Il neoliberismo è una teoria generale che comprende un insieme di politiche e teorie correlate. Ha iniziato a essere applicato negli anni ’70 e ’80, sostenendo che la crisi economica che i paesi occidentali stavano attraversando era dovuta all’eccessiva regolamentazione statale, alla tassazione del capitale e al potere contrattuale dei sindacati, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale. Di fronte a una situazione del genere, la spesa sociale e quella pubblica dovevano essere ridotte, le aziende pubbliche dovevano essere privatizzate, i mercati deregolamentati e le imposte sul capitale e sui profitti ridotte. Tutto ciò mirava a ripristinare la piena concorrenza e il libero mercato e a recuperare il dinamismo del capitalismo, che, sostenevano, era stato indebolito dalle politiche keynesiane e dallo stato sociale.
Questa teoria è formulata sulla base di presupposti errati e con una buona dose di disonestà intellettuale, perché proposta in una fase del capitalismo che non abbraccia più il libero mercato. Questi presupposti sono stati messi in discussione da diverse correnti dell’economia politica. Nelle condizioni del capitalismo monopolistico, le politiche neoliberiste garantiscono maggiori libertà alle oligarchie nazionali e alle grandi multinazionali come quelle del complesso militare-industriale, delle aziende tecnologiche, delle aziende farmaceutiche e delle relative aziende mediatiche. I risultati storici negli Stati Uniti e in Europa non confermano il successo sociale di queste politiche; anzi, mostrano una regressione rispetto ai progressi compiuti fino agli anni ’80.
Thomas Piketty, nel suo libro Breve storia della disuguaglianza, analizzando l’evoluzione della distribuzione in Europa e negli Stati Uniti, osserva: “La quota del 10% più ricco […in Europa] è scesa dal 52% del reddito totale nel 1910 al 25% nel 1980, prima di raggiungere il 36% nel 2020. Quella del 50% più povero è scesa dal 13% nel 1910 al 24% nel 1980, prima di tornare al 21% nel 2020.”“Negli Stati Uniti la situazione è ancora più estrema: nel 2020 il 50% più povero della popolazione possedeva solo il 2% del totale, rispetto al 72% del 10% più ricco e al 26% della classe media”. La disuguaglianza di reddito è aumentata a partire dagli anni ’80 a causa della deregolamentazione economica e finanziaria, delle politiche antisindacali e delle fobie antigovernative e antiservizio pubblico.
Le politiche neoliberiste, anziché essere motori di crescita, hanno favorito solo le maggiori istituzioni finanziarie, a scapito dei lavoratori e dei settori più svantaggiati. Un chiaro esempio è il salario minimo negli Stati Uniti, sceso da 11 dollari l’ora nel 1970 a 7,2 dollari nel 2020. In Cile, i candidati di destra, seppur con sfumature, ribadiscono le stesse idee fondamentali del neoliberismo dei Reagan e dei Thatcher del secolo scorso. Propongono riduzioni fiscali e salariali per aumentare le entrate e le assunzioni, e ridurre la spesa pubblica, senza fornire dettagli affidabili. Ad esempio, propongono di eliminare le imposte sulla proprietà, che avvantaggiano il 20% dei percettori di reddito più elevati, soggetti a tale imposta.
Allo stesso modo, annunciano una riduzione di 6 miliardi di dollari della spesa pubblica in 18 mesi, la cui fattibilità, da diverse prospettive economiche, è stata dimostrata semplicemente irrealistica. I dibattiti nazionali su miglioramenti della produttività, qualifiche professionali, negoziati di settore, investimenti e strategie a lungo termine in ricerca, scienza e tecnologia, così come quelli relativi a investimenti, domanda e crescita delle esportazioni nette, richiedono ecumenismo, serietà e rispetto per il pubblico. Al contrario, dichiarazioni autoritarie e giudicanti sono tipiche di piccoli tiranni che credono che le loro affermazioni non abbiano bisogno di prove. È importante analizzare le esperienze e i risultati del neoliberismo. Allo stesso modo, è opportuno chiarire che le misure economiche si riferiscono alla società nel suo complesso e non alla regolamentazione dei conti e dei profitti delle oligarchie. Abbiamo già visto questa distorsione durante la dittatura.
Neoliberismo: un ricettario logoro. Di Luciano Valle Acevedo, politologo
Prosegue la nostra collaborazione dal Cile con il politologo Luciano Valle Acevedo con questo suo secondo contributo relativo al Neoliberismo
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