Piano regolatore del porto, assemblea partecipatissima a CittàInsieme: la città di Catania chiede chiarezza e tutela del territorio

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È stato un incontro molto partecipato e sentito quello che si è svolto mercoledì 17 dicembre nella sede di CittàInsieme, a Catania, dedicato al futuro della città e alle criticità del nuovo Piano Regolatore del Porto. Un’assemblea pubblica che ha visto la presenza di numerose cittadine e cittadini, studenti, tecnici e rappresentanti di associazioni ambientaliste e civiche, unite dalla volontà di comprendere a fondo l’impatto del progetto e di difendere alcune delle aree più delicate del fronte mare catanese.

All’iniziativa, promossa dal Comitato per la difesa e la fruizione della Scogliera d’Armisi, hanno preso parte, tra gli altri, i rappresentanti di LIPU Catania, WWF Sicilia Nord Orientale, Volerelaluna Catania e dell’Osservatorio per le Politiche Urbane e Territoriali, oltre a CittàInsieme che ha ospitato l’incontro.

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Fulcro dell’assemblea è stata la relazione del professor Attilio Scuderi, docente universitario e tra i referenti del Comitato Scogliera d’Armisi, che ha ricostruito l’iter del Piano Regolatore del Porto e illustrato le ragioni della netta contrarietà al progetto. Secondo Scuderi, il piano presenta almeno cinque criticità fondamentali.

  1. In primo luogo, l’estensione delle previsioni urbanistiche oltre il perimetro portuale, con interventi che interessano aree esterne come la Scogliera d’Armisi a nord e la foce dell’Acquicella a sud, senza che sia stato ancora formalmente ampliato il perimetro del porto. Un’anomalia che, a suo avviso, solleva dubbi di legittimità.
  2. Il secondo punto riguarda l’assenza di una pianificazione integrata a livello di sistema portuale della Sicilia orientale. Il porto di Catania viene progettato come hub multifunzionale – commerciale, turistico e crocieristico – senza un coordinamento complessivo con gli altri scali di Augusta, Siracusa e Pozzallo, nonostante Augusta disponga di spazi e infrastrutture ben più adeguati per il traffico merci.
  3. Terzo elemento critico è l’enorme quantità di nuove cubature previste. Il piano autorizza quasi un milione e mezzo di metri cubi di nuove edificazioni, equivalenti, per dimensioni, a un intero centro abitato di medie dimensioni. Un impatto che, secondo il Comitato, rappresenterebbe una delle più grandi colate di cemento nella storia recente della città.
  4. Il quarto aspetto riguarda il ricorso sistematico alle deroghe. Il Piano Regolatore consente ampie eccezioni su altezze, destinazioni d’uso e fasi di attuazione, lasciando un margine di discrezionalità molto elevato e riducendo le garanzie di controllo pubblico e ambientale.
  5. Infine, Scuderi ha contestato la narrazione secondo cui la Scogliera d’Armisi sarebbe stata “salvata” dalle ultime modifiche al piano. Pur mantenendo intatta una porzione visibile di costa, il progetto prevede infatti la realizzazione di una darsena turistica e di un lungo molo destinato a mega yacht, che comprometterebbe l’ecosistema marino, le grotte sommerse e la fruizione pubblica di uno dei pochi tratti di mare ancora accessibili ai cittadini.

Nel corso dell’incontro sono state raccolte anche le riflessioni di altri protagonisti del dibattito.

L’ingegnere Mario Spampinato, dell’Osservatorio per le Politiche Urbane e Territoriali, ha espresso forte preoccupazione per gli effetti irreversibili che il piano potrebbe avere sul volto della città. Ha evidenziato l’impatto devastante degli ampliamenti a nord e a sud del porto, la compromissione della foce dell’Acquicella e la previsione di edifici alti fino a 24 metri in aree di grande pregio naturalistico, annunciando inoltre l’avvio di diversi ricorsi al TAR.

Mirko Viola, segretario di CittàInsieme, ha spiegato come l’associazione abbia scelto di ospitare l’assemblea per favorire un confronto informato su un tema che riguarda l’intera comunità. Dallo studio delle carte, ha osservato, emerge una volumetria edilizia paragonabile a quella di una città come Caltagirone, con il rischio di aggravare ulteriormente lo skyline urbano e la storica separazione tra Catania e il suo mare.

Giuseppe Rannisi, responsabile di LIPU Catania, ha posto l’accento sulla straordinaria biodiversità della foce dell’Acquicella, un ecosistema unico nel cuore della città che ospita specie protette a livello europeo. Secondo Rannisi, la realizzazione della darsena commerciale e delle infrastrutture connesse metterebbe seriamente a rischio l’equilibrio ambientale dell’area, senza tenere conto di alternative già esistenti come il porto di Augusta per il traffico Ro-Ro.

Tra gli intervenuti vi è stato anche l’architetto Gesualdo Campo, il quale ha sollevato forti dubbi sulla legittimità dell’ampliamento del porto, parlando di competenze non rispettate e procedure carenti. Ha criticato la previsione della darsena per mega yacht alla Scogliera d’Armisi, ritenuta una sottrazione di demanio pubblico a favore di interessi privati. Campo ha definito irrealistica l’ipotesi di ripascimento della Playa e ha richiamato la tutela giuridica delle grotte dell’Armisi come bene di uso pubblico. Da qui l’invito a portare la questione anche all’attenzione delle autorità giudiziarie e istituzionali nazionali.

Il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Graziano Bonaccorsi ha inserito il Piano Regolatore del Porto in un quadro più ampio di criticità urbanistiche che, a suo avviso, da anni caratterizzano Catania. Ha parlato di un modello di sviluppo fondato su grandi opere e interessi economici di pochi, spesso a discapito dell’interesse pubblico e dell’ambiente. Bonaccorsi ha denunciato la mancanza di controlli efficaci e il rischio di ulteriore congestione urbana, soprattutto nell’area di Viale Africa. Ha invitato cittadini e associazioni a restare uniti, studiare le carte e vigilare anche sui futuri strumenti di pianificazione come il PUG. Secondo il consigliere, solo una mobilitazione costante può arginare decisioni che rischiano di compromettere irreversibilmente il futuro della città.

Inoltre durante l’assemblea cittadina sono intervenuti anche il dottor Diego Fiorentino del WWF, che ha proposto di inviare le firme raccolte al presidente della Repubblica; l’attivista Attilio Pavone, che ha rimarcato le criticità del PRP – Piano regolatore del porto; e Marcello Failla, segretario provinciale di Sinistra italiana, che ha parlato di una grande speculazione edilizia concepita a scapito di quel poco di beni ambientali e naturalistici che ancora resistono a Catania.

In definitiva possiamo dire che l’assemblea che si è svolta nella sede di CittàInsieme ha rappresentato un momento di confronto aperto e approfondito su una delle scelte urbanistiche più rilevanti per il futuro di Catania. Il Comitato ha ribadito l’intenzione di proseguire con azioni di informazione, iniziative pubbliche e percorsi legali per chiedere una revisione del Piano Regolatore del Porto e una visione di sviluppo più attenta all’ambiente e alla qualità della vita.

Per chi volesse approfondire ulteriormente le tematiche legate al Piano Regolatore del Porto, è possibile seguire anche la nostra intervista a Paolino Maniscalco, in programma questa sera alle ore 20.00 sui canali social di Hashtag Sicilia.

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