Da oltre vent’anni, molti armatori del settore pesca, in tutta Italia e anche a Catania, trasferiscono la proprietà delle imbarcazioni da pesca mediante scrittura privata con firma autenticata presso il Comune, successivamente registrata all’Agenzia delle Entrate con pagamento dell’imposta fissa prevista dalla legge.
Una prassi legittima, economica e trasparente, che consente di evitare costi notarili spesso sproporzionati e tempi incompatibili con le esigenze operative del settore pesca.
Da alcuni mesi, tuttavia, nel Comune di Catania si registra un improvviso e diffuso rifiuto da parte di diversi funzionari comunali abilitati ad autenticare le firme, i quali indirizzano sistematicamente gli armatori verso notai o ACI, giustificando il diniego con la presunta “assenza di competenza” o con il timore di “assumersi responsabilità”.
Una posizione che non trova alcun fondamento normativo.
Cosa dice la legge (e cosa non dice)
La normativa vigente è chiara:
- Art. 21, comma 2, D.P.R. 445/2000I pubblici ufficiali e i dipendenti incaricati dal Sindaco sono obbligati ad autenticare le firme apposte in loro presenza, limitandosi ad attestare l’identità del sottoscrittore.
- Art. 2703 Codice CivileL’autenticazione consiste nella attestazione, da parte del pubblico ufficiale, che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza, previa identificazione del firmatario.
L’autentica non equivale a un atto notarile, non comporta valutazioni di merito, non certifica la validità del contratto, non trasferisce la proprietà:
si limita esclusivamente a certificare l’identità del firmatario.
Pertanto, rifiutare l’autentica per il solo fatto che l’atto riguarda una vendita è giuridicamente errato e configura una disapplicazione della normativa vigente, con evidenti ricadute negative per cittadini e imprese.
Le segnalazioni: criticità soprattutto negli uffici di Vulcania
La Federazione Armatori Siciliani ha ricevuto numerose segnalazioni, in particolare dagli armatori che si recavano abitualmente presso gli uffici comunali della circoscrizione di Vulcania, dove si concentra il maggior numero di lamentele per rifiuti, rinvii immotivati e indicazioni improprie verso notai o altri enti.
La Federazione ha quindi trasmesso formale segnalazione all’Associazione dei Consumatori d’Italia – Consitalia, affinché la questione venga portata all’attenzione del Sindaco di Catania, avv. Enrico Trantino, e degli organi competenti.
Un esempio positivo da valorizzare: l’encomio alla Sig.ra Caterina Failla
In questo quadro critico, la Federazione Armatori Siciliani intende però esprimere un encomio pubblico alla Sig.ra Caterina Failla, dipendente comunale abilitata, che continua a svolgere con professionalità, dedizione e pieno rispetto della legge il proprio servizio di autenticazione delle firme, senza creare ostacoli indebiti ai cittadini.
Un comportamento che dimostra come il problema non sia normativo, ma interpretativo e organizzativo.
L’appello al Sindaco e all’Amministrazione
Federazione Armatori Siciliani e Consitalia chiedono congiuntamente che il Sindaco:
- chiarisca ufficialmente, con atto scritto, che i dipendenti comunali abilitati devono autenticare le firme, nei limiti previsti dalla legge;
- uniformi le prassi in tutti gli uffici comunali e nei consigli di quartiere;
- ponga fine a rifiuti immotivati che penalizzano un settore già in forte difficoltà;
- tuteli il lavoro dei dipendenti corretti, evitando che il timore di “responsabilità inesistenti” blocchi servizi essenziali.
Il settore pesca non chiede scorciatoie, ma il semplice rispetto della legge.
Imporre di fatto il ricorso al notaio, in assenza di obbligo normativo, significa scaricare costi e inefficienze su imprese già provate, alterando il principio di uguaglianza nell’accesso ai servizi pubblici.
La legalità amministrativa passa anche da qui: applicare correttamente le norme, senza interpretazioni arbitrarie e senza penalizzare sempre gli stessi.
Fabio Micalizzi – presidente federazione armatori siciliani



