«Accogliente, umano e sofferente». Sono i tre aggettivi che ha scelto di usare don Paolo Fichera – confratello salesiano che da quest’estate presta attività alla Salette – per descrivere la sua esperienza nella casa salesiana del quartiere San Cristoforo.
«L’oratorio della Salette è nato nel secondo dopoguerra per rispondere ai bisogni e alle necessità di una zona di Catania che già all’epoca era molto marginale e che era stata segnata dai danni della Seconda Guerra Mondiale. I primi salesiani che si stanziarono lì, dopo aver superato alcune difficoltà di ambientazione, subito trovarono modo di farsi accogliere e accettare dal quartiere» racconta don Paolo.
«I salesiani – aggiunge – trasformarono il quartiere: aprirono un oratorio, un centro giovanile, e poi cominciarono ad aprire delle scuole. Per lungo tempo la Salette ha svolto un servizio prezioso di scolarizzazione, in primo luogo in termini di scuola primaria e media e successivamente anche di scuola di formazione professionale. Adesso il progetto è quello di riaprire la scuola di formazione professionale, in modo da infondere nei giovani del quartiere una cultura del lavoro, oltre che dare loro la possibilità stessa di un lavoro. A volte è proprio la cultura del lavoro a mancare in queste zone: l’obiettivo è far comprendere che non bisogna cercare vie facili e che spesso ti portano su strade rovinose, ma che un lavoro dignitoso e onesto offre una possibilità di futuro che, in questo momento, i ragazzi rischiano di non avere».
È proprio questo il fine che, sin dalla sua fondazione, l’oratorio della Salette si propone di portare avanti: togliere i ragazzi del quartiere dalle strade e dalle piazze di spaccio, donando loro la possibilità di istruirsi e di avere un futuro dignitoso. Si tratta di concetti che spesso si danno per scontati ma che, per i giovani di San Cristoforo, a volte non lo sono affatto.
Il prezioso operato dell’oratorio salesiano è ampiamente riconosciuto anche all’interno del quartiere stesso, come ci spiega don Paolo: «L’oratorio è visto molto positivamente dalla gente del quartiere. Se si gira al suo interno, infatti, è possibile incontrare tantissime persone che lo hanno frequentato e che ne hanno un ricordo molto positivo. Stesso discorso vale per la scuola».
Il quartiere di San Cristoforo è, purtroppo, conosciuto spesso per i lati più negativi che lo caratterizzano. Si sente parlare quasi sempre degli aspetti brutti e bui della zona, ma mai di quanto può esserci di bello.
A don Paolo Fichera abbiamo chiesto anche quali sono, secondo il suo parere, le cose belle di San Cristoforo che, per quanto a primo impatto possano passare in secondo piano, ci sono ed è giusto che vengano sottolineate: «Ciò che ho trovato io è stata una grande umanità, un’umanità a volte sofferente e segnata da alcune ferite ma certamente grande. Oltre a questa, un calore relazionale che la gente del quartiere dona a coloro i quali si pongono in ascolto delle loro difficoltà e dei loro problemi. E ancora, una forte accoglienza riservata a coloro che dimostrano, con la loro presenza, con i fatti e con le parole, di essere contenti di stare in mezzo a loro».
Abbiamo raccolto, inoltre, la testimonianza di Antonio, un ragazzo di 16 anni che ha avuto, grazie alla propria scuola, l’opportunità di passare un pomeriggio alla Salette per aiutare i ragazzi del doposcuola. «Io e un altro compagno abbiamo aiutato, nella zona dedicata alle scuole medie, i ragazzi a studiare. È stata una bella esperienza. A malincuore, mi sono reso conto che la voglia di studiare di alcuni di loro era veramente pari a zero, così come la soglia dell’attenzione. È particolare come i bambini possano risultare parecchio svegli per via di alcuni ragionamenti che intraprendono, ed effettivamente lo sono, ma poi, messi a confronto con uno studio dogmatico, entrino in difficoltà. Ci sono sicuramente situazioni difficili ma c’è anche tanta umanità e, a partire da quella, si può certamente costruire per migliorare le condizioni di vita del luogo e della gente».
Antonio ha espresso poi il proprio parere assolutamente positivo sull’importanza che l’oratorio riveste all’interno del quartiere, affermando che «sta salvando dei ragazzi da situazioni difficili e li sta facendo studiare, ragazzi che altrimenti passerebbero le loro giornate andando in giro. Ma non è solo un confronto scolastico. L’obiettivo della scuola sarebbe educare a 360 gradi, anche da un punto di vista umano ed emozionale, però talvolta finisce per non farlo. Quindi, a quello in cui spesso è poco efficace la scuola, sopperisce invece l’oratorio, complice la presenza di figure veramente preparatissime».
Le testimonianze concrete di don Paolo Fichera e di Antonio dimostrano come, anche in una zona complicata come quella di San Cristoforo, esistono dei punti di forza da cui è possibile costruire per migliorare le condizioni di vita attuali. I salesiani si trovano impegnati in prima linea a tal fine, mettendosi interamente a servizio di chi ha più bisogno. Soltanto agendo le cose possono cambiare. Al giorno d’oggi, il futuro dovrebbe essere un diritto per tutti, soprattutto per i giovani. Se a San Cristoforo il futuro è incerto, c’è una cosa di cui non si può affatto dubitare: l’oratorio salesiano Santa Maria della Salette rappresenta una luce per l’intero quartiere, una luce di quelle che non possono essere spente facilmente.



