“A modo suo”: la parabola umana e artistica di Frank Sinatra trionfa all’Ambasciatori

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di Mariagrazia Miceli

CATANIA – Ci sono voci che non si limitano a cantare, ma raccontano un’epoca. E ci sono artisti capaci di farsi tramite di quella leggenda con un’aderenza filologica ed emotiva notevole. Lo scorso 12 dicembre, il Teatro Ambasciatori di Catania si è trasformato nel palcoscenico di un evento straordinario: “Tanti auguri Frank”, uno show prodotto da Mab Luxury Events per celebrare il 110° anniversario della nascita di “The Voice”.

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A guidare questo viaggio nel mito è stato Antonio Campanella, crooner catanese e fondatore nel 2011 della Chicky Mo Swing Band. Campanella non è solo un interprete, ma un cantante che da 35 anni coltiva un “amore alla prima nota” per Sinatra. La sua formazione attoriale e la radice siciliana — condivisa con il padre di Frank — gli hanno permesso di incarnare lo spirito di Sinatra con una naturalezza che va oltre la semplice esecuzione.

Lo spettacolo, un vero e proprio viaggio multimediale nella parabola umana e artistica di un’icona del Novecento. è stato concepito come un entusiasmante crescendo musicale. Sul palco, la formazione è passata dal nucleo storico del quintetto base — con Giuseppe Fucile (sax e direzione musicale), Salvo Pappalardo (batteria), Adriano Cristaldi (contrabbasso) e Rosario Di Leo (pianoforte) — fino a trasformarsi in una piccola Big Band di 16 elementi con l’ingresso di Andrea LiottaIvan RinaldiMarcello LeanzaSalvo RioloFrancesco VirgataNando SorbelloGiovanni Bonanno e del Dammen Quartetche ha segnato il vertice dell’eleganza: il lussuoso tappeto d’archi ha permesso di ricreare fedelmente gli arrangiamenti originali di Nelson Riddle. Su brani come “I’ve Got You Under My Skin”, la combinazione tra ottoni e archi ha restituito quel senso di tensione drammatica e climax che rese celebri le sessioni della Capitol Records negli anni ’50.

Campanella ha avuto la grande capacità di svelare l’uomo dietro la maschera, ed è stato toccante il racconto del rapporto ambivalente di Sinatra con i suoi successi: nonostante sia il suo testamento spirituale, ad esempio, Frank detestava il brano My Way, definendolo “autoindulgente”, eppure, quella canzone è diventata il simbolo universale della resilienza umana.

La serata ha vissuto momenti di grande intensità grazie agli ospiti: dal delicato cameo del piccolo Matteo Vinciguerra, all’omaggio del giovane Pietro Agnello, già volto noto di Io Canto Generation, che con “Night and Day”“All or Nothing at all” e “Summer wind” ha aperto lo spettacolo. Per non parlare dell’incursione bossa nova di Torquato Tricomi alla chitarra per ricordare lo storico incontro tra Sinatra e Antonio Carlos Jobim in “La ragazza di Ipanema” e del duetto particolarmente raffinato sulla ballata “All The Way” con Carla Basile, la cui profondità jazzistica ha creato un dialogo vocale di rara eleganza, evocando le storiche collaborazioni di Sinatra con le grandi signore dello swing.

La presenza di artisti come Pietro Agnello è da intendersi come una sorta di staffetta generazionale?

“Sì, possiamo definirla una staffetta, tant’è che prepareremo anche un progetto tutto per lui in quintetto swing: è un ragazzo straordinariamente talentuoso! È anche un modo per far sì che i più giovani si possano interessare a questo tipo di musica, nonostante possa affermare che negli anni ai nostri concerti sianostati presenti moltissimi adolescenti e molti under 30”, ha affermato il frontman Campanella.

“Sono nato in una famiglia di artisti, mia madre e mio padre mi hanno fin da subito trasmesso questa passione per la musica. In particolar modo ho iniziato ad amare Sinatra e altri grandi autoridall’età di 11 anni. Quest’esperienza infatti per me è stata fantastica: poter suonare accanto a dei musicisti grandissimi qui in Sicilia e soprattutto stare sotto l’ala di Antonio Campanella. Mi posso ritenere fortunato”, ha commentato Pietro Agnello.

È stato trasmesso anche il videomessaggio di saluti da parte della presidente della fondazione a scopo benefico “Frank Sinatra per Lercara” di Lercara Friddi, istituita nel paese siciliano di origine dei nonni del celebre cantante e nata per rilanciare l’immagine di Frank Sinatra e anche di Lercara nel mondo.

Il finale è stato un’esplosione di energia con “New York, New York”. La band ha sottolineato un parallelismo perfetto: Sinatra era come la “città che non dorme mai”, instancabile nella sua capacità di rinascere dopo ogni crisi e sempre brillante nel suo stile impeccabile.

Alla fine, tra standing ovation e bis, è rimasta una certezza: a 110 anni dalla sua nascita, la voce di Sinatra non si è spenta. Ha solo trovato nuovi ambasciatori a Catania pronti a sussurrarla, con stile e orgoglio, a una nuova generazione di sognatori.

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