In ricordo di Libero Grassi a 34 anni dal suo sacrificio: tra memoria, disillusione e responsabilità civile

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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ricorda oggi (29 agosto 2025), a trentaquattro anni dal suo assassinio, la figura di Libero Grassi, imprenditore che scelse la libertà e la dignità al posto della paura. Nato a Catania nel 1924 in una famiglia antifascista, portava già nel nome un destino di resistenza. La sua vita fu segnata dall’impegno civile e politico, dallo studio e dal lavoro, fino alla costruzione della Sigma, azienda tessile che dava occupazione a decine di famiglie.

Quando Cosa nostra tentò di imporgli il pizzo, Grassi ruppe il silenzio che per decenni aveva protetto la mafia. Con una lettera aperta al Giornale di Sicilia e con interviste televisive denunciò i suoi estorsori, affermando: «Io non sono pazzo: non mi piace pagare. È una rinuncia alla mia dignità di imprenditore». Era il gennaio del 1991 e Palermo non era pronta a quel gesto: ricevette ostilità dai colleghi, isolamento dalle istituzioni economiche, indifferenza da una società civile che preferiva tacere.

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La mattina del 29 agosto 1991 venne ucciso con quattro colpi di pistola mentre si recava a piedi al lavoro. La città, che non aveva saputo difenderlo, si accorse troppo tardi del suo coraggio. Pochi mesi dopo le stragi di Falcone e Borsellino ne avrebbero confermato l’intuizione: la lotta alla mafia non poteva più essere rimandata.

Il suo sacrificio portò alla legge anti-racket e alimentò nuove forme di mobilitazione civile, come il movimento Addiopizzo. La moglie Pina Maisano continuò la sua battaglia, dentro e fuori le istituzioni, trasformando la solitudine di Libero in un impegno collettivo.

Oggi la figlia Alice denuncia il disinteresse dilagante della società civile e un’antimafia spesso parolaia. La mafia non spara più come negli anni delle stragi, ma continua a infiltrarsi nell’economia e a prosperare nelle aree di fragilità sociale. Per questo il messaggio di Libero Grassi resta attualissimo: la legalità non è retorica, ma capacità di offrire alternative, servizi, scuole e opportunità.

Il Coordinamento invita le scuole a raccogliere il testimone di questa testimonianza e a trasformare la memoria in responsabilità. Ricordare Libero Grassi significa educare alla libertà come scelta concreta, alla dignità come valore non negoziabile, alla cittadinanza attiva come unico antidoto all’indifferenza.

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