Federconsumatori Sicilia ha inviato una segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) e all’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), affinché venga fatta chiarezza sul lunghissimo percorso che ha portato l’ATI Catania e Servizi Idrici Etnei (SIE) a sottoscrivere la cosiddetta “Convenzione aggiornata”, tramite la quale il Servizio Idrico Integrato di Catania e provincia è stato nuovamente assegnato alla SIE, nel luglio 2024, per 29 anni.
La vicenda nasce addirittura a gennaio 2004, quando il Consorzio ATO 2 di Catania decise di affidare la gestione del Servizio Idrico Integrato (SII) dell’intera provincia ad una società mista a prevalente capitale pubblico, denominata Servizi Idrici Etnei (SIE) S.p.A., con la partecipazione di un socio privato di minoranza scelto tramite gara a “doppio oggetto” (sia per la scelta del socio che per l’affidamento del servizio). Questa gara era disegnata partendo dal Piano d’Ambito del 2002, uno strumento di programmazione già all’epoca ritenuto incompleto e lacunoso.
Questa gara si concluse nel 2005, con la scelta del raggruppamento di imprese guidato da Acoset (poi diventata Hydro Catania), che divenne il socio privato al 49% di SIE Spa. Il 24 dicembre 2005, mentre i catanesi si apprestavano a festeggiare il Natale, venne stipulata la prima convenzione da 29 anni di durata, che includeva la gestione del servizio e l’esecuzione o gestione di lavori per una cifra compresa tra 250 e 850 milioni di euro.
La convenzione è stata ben presto oggetto di numerosi ricorsi al TAR Sicilia, al Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA) e persino alla Corte di Giustizia UE, con il risultato che molti degli atti prodotti conseguentemente all’affidamento sono stati annullati o sospesi, cosa che ha reso di fatto inefficace e inconsistente la gestione pubblica del SII in provincia di Catania.
Persino l’aggiornamento del Piano d’Ambito del 2020 è stato annullato dal CGA nel 2022 e questo ha portato all’impossibilità di stipulare nuove convenzioni. Nonostante tutte queste premesse, però, a luglio 2024 l’ATI Catania e la SIE hanno firmato una nuova convenzione di 29 anni (la “convenzione aggiornata”), che riproponeva lo schema del 2005, ma con importi di lavori e condizioni completamente diversi.
La convenzione, stipulata a seguito di intervento commissariale regionale, è stata parzialmente annullata dal TAR di Catania per violazione dei principi di concorrenza e per assenza dei presupposti legittimanti, a seguito di un ricorso presentato dall’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance) sulla quantificazione dei lavori.
Dagli iniziali 250 – 850 milioni di euro del 2005, infatti, nella convenzione aggiornata si passa a 1,39 – 2,23 miliardi di euro. Secondo l’ANCE è impossibile affidare direttamente, senza ulteriori gare, lavori per importi così alti senza danneggiare la concorrenza e il mercato.
Federconsumatori teme che questa situazione possa portare a un aumento notevole delle tariffe del Servizio Idrico Integrato, ad un servizio di qualità insufficiente, alla possibilità che la gestione venga nuovamente interrotta per ulteriori contenziosi e, infine, alla perdita di ingenti finanziamenti pubblici essenziali per pagare la manutenzione ordinaria e straordinaria della rete idrica catanese.
Alla luce di tutto ciò, Federconsumatori Sicilia ha chiesto l’intervento di AGCM, ANAC e ARERA e chiede di valutare l’annullamento della convenzione aggiornata: “Questo modello di gestione è risultato problematico sin dalla sua nascita – spiega il presidente di Federconsumatori Sicilia Alfio La Rosa – e ci chiediamo per quale motivo ATI Catania stia continuando a percorrere una strada che, da oltre vent’anni, non porta da nessuna parte. Si è perso tantissimo tempo – conclude La Rosa – durante il quale si potevano fare i lavori alla rete, per offrire un SII degno di questo nome ad una popolazione di circa un milione di abitanti”.



