In relazione alla presentazione all’ARS di un disegno di legge da parte dei deputati regionali Salvo Giuffrida e Carmelo Pace, che propone una radicale riperimetrazione del Parco, individuando il nuovo confine esterno a una quota altimetrica di 1.100 metri sul livello del mare, si esprime, al contempo, stupore, per i contenuti estremamente semplicisti ed immotivati della proposta, e viva preoccupazione per gli effetti estremamente negativi che una sua eventuale applicazione potrebbe avere per la conservazione della biodiversità dell’area etnea.
L’attuale perimetrazione del Parco dell’Etna è il frutto di una lunga e ragionata fase di concertazione fra il Comitato di proposta e le realtà locali, al fine di garantire una significativa tutela degli ambienti naturali e allo stesso tempo uno sviluppo sostenibile dell’area.
Individuare la quota 1.100 m come un nuovo limite per il confine del Parco è un’operazione che non poggia su alcun fondamento scientifico e che non tiene in alcun conto la complessità della situazione e la necessità di conservare la natura consentendo allo stesso tempo uno sviluppo socio-economico del territorio.
Individuare nel Parco dell’Etna l’unica ragione per un mancato sviluppo dell’area etnea, in una regione come la nostra, caratterizzata da anni di cattiva gestione amministrativa e di sottosviluppo, sembra voler cercare un capro espiatorio piuttosto che una reale soluzione ai problemi certamente presenti.
Piuttosto che ipotizzare drastiche e semplicistiche riduzioni dell’area protetta, la Regione Siciliana, ed i suoi deputati, dovrebbero pensare ad azioni volte a ridare all’Ente Parco una funzionalità che negli anni ha subito una sensibile riduzione, a causa di numerosissimi pensionamenti non compensati da nuove assunzioni.
Come si può pensare ad un’azione efficiente dell’Ente Parco dell’Etna quando il personale è ridotto ormai a pochissime unità, sovraccariche di lavoro, che con abnegazione e sacrifici non indifferenti portano comunque avanti.
La Regione dovrebbe pensare ad un nuovo piano di assunzioni, che colmi le enormi lacune ormai decennali della pianta organica, mettendolo in condizioni di funzionare realmente, e di fornire un servizio a tutti i cittadini, piuttosto che trovare una facile e fittizia soluzione nella riduzione della superficie.
Gli effetti della proposta sulla tutela della biodiversità dell’area etnea sarebbero devastanti e avrebbero conseguenze probabilmente irreparabili.
Aree di grande valenza naturalistica, come ad esempio il Lago Gurrida e le Sciare di Santa Venera, o il Bosco di Milo, sarebbero estromesse dal nuovo perimetro semplicemente perché si trovano al di sotto della quota 1.100, pur essendo meritevoli della massima tutela per l’elevata biodiversità che le caratterizza.
Inoltre, è il caso di sottolineare come siano proprio gli habitat e le specie legate alle quote più basse a presentare i maggiori rischi, legati essenzialmente al più elevato grado di antropizzazione e di urbanizzazione del territorio, e sono proprio queste emergenze naturalistiche a richiedere più attente ed oculate misure gestionali.
La proposta di legge semplicemente ignora questa problematica essendo esa a garantire un ipotetico ed improbabile sviluppo socio-economico del territorio etneo legato a minori vincoli, come se questo fosse sufficiente a garantirlo automaticamente.
È pronto per la pubblicazione il Piano Territoriale di Coordinamento, la cui gestazione è stata pluridecennale e che andrebbe a sostituire l’ormai vecchio Decreto Istitutivo del 1987, si va verso il concorso per il Direttore del Parco, ma come detto prima occorre personale e risorse economiche.
Si auspica, quindi, che la proposta del disegno di legge venga respinta con forza ed unitariamente e che essa rappresenti, comunque, un’occasione per una seria riflessione sui problemi che attualmente affliggono l’Ente Parco dell’Etna e che vengono strumentalmente utilizzati per indebolire la conservazione di questa area, che tutto il mondo ci invidia.
Mentre gli impegni internazionali, l’Agenda 2030, il Regolamento per il ripristino della natura, ci portano ad un maggiore rispetto per la tutela della natura e ad un ampliamento, si assiste a questo tornare indietro verso la sua distruzione.
Il delegato Lipu
Ing. Giuseppe Rannisi



