Tra i contributi fondamentali del grande pensatore tedesco Jürgen Habermas c’è il concetto di “sfera pubblica”. Egli la definì come “la sfera in cui i privati si riuniscono come pubblico”. È l’arena in cui gli individui dibattono pubblicamente problemi che sono loro comuni e che sono nell’interesse generale della società.
Ai fini della democrazia ciò implica, tra l’altro, alcuni presupposti o requisiti fondamentali, come la libertà di stampa e un’opinione pubblica generata attraverso lo scambio di proposte supportate da argomentazioni e solide ragioni. Seguendo lo stesso Habermas, la teoria della democrazia deliberativa richiede il superamento delle convinzioni di infallibilità dei partecipanti, nonché dell’atteggiamento di rifiuto, cancellazione o semplice squalifica e negazione di altri approcci o prospettive.
In questo quadro la politica ha il compito dell’esposizione ragionata di proposte, e la sua risorsa essenziale è la ragione e la ricerca incessante di opzioni, tenendo conto della legittima esistenza di visioni e prospettive diverse. È la ricerca permanente di trovare la strada inedita e praticabile. Un secondo elemento è la capacità di convincere e mobilitare i cittadini, il popolo, che è la condizione insostituibile della sovranità.
Un ampio e auspicabile consenso socio-politico non significa scambio di idee come in un mercato, né confusione tra pragmatismo e opportunismo, ma si basa piuttosto sull’interazione plurale e sul dibattito in un clima di tolleranza e rispetto reciproco.
Ciò richiede il superamento dei modi negativi di fare politica, associandola a superficialità e vanteria, da un lato, e ad un confronto estremo e polarizzato, dall’altro. Ciò corrisponde alla strumentalizzazione di approcci binari, alla determinazione arrogante e arbitraria del bene e del male, alle notizie distorte, alla reiterazione cinica, all’esacerbazione della paura, agli insulti e all’aggressività.
Queste sono le pratiche dei seguaci subordinati e poco originali di Trump, dei Bolsonaro, dei Bukele e dell’aggressività rude e ripugnante di Miley. Niente di tutto ciò è casuale, ma riflette piuttosto gli sforzi di alcuni settori e i loro obiettivi di inibire il pensiero critico e l’azione di fronte a determinate realtà sociali. A tutto questo si aggiungono disinformazione e manipolazione mediatica.
Un chiaro esempio di tale comportamento è l’odioso disprezzo nei confronti di Evelyn Matthei. Al di là delle nostre divergenze politiche con la candidata, è necessario esprimere la nostra solidarietà e il nostro rispetto nei suoi confronti.
Le forze umaniste democratiche, popolari e di ampia base devono, nella loro pratica quotidiana, contribuire all’egemonia di uno scenario che isoli e superi la durezza e la brutalità della comunicazione, la cancellazione e l’annullamento dell’altro come modalità di azione in politica. Bisogna fare attenzione a non cedere alla tentazione del senso primitivo di infallibilità e alla ricerca della distruzione dell’altro. Si tratta di rompere l’inerzia dell’inconscio culturale del pensiero univoco.
L’educazione politica e la socializzazione, l’azione organizzata, sono strumenti fondamentali per aprire la strada ad una cultura democratica, a una deliberazione informata e a un impegno per la partecipazione. Dobbiamo sempre insistere sull’ideale di lasciarci alle spalle, in politica, gli epiloghi dei vincitori e dei vinti, e sostituirli con quelli dei convinti.
In questo quadro, le proposte politiche devono essere collegate a fondamenti politici, economici e culturali che uniscano essenzialmente le forze umaniste trasformative e, a loro volta, interagiscano con la società nel suo complesso e le sue diverse espressioni, su un piano di rispetto e riconoscimento senza restrizioni – per parafrasare Hannah Arendt – della nostra condizione di libertà, uguaglianza e diversità.
Questo è il clima per la realizzazione incrementale della democrazia, rafforzandone gli aspetti procedurali, naturalmente fondamentali, e sottolineando quelli che fanno riferimento agli indici di sviluppo umano e al loro contenuto più completo.
Luciano Valle Acevedo



