Trump, il Venezuela e il silenzio dell’Europa: così muore il diritto internazionale – Così è (se vi pare)

- Pubblicità -

Salve a tutti e ben ritrovati nella rubrica di Hashtag Sicilia “Così è (se vi pare)“.

Tante sono le cose delle quali sarebbe utile parlare: dai contenuti della Legge Finanziaria approvata alla fine del 2025 (della quale si sono evidenziati sia gli aspetti positivi che quelli negativi), al tragico rogo verificatosi a Crans-Montana in Svizzera, che nella notte di capodanno ha ucciso tantissimi ragazzi/e anche italiani; fino ad arrivare alle vicende del Venezuela.

Poiché non si può parlare di tutto mi soffermerò su quello che è accaduto nel Paese dell’America Meridionale. Lo faccio perché non accetto la teoria portata avanti da tanti media, compreso tanti giornaloni del Belpaese, secondo i quali è normale bombardare un paese, muovere centinaia di mezzi militari e far entrare truppe armate per rapire un presidente, la moglie e decidere un cambio di governo.

Non accetto neppure un’altra teoria che si discosta, sia pure di poco, da quella sopra esposta, secondo la quale quello che è successo a Caracas, oltre a essere normale, è persino giusto.

Non accetto queste teorie non perché abbia qualche simpatia per Nicolàs Maduro, il cui operato ho sempre giudicato negativamente – non solo perché si è discostato dall’esperienza del presidente Hugo Chavez (che ebbe il merito di mettere su un minimo di assistenza sanitaria per le classi più povere, un serio programma scolastico e un progetto di edilizia popolare, tutte cose prima assolutamente assenti) -, ma anche perché ha governato il paese perseguitando chiunque dissentisse da lui, e non è stato in grado di mettere a profitto le enormi ricchezze di cui dispone il Venezuela.

Non accetto quindi queste teorie perché alla base dell’aggressione di una nazione sovrana non c’era neppure il progetto di democratizzare il paese, compito che comunque non spetta all’America – visto che nessun organismo internazionale gli ha dato questo mandato -; c’è, invece, la volontà (espressa a più riprese da Trump) di accaparrarsi dei 303 miliardi di barili di petrolio e incaricare le aziende a stelle e strisce di continuare ad estrarre altro petrolio e incamerare ovviamente i profitti, nonché l’idea di comandare in casa d’altri.

Pertanto non accetto l’operato del presidente degli Stati Uniti d’America perché viola i principi basilari del diritto internazionale, legittima quello che ha fatto la Russia nei confronti dell’Ucraina (azione che noi abbiamo condannato senza se e senza ma) e afferma la prevalenza della legge del più forte, come se fossimo nel Far West.

Che si tratti di una chiara violazione del diritto internazionale lo dice lo stesso attuale inquilino della Casa Bianca quando dichiara testualmente al New York Times “Non ho bisogno della legge internazionale. Il solo limite al mio potere è il mio giudizio morale“.

- Pubblicità -

A mio giudizio l’ attacco di Trump in Venezuela – checché ne possano pensare alcuni soloni dell’informazione che vanno per la maggiore – renderà gli Stati Uniti e il mondo meno sicuri, perché questa sfacciata violazione del diritto internazionale dà il via libera a qualsiasi nazione al mondo che voglia attaccare un altro Paese per impossessarsi delle risorse e cambiarne il governo.

Dico tutto questo anche perché leggendo la Costituzione americana Trump non ha neppure l’autorità costituzionale per attaccare un altro Paese. In virtù di tutto questo mi sarei aspettato una presa di posizione netta da parte di tutte le nazioni democratiche, di tutti quei Paesi che hanno contribuito a scrivere le regole che compongono il diritto internazionale.

Come hanno fatto tante nazioni del Sud America come Brasile, Colombia, Messico, Cuba. I paesi europei, invece, ad eccezione della Spagna che ha preso posizione con chiarezza e dell’anatra zoppa della Francia, vale a dire Emanuel Macron, sono rimasti muti come pesci.

Il capo del governo italiano addirittura ha dichiarato di condividere l’operato del presidente degli Stati Uniti. A dare un segnale di stop a Trump, e a cercare di fargli capire che non si possono spostare così gli equilibri planetari, non sono state le forze politiche e i governi che si ispirano al nazionalismo e al sovranismo, bensì il Senato Americano, a maggioranza repubblicana, che ha detto a chiare lettere che per qualsiasi altra azione in Venezuela il presidente deve passare prima dal Congresso che è l’organo legislativo del governo federale degli Stati Uniti d’America.

Faccio queste considerazioni anche pensando alle mire di Trump sulla Groenlandia, rispetto alla quale prima ha parlato dell’ipotesi di impossessarsi “manu militari” e poi attraverso i suoi sherpa di acquisire il diritto di accaparrarsi delle cosiddette terre rare di cui è ricca l’Isola, promettendo alla Danimarca un qualche indennizzo, vale a dire a dire 100 mila euro a ciascuno dei cinquantamila abitanti dell’Isola.

Su queste mire del presidente degli Stati Uniti il capo del governo Danese ha fatto osservare che il Regno della Danimarca fa parte della NATO e di conseguenza dovrebbe essere difeso e non attaccato dall’attore fondamentale che sorregge il Patto Atlantico.

Ma nonostante questa netta presa di posizione della leader della Danimarca, alla quale è seguita la forte reazione degli abitanti dell’Isola, che affermano la loro volontà a essere autonomi, l’Europa fa scena muta o al massimo balbetta, per non inimicarsi l’attuale inquilino della Casa Bianca.

Perdendo così l’ennesima occasione per affermare un suo ruolo, che non può essere quello di subalterna agli interessi dell’America, anche perché, come insegna la vicenda dei dazi imposti da Trump su tanti prodotti, prima o poi per affrontare i tanti problemi interni di cui soffrono gli Stati Uniti (deindustrializzazione, debito pubblico, ecc…) il leader del Paese rivolgerà le proprie mire anche sull’Europa.

Pertanto sarebbe assolutamente auspicabile da parte dell’Europa uno scatto d’orgoglio, una presa di coscienza del fatto che l’America senza l’Europa (che rappresenta una piattaforma verso il Medio Oriente, il Nord Africa, il Mar Nero, il Caucaso da sempre utilizzata), sarebbe ridotta ad una potenza continentale che non sarebbe in grado di contrastare né la Cina né la Russia.

Per tutti questi temi, e molti altri ancora, non ci resta che darvi appuntamento questa sera, alle ore 20.00 con la nostra prima visione trasmessa sulla pagina Facebook, sul canale Youtube, e su tutti gli altri canali social del giornale. Non mancate!

- Pubblicità -