Il documento di Pianificazione Strategica del Sistema Portuale, approvato nello scorso autunno, ha suscitato tante reazioni negative e parecchie perplessità, non solo perché prevede l’abbattimento degli archi della Marina, ma anche e soprattutto perché il nuovo braccio portuale si dovrebbe costruire nel tratto di scogliera d’Armisi, che si trova dietro la stazione centrale.
Il tutto per poter realizzare un porto turistico destinato ad ospitare una dozzina di grandi imbarcazioni di lusso, lunghe sino a 120 metri, con un molo di circa 500 metri e un sistema di banchine che si estenderà per novemila metri quadrati.
Un disegno dunque che mira a cancellare la scogliera d’Armisi, uno degli specchi d’acqua di maggiore interesse naturale e paesaggistico della costa catanese.
Un vero e proprio scrigno che custodisce lave millenarie e grotte di scorrimento di acque dolce di straordinaria bellezza. Un bene comune che appartiene ai catanesi; un gioiello ambientale che ospita da più di un secolo l’unica spiaggia disponibile per migliaia di catanesi (professionisti, impiegati, studenti) che vivono e lavorano nel centro storico.
Questo piano portuale prevede dunque altre colate di cemento – in una città come Catania che già si trova al vertice della classifica regionale per la cementificazione -, con relativo impatto termico e presumibilmente del suolo e un danno ingente sull’integrità fisica della scogliera.
Su tutto questo Hashtag Sicilia ha intervistato: il promotore della petizione (indirizzata al Sindaco, al Consiglio comunale di Catania e alla Sovrintendenza), il professor Attilio Scuderi, docente Unict di Critica Letteraria e Letterature Comparate, professionisti, semplici cittadini di generazioni diverse e giovani, per capire dove batte il cuore dei catanesi e per alimentare un confronto che spinga, chi di competenza, a non fare interventi contrari agli interessi della collettività.
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