“La Sicilia a Cavallo”: il nuovo saggio di Andrea Dugo presentato il 6 dicembre all’Istituto Incremento Ippico di Catania

La Sicilia a Cavallo il nuovo libro, edito da Bonfirraro, di Andrea Dugo con la prefazione di Pinella Di Gregorio verrà presentato sabato 6 dicembre, alle ore 17, presso l’Istituto Incremento Ippico di Catania con la presenza del ministro Musumeci

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Il Deposito stalloni di Catania e l’Industria equina nell’Italia unita dal 1865 al 1887, è questo il focus della ricerca di Andrea Dugo che con il suo saggio, La Sicilia a Cavallo, riesce a far celebrare il 160 esimo anno dalla fondazione dell’Istituto Incremento Ippico di Catania.

La Sicilia a cavallo, Il Deposito stalloni di Catania e l’Industria equina nell’Italia unita (1865-1887) di Andrea Dugo, con la prefazione di Pinella Di Gregorio ed edito da Bonfirraro, è un breve viaggio attraverso lo “Stadduni”, come ancora oggi viene definito l’Istituto dai catanesi, che mostra come anche la storia di un’Istituzione solo in apparenza locale possa illuminare la trama più ampia della costruzione dell’Italia e della Sicilia contemporanea. Nelle migliori librerie e store on line dal 5 dicembre.

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Il saggio verrà presentato sabato 6 dicembre, presso l’Istituto Incremento Ippico di Catania in via Vittorio Emanuele, 508. Porteranno i saluti il commissario straordinario dell’Istituto Incremento Ippico Ignazio Mannino e Ketty Torrisi medico veterinario. Oltre all’autore e all’editore Salvo Bonfirraro interverranno: la professoressa ordinaria di Storia Contemporanea dell’Università di Catania Pinella Di Gregorio, Caterina Grimaldi di Nixima e il ministro per la protezione civile Nello Musumeci. Modera l’incontro il giornalista Valerio Musumeci.

Nel 1862 il prefetto della provincia di Catania, Giacinto Tholosano, sollecitava il sindaco della città Giacomo Gravina a non lasciarsi sfuggire l’occasione di accogliere uno dei nuovi Depositi stalloni nazionali, istituzione che il governo del nuovo Regno d’Italia aveva mutuato dal modello francese e sabaudo e successivamente esteso a tutto il territorio nazionale dopo l’unificazione politica del paese.

Il 6 maggio 1865 nasceva così il Regio Deposito stalloni di Catania, erede strutturale di ciò che – nella seconda metà del Novecento – diverrà ufficialmente “Istituto di Incremento Ippico per la Sicilia”, ente regionale che si occupa, ancora oggi, di salvaguardare le principali razze equine e asinine siciliane.

“È un grande omaggio alla storia dell’Istituto”, afferma l’autore Andrea Dugo, “per celebrare i 160 anni dalla sua fondazione, si è riusciti a dare lustro a una lunga storia che per molto tempo è stata dimenticata e mai rivelata.”

Quando agli albori dell’Unità la provincia etnea decise di investire nella fondazione del Deposito stalloni, il progetto prese subito la forma di un’impresa corale coinvolgendo anche militari ed esperti inviati appositamente dal governo centrale per seguire ogni fase di realizzazione. Tra loro, il maggiore Luigi Forte si distinse ben presto come una delle figure cardine di questa prima stagione dell’Istituto.

Ex ufficiale borbonico poi integrato nel nuovo esercito nazionale, Luigi Forte fu il primo direttore del Deposito stalloni etneo, incarico che mantenne dal 1865 fino agli anni Ottanta dell’Ottocento: in quel lungo periodo ne difese con determinazione gli interessi, affrontando vicende politico-sanitarie che rischiavano di comprometterne anzitempo la sopravvivenza.

“Questo saggio di Dugo è la prova di come c’è ancora tanto da raccontare sulla nostra terra”, afferma l’editore Bonfirraro, “siamo soddisfatti del lavoro di ricerca e della pubblicazione. Siamo riusciti a ricostruire tanti avvenimenti storici importanti, imprenditoriali e amministrativi, di quel periodo storico.”

Nei vent’anni successivi all’Unità italiana, il Deposito stalloni di Catania si muove lungo una traiettoria tutt’altro che lineare intrecciando vicende locali e dinamiche nazionali. A segnarne il percorso i contrasti con il Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, il ruolo determinante di militari e notabili, le pressioni esercitate da impresari, allevatori e associazioni agrarie. Sullo sfondo, alcuni grandi nodi dell’Ottocento postunitario: la modernizzazione economica, le nuove urgenze ambientali e sanitarie, i processi di costruzione dello Stato e dell’identità nazionale.

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