Il rito della preparazione della salsa di pomodoro fatta in casa: una tradizione che – per fortuna – resiste al tempo

In un mondo di sughi pronti e corsie di supermercato, c’è chi continua a impastarsi le mani di rosso per riscoprire la genuinità del “fare insieme”

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In tante campagne (siciliane e non), tra la fine di agosto fino alle giornate di settembre inoltrato, si rinnova ogni anno un rito che profuma d’estate, di terra e di memoria: la preparazione della salsa di pomodoro fatta in casa, o meglio, in campagna! Un’usanza radicata in varie parti d’Italia, prevalentemente al centro-sud ma anche altrove, che riunisce le generazioni e racconta un modo di vivere autentico, in equilibrio con la natura e i suoi tempi.

Noi di Hashtag Sicilia, consapevoli del valore culturale e affettivo che questa tradizione conserva ancora (e soprattutto) oggi, abbiamo voluto seguirla da vicino e raccontarla, per dare voce a chi continua, con semplicità e dedizione, a tenere viva una delle consuetudini più genuine che ci siano. Nello specifico siamo andati in una campagna di San Cono, paesino in provincia di Catania, a seguire “i lavori” di una famiglia alle prese con la propria conserva.

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Tutto comincia all’alba, quando i vari componenti del gruppo si riuniscono nei loro orti per raccogliere i pomodori più rossi e maturi. Dopo il lavaggio nelle grandi tinozze, si passa al taglio e alla cottura nei pentoloni, spesso sistemati all’aperto, su grandi fuochi a legna. I pomodori vengono poi passati a mano, conditi con sale e basilico e infine imbottigliati. È un lavoro che dura ore, a volte giorni se il quantitativo dei pomodori è davvero importante, ma che si affronta con il sorriso e con il piacere di stare insieme.

«La facciamo ogni anno perché vogliamo mangiare cose naturali e genuine» ci raccontano due sorelle che la preparano insieme: «È una ricetta che ci hanno lasciato i nostri genitori e le nostre nonne. Non la cambieremmo per nessuna salsa comprata».

Le due inoltre vivono lontane, ma ciò non le ha affatto divise. «Io abito in Piemonte, a Valenza» – ci racconta Lucia, che poi puntualizza subito che non appena arriva la stagione giusta (e se riesce) scende in Sicilia per fare la salsa ed aiutare la famiglia. «Diversamente la faccio anche lì a casa mia, con i pomodori del mio orto. È una cosa che mi rilassa e mi dà soddisfazione. Anche i miei nipoti la adorano: scendono in cantina a prendere la conserva e cucinano da soli».

A dare una mano c’è anche chi, come Nino, originario dell’Irpinia, legato alla Sicilia ma residente in Piemonte da circa 60 anni, partecipa ogni anno con spirito instancabile: «Io non faccio la salsa da solo, ma collaboro. Aiuto come posso: metto i tappi, sposto le bottiglie, tengo d’occhio la bollitura. Mi piace essere utile e stare in mezzo a questa atmosfera. È un lavoro di squadra, e ognuno fa la sua parte». Le sue parole racchiudono lo spirito collettivo di questo rito: la collaborazione, la semplicità e la gioia del fare insieme. In questa tradizione ognuno trova il suo ruolo secondo le sue capacità, nessuno escluso.

Alla fine della giornata di lavoro, la stanchezza si trasforma in soddisfazione. Sulle tavole compaiono piatti di maccheroni conditi con la salsa dell’anno prima, salsiccia arrostita, olive e vino rosso: il sapore della festa, della famiglia, della stagione che finisce. È un modo semplice ma profondo per salutare l’estate e dare il benvenuto all’autunno, nel segno della condivisione.

Oggi, in un tempo dominato dalla fretta e dalla produzione industriale, la salsa fatta in casa diventa un piccolo atto di resistenza, un gesto che riconnette all’essenza delle cose. È un modo per riscoprire la lentezza, la manualità e la gratitudine verso la terra che nutre. Fare la salsa non è solo conservare pomodori: è conservare identità, legami e ricordi che danno sapore alla vita.

Per tutti questi motivi, la preparazione della salsa di pomodoro andrebbe custodita come un patrimonio immateriale dell’umanità, perché in ogni bottiglia c’è molto più di un sugo: c’è la storia di chi l’ha preparata, la memoria delle generazioni che l’hanno tramandata e la promessa, silenziosa ma viva, che questo rito continuerà ancora a lungo.

Per immergervi in questa antica tradizione e carpirne ogni aspetto non ci resta che darvi appuntamento alle ore 20.15 con la nostra prima visione trasmessa sulla pagina Facebook, sul canale Youtube, e su tutti gli altri canali social del giornale. Non mancate!

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