Salve a tutti e ben ritrovati nella rubrica di Hashtag Sicilia “Così è (se vi pare)”.
Premetto che anch’io gioisco per il cessate il fuoco raggiunto in Medio Oriente con la mediazione di Trump e grazie al ruolo giocato dai Paesi arabi. Gioisco perché i bambini non muoiono più a Gaza, nè di bombe nè di fame, anche se restano irrisolti tre problemi:
1) la questione palestinese e la necessità di dare loro uno Stato,
2) l’esigenza di bloccare il processo di espansione dei coloni israeliani
3) la necessità di non far cadere nell’oblio i crimini commessi da Israele durante la guerra
Ciò nonostante gioisco anche perché se va avanti il processo di pace in Medio Oriente si stabilizza il mare nostrum, il Mediterraneo, con ricadute positive per il nostro Paese e, in particolare per il Mezzogiorno e la Sicilia, che torneranno ad essere centrali nel traffico delle merci.
Fatta questa premessa dico subito che sono tanti i problemi che affliggono questa nostra terra martoriata: da quelli dell’escalation della violenza nelle città, i cui protagonisti spesso sono giovani e giovanissimi; a quelli del carovita e della sanità che continua a fare acqua da tutte le parti, come evidenzia l’ultimo rapporto Gimbe.
Per non parlare dei problemi della siccità che si ripresenta anche quest’anno senza che si siano risolte le criticità rilevate l’anno scorso. Problemi, quelli appena accennati, che richiederebbero un’azione di governo attenta e vigorosa, e un’iniziativa delle opposizioni incalzante e responsabile.
Purtroppo sul versante del governo regionale assistiamo a continue liti tra le forze politiche della maggioranza, a scontri furibondi sulla spartizione delle poltrone nella sanità e negli enti regionali, con la conseguenza che – perdendo tempo in questi giochi di potere – i problemi si incancreniscono e si aggravano.
La cosa buffa di fronte a questo spettacolo, a dir poco indecoroso, è l’atteggiamento dei massimi vertici del governo e dell’Assemblea regionale che fanno finta di niente e dichiarano, dopo l’ennesimo vertice di maggioranza, sfiorando il ridicolo, che va tutto bene, che non è successo niente.
Aggiungendo che d’ora in avanti si continuerà a governare con più entusiasmo di prima, vale a dire, stando ai fatti di questi anni, che si continuerà a sgomitare, a litigare per accaparrarsi altre poltrone e altri posti di sottogoverno.
Le opposizioni di fronte a questo spettacolo fanno quello che possono: chiedono a ogni pie sospinto le dimissioni del presidente Schifani, sapendo che non le otterranno mai, chiedono ogni volta che scoppia un problema che il governo riferisca al Parlamento regionale, come se dopo le comunicazioni del governo i problemi si risolvessero e quando può – come è giusto che sia – approfitta delle divisioni della maggioranza per fare passare in Assemblea qualche norma utile a certi settori della società.
Tutto questo mentre in cima ai pensieri dei siciliani ci stanno la salute e il carovita, e cresce la paura per la criminalità e l’immigrazione.
Con riferimento ai problemi della salute l’VIII Rapporto Gimbe, che analizza e monitora la sostenibilità e l’efficienza del SSN, non ci dice solo che negli ultimi 3 anni la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro e che 1 italiano su 10 ha dovuto rinunciare a curarsi.
Lo stesso rapporto ci dice anche che la Sicilia ha peggiorato le performance in termini di adempimenti ai Livelli essenziali di assistenza – ovvero le prestazioni che le Regioni devono erogare gratuitamente o previo pagamento del Ticket.
Inoltre il rapporto Gimbe ci dice che la Sicilia è inadempiente nell’area della prevenzione (ultima in classifica) e nell’assistenza è terzultima.
È pure maglia nera per numero di infermieri e dipendenti: 3,53 % per 1.000 abitanti rispetto al 4,7 % della media nazionale.
E ancora sui Fondi del PNRR: su 161 case di comunità programmate a giugno risulta che solo 7 hanno dichiarato attivi tutti i servizi e per quando concerne gli ospedali di comunità solo 4 su 48 sono attivi.
Di fronte a questo ennesimo disastro, che si aggiunge al problema delle liste di attesa, la cui soluzione appare ancora lontana (la cronaca ci dice che a Lentini per un’ecografia al seno occorre aspettare 2 anni, tempi assolutamente incompatibili con la prevenzione), occorrerebbe uno scatto di orgoglio, un sussulto di responsabilità da parte di tutti.
Che dire poi sul dilagare della violenza che si diffonde anche nelle città siciliane, come testimonia il barbaro assassinio di un giovane a Palermo, mentre cercava di sedare una rissa.
Invocare come fanno in tanti l’intervento dell’esercito mi sembra una sorta di fuga in avanti, considerato che i soldati possono effettuare servizio di ordine pubblico non in modo autonomo ma solo affiancando le forze dell’ordine, mentre tutti sappiamo che occorre incrementare proprio gli organici delle forze dell’ordine. Sì, per garantire maggiore sicurezza ai cittadini sono necessari più poliziotti e più carabinieri nelle strade!
Relativamente infine al problema della violenza dei giovani e giovanissimi non ci sono ricette semplici e immediate, occorre a mio giudizio un piano pluriennale che coinvolga la scuola, le famiglie e le istituzioni locali.
La scuola e la famiglia sono necessari per educare sin da bambini alla solidarietà, allo spirito altruistico e ai valori della vita; mentre comuni ed istituzioni devono impegnarsi maggiormente per realizzare spazi di socialità in grado di integrare appieno i giovani nella società.
Chiudo questa chiacchierata dicendo la mia sull’affermazione della ministra alla Famiglia Roccella che ha dichiarato testualmente: “le gite ad Auschwitz servono a sostenere che l’antisemitismo è una questione esclusivamente fascista”.
A questo proposito vorrei far osservare:
- Le gite si fanno a Parigi, a Londra, a Disneyland… ad Auschwitz non si và in gita, si fanno visite di istruzione;
- I campi di concentramento furono, effettivamente, una questione nazifascista. Tanto che proprio il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dall’armata rossa il 27 gennaio del 1945;
- “La formazione dei nostri figli e nipoti – ha dichiarato la senatrice a vita Liliana Segre – deve partire dalla conoscenza della storia. La memoria della verità fa male solo a chi ha scheletri nell’armadio”.
A questo riguardo mi sembra davvero penoso il tentativo di Paoli Mieli (diventato ormai una sorta di prezzemolo che interviene ed emette sentenze su tutto e il contrario di tutto) di minimizzare affermando che “quella della Roccella è una semplice gaffe”.
No, non è una gaffe: è un’affermazione grave che un ministro della Repubblica italiana non può assolutamente fare.
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