Una scelta urbanistica calata dall’alto, che promette cemento e speculazione e rischia di stravolgere definitivamente uno dei tratti più suggestivi e delicati del litorale catanese. È in questi termini che i promotori della Conferenza stampa indetta questa mattina – venerdì 7 novembre, presso la sala del Consiglio Comunale del Municipio -, hanno denunciato il nuovo Piano Regolatore del Porto (PRP) approvata dall’Autorità Portuale lo scorso 29 ottobre.
La conferenza stampa — indetta dal Comitato per la difesa e la fruizione della Scogliera d’Armisi, LIPU Catania, Volerelaluna, WWF Sicilia nordorientale, Comitato di proposta per il Parco Territoriale Monte Po – Vallone Acquicella e Comitato Antico Corso — ha visto la partecipazione dei gruppi consiliari del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico, oltre a rappresentanti di Alleanza Verdi Sinistra.
Al centro delle critiche vi sono la mancanza di un reale coinvolgimento della cittadinanza nelle scelte strategiche, l’assenza di consultazione trasparente con le istituzioni locali e la presenza — già segnalata negli scorsi mesi da enti e tecnici — di numerose criticità ambientali, paesaggistiche e procedurali che rendono il piano oggetto di contestazione civile e politica. Nel corso di questo articolo cercheremo di riassumere quanto è stato detto, sia tramite una sintesi dei concetti espressi, sia grazie alle interviste di alcuni degli intervenuti, che includeremo all’interno del pezzo.
Il rischio di una nuova “ferita urbana”
Secondo quanto emerso dagli interventi, una delle contestazioni principali riguarda la previsione di cementificazione della Scogliera d’Armisi, considerata un’area di grande valore geologico e paesaggistico, che verrebbe occupata da un porto turistico con edifici fino a otto piani di altezza. I comitati promotori hanno più volte paragonato questo intervento a una potenziale nuova vicenda simile a quella del Corso dei Martiri, una ferita urbanistica mai completamente rimarginata che continua a pesare sull’identità della città.
Il professor Attilio Scuderi, docente universitario e rappresentante del Comitato Scogliera d’Armisi, ha espresso la propria contrarietà al progetto sottolineando come venga in parte pianificato in alcune aree che non risultano di competenza portuale e senza considerazione per gli impatti ambientali, paesaggistici e sociali. Secondo Scuderi, l’idea di inserire un’infrastruttura turistica in quest’area va fermata affinché non si ripetano errori urbanistici del passato.
La cementificazione dell’Acquicella e i vincoli ignorati
Ad illustrare le criticità più tecniche sono stati l’ing. Mario Spampinato e l’ing. Giuseppe Rannisi. Secondo il primo, il nuovo PRP ignora numerose prescrizioni del Ministero dell’Ambiente, tra cui la salvaguardia della foce del torrente Acquicella e delle darsene storiche del porto, protette per legge. Ha inoltre denunciato che la deviazione dell’Acquicella — già realizzata in passato, con conseguenze di dissesto — comporterebbe ulteriori rischi idrogeologici e ambientali, interferendo con un ecosistema fragile che il piano non considera adeguatamente. Spampinato ha anche evidenziato che, secondo la normativa ferroviaria vigente, gli edifici previsti risultano troppo vicini ai binari, violando la legge 753/1980.
L’intervento dell’ing. Giuseppe Rannisi (LIPU Catania) ha aggiunto che il tratto terminale dell’Acquicella è considerato area di “tutela assoluta” dal piano paesaggistico regionale, in quanto ospita habitat di pregio ed è fondamentale per la fitodepurazione naturale delle acque. La sua cementificazione e deviazione, oltre a distruggere un luogo di biodiversità unico in città, rappresenterebbe un intervento in contrasto con le norme di tutela comunitaria e regionale. Ha inoltre ricordato che lo stesso Ministero aveva indicato la necessità di salvaguardare questa area, osservazione largamente ignorata dalla versione definitiva del PRP.
Il fronte politico: un piano imposto alla città
Nel corso della giornata, è emersa in modo chiaro anche la posizione contraria di esponenti delle principali forze politiche di opposizione presenti in Aula consiliare e all’Assemblea Regionale Siciliana.
Marcello Failla, segretario cittadino di Sinistra Italiana, ha denunciato la totale assenza di trasparenza e di confronto con la cittadinanza, annunciando un’interpellanza in Parlamento e la richiesta formale di rimozione del presidente dell’Autorità Portuale, ritenuto responsabile di aver ignorato le prescrizioni istituzionali e ambientali durante l’approvazione del piano.
Maurizio Caserta, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale, ha invitato a una visione più lunga sul futuro dell’area portuale, ricordando che il PRP impegnerà Catania per almeno trent’anni e che il monitoraggio costante sarà fondamentale per impedire ulteriori derive speculative e danni irreversibili al paesaggio e agli equilibri ambientali. Ha inoltre sostenuto che lo sviluppo non può essere negato, ma deve essere portato avanti nel rispetto della città e delle sue risorse.
Graziano Bonaccorsi, consigliere del Movimento 5 Stelle, ha evidenziato una criticità fondamentale: il nuovo PRP interviene su alcune aree non ancora formalmente di competenza dell’Autorità Portuale, sollevando così dubbi di legittimità sull’intero iter. Ha aggiunto che il Comune non può rimanere escluso da una decisione che trasforma radicalmente il suo assetto territoriale e che coinvolge beni naturali come la Scogliera d’Armisi e la foce dell’Acquicella.
La consigliera Gianina Ciancio, sempre del M5S, ha sottolineato che in Aula erano stati approvati — all’unanimità — emendamenti che chiedevano di salvaguardare la Scogliera d’Armisi, proteggere l’Acquicella e ridurre la volumetria edilizia prevista nel progetto, ma tali impegni non sono stati recepiti dall’Autorità Portuale. Ciancio ha rimarcato che esiste un’alternativa possibile, che non passi dalla cementificazione del paesaggio costiero.
L’On. Giovanni Burtone, deputato regionale del Partito Democratico e sindaco di Militello Val di Catania, ha espresso rammarico per l’assenza di riscontro da parte dell’assessore regionale ai beni culturali alle interrogazioni da lui già depositate sul caso. Ha ribadito che decisioni di tale portata non possono essere prese solo da tecnici nominati, ma devono coinvolgere gli organi elettivi e i rappresentanti del territorio metropolitano.
«Dialogo inutile a giochi fatti»: si va verso le vie legali
Una parte consistente della conferenza è stata dedicata a denunciare il metodo con cui si è arrivati all’approvazione del piano. È stato sottolineato come il presidente dell’Autorità Portuale abbia dichiarato pubblicamente la disponibilità ad aprire tavoli di confronto “dopo” l’approvazione del PRP, una disponibilità giudicata tardiva e superficialmente formale. Le associazioni promotrici hanno ribadito che la fase di ascolto, confronto e partecipazione democratica sarebbe dovuta avvenire prima, e che ora «non ci sarà alcun dialogo che potrà cambiare la sostanza delle scelte già prese».
Alla luce di quanto emerso, gli organizzatori della conferenza hanno annunciato che è già in preparazione un ricorso nelle sedi competenti per contestare la legittimità del progetto, in particolare sul piano amministrativo, ambientale e paesaggistico. È stato inoltre anticipato che l’azione legale sarà affiancata da una mobilitazione verace e presente, con l’obiettivo di scongiurare un intervento che «potrebbe annientare per sempre la possibilità di un rapporto vivo e non deturpato tra la città di Catania e il suo mare».



