”Dalla parte di Lucio”: emozioni uniche grazie a Paolo Li Rosi che omaggia il grande cantautore, bolognese di nascita ma siciliano di adozione

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Se le abili mani delle musiciste hanno accarezzato gli strumenti – archi e pianoforte – creando virtuosismi eccezionali, la voce unica di Paolo Li Rosi ha toccato altre corde, quelle dell’anima e delle emozioni. E tutti insieme, dal palco della Grotta Smeralda di Aci Castello, hanno coinvolto il numeroso pubblico in un viaggio unico attraverso la discografia del “siciliano” di adozione Lucio Dalla.

Sabato, infatti, lo spettacolo “Dalla parte di Lucio” ha fatto di nuovo tappa nel comune rivierasco dopo un tour di successo in vari comuni dell’isola.

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“Chissà, chissà domani su che cosa metteremo le mani” cantava Lucio e Paolo Li Rosi -o accompagnato dall’orchestra diretta da Denis Marino che ha curato anche gli arrangiamenti – lo ha riproposto facendo riflettere il pubblico sulla grande attualità delle canzoni del cantautore bolognese. 

E poi “Piazza Grande” perché ognuno a modo suo ha bisogno di pregare Dio, di avere carezze, anche chi fa scelte diverse dalla convenzionalità scegliendo di “morire in Piazza Grande”.

Ogni tappa del viaggio musicale dedicato a Lucio Dalla è stata ricca di suggestioni. Anche quando Paolo Li Rosi ha lasciato il suo sgabello per mettersi al pianoforte accompagnando con le note il 16enne Filippo Cavolina che ha incantato tutti con la sua voce: “ah, felicità, su quale treno della notte viaggerai” perché la musica è un treno che porta verso mete inesplorate per le emozioni diverse che ogni volta riesce a creare. E quando si é lontano, tutti scrivono una lettera a quel caro amico che è partito e al quale augurano il meglio, per quell’anno che è iniziato e che tra un anno passerà.


Tra i vari brani eseguiti, anche “Caruso” scritta da Dalla a Sorrento dove dovette soggiornare a causa di un guasto alla propria barca: ciò lo portò a dormire nell’hotel dove anni prima aveva alloggiato il grande tenore Enrico Caruso: brani del 1986 ma sempre tra i più apprezzati e cantato a squarciagola anche dal pubblico presente in teatro che lo aveva richiesto a gran voce.

Una performance che ha accarezzato i cuori, pronti a dire “Tu, tu, non mi basti mai”. Che ha saputo abbattere barriere, catene del cuore, un po’ come fa Maria (“La casa in riva al mare”) che fa sognare la libertà a chi è bloccato in una prigione, che non sempre è solo fisica. Perché la musica fa “muovere la città” e i suoi abitanti sono certa abbiano fatto ritorno a casa arricchiti da questo spettacolo.

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