CATANIA – Il mito di Tieste, con la sua vorticosa spirale di vendettae sangue, è tornato a risuonare nel Cortile Platamone grazie alla regia di Salvatore Guglielmino, impegnato in una lettura di una delle tragedie più oscure e drammatiche del teatro latino, quella di Lucio Anneo Seneca. Andato in scena sabato 6 settembre, Thyestes, la passione della vendetta si configura come un’impresa audace, che non solo celebra la grandezza della parola classica, ma ne esplora anche la trasposizione nel linguaggio scenico contemporaneo, curato dallo stesso regista.
L’allestimento si affida a una cifra sobria, quasi ascetica: sei attori in scena – Ennio Coltorti nel ruolo del protagonista, lo stesso regista nel ruolo di Atreo, le tre furie Aletto, Megera e Tisifoneinterpretate da Marta Limoli, Laura Sfilio e Martina Cielo Iacoboni, e Franco Colaiemma nel ruolo di Tantalo – disposti su un palco spoglio, incorniciato unicamente dalle quinte. Nessun elemento scenografico invade lo spazio, nessun artificio visivo o tecnologico disturba il flusso della parola enfatizzata dalle percussioni e campane tibetane e di cristallo di Giovanni H. Grasso. Una scelta che, nelle intenzioni, sembra voler restituire centralità al testo e alla parola tragica, in tutta la sua gravità e potenza evocativa.
Gli attori, vestiti con abiti moderni dai toni neutri, si muovono con grande parsimonia: una recitazione spesso statica, che pare prediligere la misura al pathos, l’intelletto all’emozione. E sequesta essenzialità può suggerire un’idea di distacco quasi filosofico, lo spettatore talvolta si ritrova in attesa di un sussulto, di un gesto, di un segno teatrale che squarci la compostezza e lasci affiorare in maniera ancora più potente l’orrore del mito.
Non mancano momenti di grande intensità, soprattutto nei monologhi che scavano nel tormento interiore dei personaggi, dove la parola diventa specchio della disgregazione morale edaffettiva.
“I personaggi, seppur con emozioni estreme, riflettono le esperienze umane fondamentali e le opere classiche offrono insegnamenti atemporali sulle scelte e sulle conseguenze delle azioni. In particolare quest’opera ci insegna come l’odio generi odio, un messaggio purtroppo rilevante ancora oggi – afferma l’attore, regista e doppiatore romano Coltorti. – Tali opere costringono a una profonda riflessione sulle decisioni umane e sulla difficoltà di fermare il ciclo della violenza”.
Guglielmino, che sottolinea il crescente successo del MitoffFestival, sta lavorando per ottenere un riconoscimento sempre più ampio al di fuori della Sicilia nelle prossime edizioni, auspicando anche un maggiore supporto da parte degli enti pubblici. “Nella rassegna teatrale Mitoff Festival Catania – promossa all’interno del cartellone Summer Fest patrocinato dall’Assessorato alla Cultura e dal Comune di Catania – ci sono state altre opere caratterizzate da temi truci o violenti, che hanno il comune denominatore della vendetta che, in un loop autodistruttivo, porta a cicli continui di ritorsione. Nel Thyestes è l’ombra di Tantalo, scossa dalla terribile spirale di vendetta, a chiedere agli dei di fermare queste maledizioni delineando una differenza sostanziale con il testo originale di Seneca. Ogni tragedia messa in scena – continua il regista – esplora questo tema, culminando nel messaggio trasmesso spesso da un personaggio finale che invita afermare il ciclo di violenza, poiché la vendetta genera solo altra vendetta. Un messaggio straordinariamente attuale”.
di Mariagrazia Miceli



