Salve a tutti e ben ritrovati nella rubrica di Hashtag Sicilia “Così è (se vi pare)”.
Poiché tutti i giornali e numerosi opinionisti parlano della Legge Finanziaria, anch’io sono tentato a farlo.
Ma non lo faccio, non solo perché non mi sembra giusto propinare illusioni sulla base di queste o quelle voci relative al contenuto della manovra, ma anche perché ancora sembra tutto in itinere: oggi viene annunciata una novità capace di venire incontro a delle necessità di qualche ceto sociale, e il giorno dopo viene subito messa in discussione.
Sarei quindi tentato di parlare della situazione politica siciliana e della “pace” scoppiata meno di una settimana fa nel centro destra, ma non faccio neanche questo, anche la quiete perché ha avuto vita breve: infatti la lite sulle poltrone è riesplosa proprio in queste ore.
Quindi in definitiva questa sera mi occuperò di credito, un problema di straordinaria attualità non solo per il sistema delle imprese, ma anche per le famiglie, molte delle quali, nonostante tanti sacrifici, spesso per consentire ai figli di completare gli studi o per sostenerli nei loro progetti di futuro sono costretti a ricorrere ai prestiti bancari.
Imprese e famiglie che da 28 mesi soffrono gli effetti della stretta creditizia, del cosiddetto credit crunch.
Ho parlato di 28 mesi non a caso, visto che proprio negli ultimi tre anni le banche italiane hanno dichiarato un utile netto di 112 miliardi di euro. Solo nel 2024 l’utile netto dichiarato è stato di 46,5 miliardi di euro.
Un risultato trainato principalmente dall’aumento dei tassi di interesse della Banca centrale europea, che ha reso più redditizio il credito, ma anche dalla riduzione del personale e dei servizi alla clientela.
Basti pensare alla chiusura di una miriade di sportelli bancari e al fatto che in molti sedi sono stati dismessi pure i bancomat.
Solo da qualche mese, per la precisione da 4 mesi, le banche hanno ricominciato a dare liquidità alle imprese.
Ma a beneficiarne sono state le aziende con più di 20 addetti (+8,2 miliardi di euro), mentre quelle con meno di 20 dipendenti (artigiani e piccoli imprenditori) hanno continuato a subire gli effetti della riduzione del credito – 2,7 miliardi di euro).
Tutto ciò in barba al fatto che le imprese con meno di 20 addetti in Italia costituiscono il 98 per cento dell’intero tessuto produttivo e danno lavoro, al netto dei dipendenti della pubblica amministrazione, al 55 per cento degli italiani.
Ma perché le banche continuano a non dare liquidità ad artigiani e piccoli imprenditori?
A detta dei ben informati gli istituti di credito non danno liquidità ai piccoli perché spesso si tratta di prestiti complicati, che comportano maggiori costi di istruttoria e una gestione amministrativa più complessa.
Come a dire che per le banche è più facile, e anche meno faticoso, gestire un prestito di 1 milione di euro che 200 pratiche di 50.000 euro.
Un vero e proprio scandalo del quale dovrebbero vergognarsi, visto che i piccoli rappresentano il perno fondamentale del tessuto produttivo italiano.
Fare queste critiche alle banche non vuole dire disconoscere la loro funzione, che reputo fondamentale per supportare il tessuto produttivo italiano, voglio solo affermare un principio elementare, quello di non essere strabici e di guardare con gli stessi occhi sia le grandi che le piccole imprese. Anzi il loro contributo è fondamentale per garantire il futuro di tanti artigiani e piccoli imprenditori, i quali se possono accedere al credito con maggiore facilità e disporre di liquidità potranno continuare ad esercitare le proprie attività e creare sviluppo e nuovi posti di lavoro.
Ma vediamo cosa succede sul piano territoriale, vale a dire “chi piange e chi ride” rispetto all’andamento del credito.
Stando ai dati della Banca d’Italia vediamo le variazioni che si registrano tra dicembre 2024 e luglio 2025:
- il Nord-ovest ha registrato un incremento dell’1,1 % (pari a + 2 miliardi e 650 milioni di euro);
- il Nord-est un aumento dello 0,1 % (pari a + 166 milioni di euro);
- il Centro ha beneficiato di un + 1, 4 % (pari a + 1 miliardo e 823 milioni di euro);
- mentre il Sud si è attestato a + 0,98 % , pari a + 857 milioni di euro. Della quota riferita al Sud, alla Sicilia sono andate 282 milioni di euro.
A soffrire maggiormente questo stato di cose sono le province di Agrigento e Caltanissetta, tutte le altre hanno registrato un incremento spesso però assolutamente impercettibile.
Rispetto a questo stato di cose la politica, in particolare chi sta al governo, sembra del tutto indifferente: ogni tanto qualche parlamentare si limita ad incrementare i fondi agli istituti regionali che erogano il credito agevolato, senza porsi però mai il problema di far cambiare registro alle banche.
Cambiare registro, ma soprattutto convincerli a rischiare, così come rischiano ogni giorno artigiani, commercianti, agricoltori e piccoli operatori economici, i quali spesso in assenza di credito sono costretti ad attingere a risorse proprie o a ricorrere all’usura per non chiudere e per continuare a dare lavoro e creare sviluppo.
L’azione delle forze di opposizione a questo riguardo non sembra pervenuta, mentre per quanto concerne le associazioni imprenditoriali occorre fare un discorso a parte.
Infatti, tranne qualche lodevole eccezione, queste – nonostante abbiamo raggiunto tanti meriti nel corso della loro lunga storia – attualmente o si limitano a fare i notai, vale a dire a registrare i problemi senza cercare però di risolverli; o a promuovere iniziative autocelebrative per dire – a loro stessi- quando sono belli e bravi.
Quindi, se si ha cuore il futuro della Sicilia, piuttosto che continuare a pestare l’acqua nel mortaio, è indispensabile che tutta la politica e le associazioni, comprese quelle dei lavoratori dipendenti, non si scordino dei problemi e delle esigenze di quel 98 per cento dell’apparato produttivo che ogni giorno pur con tante difficoltà continua a tirare la carretta.
Per tutti questi temi, e molti altri ancora, non ci resta che darvi appuntamento questa sera, martedì 28 ottobre, alle ore 20.00 con la nostra prima visione trasmessa sulla pagina Facebook, sul canale Youtube, e su tutti gli altri canali social del giornale. Non mancate!



