Recensioni, incontri con gli autori, divulgazione culturale: questo e molto altro nella nostra rubrica Libriamoci. Protagonista della puntata odierna è una nostra “vecchia conoscenza”: Valerio Musumeci, giornalista e scrittore catanese, e in passato prezioso collaboratore di questa stessa testata.
Proprio lui ci accompagnerà, questa sera, alla scoperta del suo nuovo lavoro: “Tuccio l’Eterno. Il romanzo della vita di Tuccio Musumeci”, edito da Bonfirraro.
Dopo l’esperienza con la biografia romanzata dell’avvocato Enzo Trantino, Valerio Musumeci torna in libreria con un’opera che affonda le radici nel cuore del teatro siciliano. Il libro è infatti il frutto di un lungo dialogo con il maestro Tuccio Musumeci, figura cardine della scena italiana, attore capace di attraversare ottant’anni di palcoscenico tra comicità, dramma, musical e sperimentazione.
Ma il volume ricostruisce la vita e la carriera dell’attore non solo attraverso le conversazioni dirette con lui, ma anche tramite le testimonianze di dieci formidabili professionisti che ne hanno condiviso il percorso: da Pippo Baudo a Claudio Fava, da Leo Gullotta a Fioretta Mari, solo per citarne alcuni. Voci differenti che compongono un mosaico prezioso, restituendo il ritratto di un artista versatile, spesso etichettato come prettamente “comico”, ma in realtà padrone di tutte le varie sfaccettature delle rappresentazioni teatrali.
«Pochissimi attori – racconta infatti Valerio Musumeci – hanno saputo attraversare i generi come lui. Passare, nel giro di pochissimo tempo, dall’Arte di Giufà a Cronaca di un uomo di Pippo Fava dice tutto sulla sua profondità».
E a proposito di Pippo Fava, tra le testimonianze presenti nel libro spicca quella di suo figlio Claudio, che ricorda il forte legame professionale e umano tra suo padre e Tuccio Musumeci. Nel volume si racconta appunto anche la notte del 5 gennaio 1984, quando il giornalista venne assassinato mentre il Teatro Stabile era in scena: agli attori fu chiesto di proseguire lo spettacolo per non far uscire il pubblico e non compromettere le indagini; e loro continuarono a recitare con la morte nel cuore. Un episodio doloroso che restituisce la misura di un’epoca e dell’impegno artistico di Musumeci, che negli anni ha continuato a omaggiare Fava riportando più volte in scena il suo celebre monologo.
Il libro mette in luce anche un aspetto distintivo del percorso di Tuccio Musumeci: la scelta della sua permanenza a Catania, non per mancanza di occasioni altrove, ma perché negli anni d’oro il Teatro Stabile rappresentava già una realtà di livello internazionale. Con quella compagnia Musumeci ha portato spettacoli in tutto il mondo, sentendosi parte di un contesto artistico centrale, vivo, pienamente competitivo.
Da qui nasce anche il suo forte senso di lealtà verso il gruppo, un legame che lo ha spinto in più di un caso a rinunciare a chiamate importanti – persino da registi del calibro di Fellini e Tornatore – pur di non abbandonare i colleghi in momenti delicati. Una scelta che racconta molto del suo carattere e della sua idea di teatro: un mestiere che si costruisce insieme, giorno dopo giorno, dentro una compagnia.
In chiusura della nostra conversazione non è mancato un messaggio rivolto a chi sta lavorando per raggiungere i propri sogni nell’ambito della recitazoine: «Il talento non basta» ha sottolineato Valerio Musumeci. «La carriera di Tuccio è un inno alla gavetta, allo studio, alla disciplina di un mestiere che si impara vivendo la compagnia, salendo in scena, affrontando ruoli piccoli e grandi con la stessa devozione».



