somiglianza con Bartolomeo Spatola, vero obiettivo dei sicari dei Lo Piccolo.
L’agguato trasformò una normale giornata d’estate in una tragedia che racconta, con brutalità, la natura stessa della mafia: un sistema che non guarda in faccia a nessuno, che non distingue colpevoli da innocenti, che annienta vite e dignità senza esitazione.
La memoria di Giuseppe D’Angelo ci richiama a una riflessione necessaria: l’ingiustizia non è mai un fatto isolato, ma il frutto di un contesto di indifferenza e paura che consente alla violenza di prosperare. Il dolore delle sorelle di Giuseppe, che da subito hanno trasformato la loro sofferenza in impegno civile, ci ricorda che la memoria non può limitarsi a un rito, ma deve tradursi in responsabilità collettiva.
Come docenti, educatori e cittadini, sentiamo l’urgenza di ribadire che il compito della scuola è spezzare il silenzio, contrastare la cultura dell’omertà e restituire valore alla parola, alla giustizia e alla dignità umana. Parlare di Giuseppe D’Angelo in classe significa insegnare che la violenza mafiosa non appartiene al passato, ma interroga il presente; che l’educazione ai diritti umani è l’unico antidoto al buio dell’ignoranza e della sopraffazione.
A distanza di anni, il nome di Giuseppe D’Angelo non deve scivolare nell’oblio: egli rappresenta tutti coloro che, senza aver cercato la mafia, ne sono stati travolti. Ricordarlo significa riconoscere il valore della vita “normale” e ribadire che la vera forza civile si misura nella capacità di proteggere l’innocenza.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita quindi le istituzioni scolastiche a dedicare un momento di riflessione a Giuseppe D’Angelo e a tutte le vittime innocenti delle mafie, affinché la memoria diventi azione, e il dolore trasformi la coscienza in responsabilità.



