Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, nel 38º anniversario della morte di Giuseppe Cutroneo e Rosario Montalto, desidera rinnovare la memoria di due bambini che il 27 agosto 1987 furono travolti da una pioggia di proiettili in pieno centro a Niscemi. In quella sera d’estate, la piazza di un paese si trasformò in teatro di una caccia armata fra clan rivali, e le voci dei bambini che giocavano si confusero con gli spari, con le urla di dolore, con i singhiozzi di chi tentava invano di salvare i propri cari. Giuseppe morì subito, Rosario resistette per cinquantasei ore, mentre un’intera comunità, già ferita dall’improvvisa morte della madre del piccolo Giuseppe, scivolava in un dolore inconsolabile. Da allora, Niscemi porta impressa una cicatrice che appartiene a tutta la Sicilia e all’Italia intera.
Ricordare Giuseppe e Rosario non significa soltanto ripercorrere le cronache di una strage mafiosa, ma assumere l’impegno di trasformare quella memoria in azione educativa. La scuola, presidio democratico e luogo in cui i giovani imparano a dare senso alle proprie scelte, rappresenta lo strumento più forte e più credibile di costruzione di una cultura della legalità. Non è sufficiente condannare a parole la violenza mafiosa: occorre insegnare, giorno dopo giorno, che la convivenza civile è fatta di responsabilità, rispetto, solidarietà. I banchi di scuola sono i primi luoghi in cui le nuove generazioni possono imparare che l’alternativa alla sopraffazione e al silenzio imposto è la parola, il pensiero critico, il coraggio della cittadinanza attiva.
Questa consapevolezza diventa ancora più urgente se osserviamo il presente. La provincia di Caltanissetta, in cui si trova Niscemi, è un territorio in cui lo Stato continua a misurarsi con fenomeni di devianza e criminalità giovanile. Nel 2025 operazioni di controllo a Caltanissetta e Gela hanno riguardato quasi duecento persone, con perquisizioni, sequestri di sostanze stupefacenti e la segnalazione di diversi minorenni alle autorità competenti. Sono dati che, al di là della loro freddezza numerica, raccontano il rischio concreto che adolescenti e ragazzi possano essere attratti dai circuiti criminali o da dinamiche di violenza e marginalità. L’“Indice della criminalità 2024”, calcolato sulle denunce dell’anno precedente, colloca la provincia di Caltanissetta al 57º posto in Italia, un livello che conferma la necessità di continuare a investire in prevenzione educativa e in una rete sociale che accompagni i giovani verso percorsi di legalità. Secondo le più recenti elaborazioni del Ministero dell’Interno, inoltre, le segnalazioni a carico di minorenni in Italia nel 2023 sono diminuite del 4,15% rispetto al 2022: un dato incoraggiante che, tuttavia, non cancella la crescita di episodi di violenza giovanile in alcuni territori e che impone di non abbassare la guardia.
Per il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, la risposta passa prima di tutto dalla scuola. È nelle aule che si può costruire una coscienza civile capace di resistere all’illegalità, è tra gli studenti che si deve far crescere l’idea che la legalità non è un concetto astratto ma un modo concreto di vivere insieme. La memoria di Giuseppe e Rosario diventa così un’eredità che interpella insegnanti, studenti, famiglie e istituzioni: ricordarli significa educare, prevenire, contrastare ogni forma di criminalità.
Niscemi, quella sera del 1987, non conobbe la pioggia che porta sollievo al caldo estivo, ma soltanto proiettili, lacrime e silenzi assordanti. Oggi, a distanza di quasi quarant’anni, il nostro compito è rompere quel silenzio e restituire voce a due bambini che non ebbero il tempo di crescere. La loro memoria ci chiede di non rassegnarci, di trasformare il dolore in coscienza e la coscienza in impegno educativo. Solo così la scuola potrà continuare a essere il cuore pulsante della cultura della legalità e un argine credibile contro la violenza e la criminalità giovanile.



