Economia. Inflazione in rallentamento: l’Italia sotto la media dell’Eurozona anche nel 2026, cresce la preoccupazione per la domanda interna

Il Centro studi Unimpresa: quadro più debole delle attese, servizi in rallentamento e energia ancora negativa. Il vicepresidente Spadafora: «Domanda fragile, serve una strategia per sostenere la crescita»

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L’inflazione italiana conferma una traiettoria di raffreddamento più marcata rispetto al resto d’Europa, con un mese di novembre caratterizzato da un arretramento dei prezzi e da una dinamica complessiva più debole delle previsioni.

È quanto emerge da una analisi del Centro studi di Unimpresa, che mette in luce un quadro più articolato e eterogeneo nella composizione dell’indice. A novembre il NIC ha segnato una flessione dello 0,2% su base mensile, mentre l’inflazione annua è rimasta all’1,2%. Sull’IPCA, la variazione tendenziale è scesa dall’1,3% all’1,1%. Si tratta, di valori inferiori non solo alle attese di consenso ma anche alle medie degli ultimi trimestri, a conferma di un rallentamento strutturale che coinvolge più componenti del paniere.

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Secondo il Centro studi di Unimpresa, nel dettaglio, i beni alimentari tornano a mostrare una risalita (+0,5% m/m), segno di una dinamica ancora sensibile alla volatilità delle filiere internazionali. Sul fronte opposto, i servizi ricettivi e di ristorazione registrano una contrazione mensile del 2,4%, amplificando la decelerazione annuale dal 3,9% al 3,3% e segnando una normalizzazione dopo i picchi estivi della domanda legata al turismo.

Prosegue inoltre la fase di raffreddamento nelle spese per abitazione, acqua, elettricità e combustibili, la cui variazione annua scende dal -1,7% al -2,1%. L’energia, pur registrando un leggero rimbalzo mensile (+0,6%), resta ampiamente negativa su base annua (-4,2%), continuando a rappresentare uno dei principali freni all’inflazione complessiva.

In rallentamento anche il segmento dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, che scende al 2,9% annuo rispetto al 3,3% precedente, così come i servizi di trasporto, da 2% a 0,8%. Risultano meno negative, invece, le comunicazioni, la cui dinamica tendenziale risale da -5,1% a -3,9%, segnale di una progressiva stabilizzazione dei prezzi nelle telecomunicazioni.

L’inflazione di fondo sul NIC rallenta dall’1,9% all’1,8%, mentre sull’IPCA scende da 1,9% a 1,7%. Anche il “carrello della spesa” mostra una decelerazione, passando dal 2,1% all’1,9% su base annua.

Complessivamente, l’intero comparto dei servizi sta rientrando da quella fase di spinta che aveva caratterizzato i mesi successivi alla riapertura post-pandemia, mentre i beni sono influenzati da dinamiche più selettive e meno diffuse. La dinamica italiana è ormai stabilmente inferiore alla media dell’Eurozona, per effetto di “una domanda interna meno vivace, dinamiche salariali più moderate e una maggiore prudenza nei comportamenti di consumo delle famiglie”.

Per il 2026, l’associazione ritiene probabile il mantenimento di questa divergenza: l’IPCA dovrebbe attestarsi all’1,7% come nel 2025, mentre il NIC è stimato all’1,4%.

«Una dinamica dei prezzi così contenuta aiuta a proteggere il potere d’acquisto, ma al tempo stesso segnala un Paese ancora cauto, con consumi che faticano a ritrovare slancio e investimenti che avanzano a ritmo lento. Non siamo di fronte a un rischio inflazionistico, ma a una crescita che richiede attenzione costante: la domanda resta fragile e molte filiere produttive stanno ancora assorbendo gli shock energetici degli ultimi due anni. Serve un quadro organico di politiche economiche: per consolidare la ripresa serve una strategia che sostenga famiglie e imprese, migliorando il clima di fiducia e rafforzando gli investimenti. L’Italia può trarre vantaggio da un’inflazione moderata, ma deve trasformarla in un’opportunità, non in un segnale di stagnazione» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

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