Speciale sui danni del ciclone Harry. La costa ferita: imprese balneari tra distruzione e voglia di ripartire

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Non lo credevo possibile, o quantomeno non lo avevo ancora mai sperimentato, ma la calma dopo la tempesta è un qualcosa di reale. E di assolutamente ingannevole.

Sono le ore 9.00 di questa mattina, e il litorale di Sant’Anna è quanto più quieto possibile. Il tempo non è dei migliori, in giro non c’è praticamente nessuno e l’unico rumore che si percepisce è il sonnacchioso fruscio del mare sulla spiaggia.
Per contro gli effetti del ciclone che ha colpito la nostra regione – insieme a Calabria e Sardegna – meno di una settimana fa, tra il 19 e il 21 gennaio, si mostrano inclementi davanti ai miei occhi: cataste di legno accumulate ai bordi delle strade, inferriate dei lidi divelte, pezzi di compensato, legno e tronchi sparpagliati ovunque, enormi frammenti di cemento e intonaco rimestati tra le pietroline della battigia. Tutto distrutto, disseminato ovunque, vagamente accostato ai margini della carreggiata. Ma forse la cosa più agghiacciante e inaccettabile è il modo in cui giacciono questi detriti: in maniera quasi composta, compita, da apparire in un certo senso come “normali” in questa situazione.

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È proprio da qui, da questo scenario simil bellico, che prende avvio il nostro viaggio di oggi per comprendere l’impatto del ciclone Harry, andando ad ascoltare chi ha subìto danni in prima persona. Un percorso intrapreso anche in compagnia dei vertici della CNA di Catania per andare ad indagare, lungo il litorale tra Mascali e Fiumefreddo, gli effetti del maltempo su diverse imprese e stabilimenti della zona: dal Lido Diana al Monsone, dalle Sirene fino al Bosco Marino. Un reportage che ci porterà in una delle aree più centrali all’occhio del ciclone, per comprendere sì l’entità delle ricadute economiche e sociali del maltempo – che complessivamente per l’intera regione sono stati stimati in circa due miliardi di euro dal presidente Renato Schifani – ma anche per confrontarci con le difficoltà della ricostruzione e le storture della burocrazia e dell’intervento umano. Partiamo.

La conta dei danni e lo stato dei fatti

Dal nostro primo giro tra i gestori abbiamo fin da subito modo di capire che la stima complessiva dei danni è ancora in corso, ma che la loro proporzione è senza dubbio di elevatissimo impatto.

Delfo Raciti, gestore del Lido Diana di Mascali, spiega fin dal nostro primo scambio di battute che al momento non esiste ancora una valutazione definitiva, ma la dimensione del disastro è evidente: «Abbiamo incaricato dei tecnici per una perizia reale, ma per rendere l’idea della portata del fenomeno che c’è stato possiamo già dire che nella zona attorno al lido sono stati spazzati via almeno quattromila metri cubi di sabbia. Dove oggi si vede il muro, prima c’era l’arenile. Oltre a questo c’è tutto il materiale da rimuovere e l’intera struttura da ripensare».

Spostandoci più verso il centro di Mascali, anche Orazio Monsone, proprietario dello storico Lido Monsone, attivo da oltre settant’anni, parla di un evento mai visto prima: «In tutta la vita di questo stabilimento abbiamo vissuto tante mareggiate, ma una cosa così non era mai successa. Ancora oggi faccio fatica a rendermi conto di quello che è successo».

A rimarcare queste considerazioni arrivano anche le parole di Mario Fazio, presidente di CNA Balneari Sicilia, che conferma i timori delle sue imprese associate: i danni non riguardano singole strutture ma l’intero sistema costiero. «Non si tratta di una semplice mareggiata. Questo ciclone ha colpito tutte le coste esposte della Sicilia, modificando in alcuni punti la morfologia del litorale. I danni si registrano da Agrigento fino a Messina e riguardano non solo gli stabilimenti balneari, ma anche le infrastrutture di accesso e l’indotto».

Ancora più drammatica la fotografia restituita da Cettina Monsone, gestrice del Lido Le Sirene di Mascali, che si è vista troncare praticamente a metà dalla furia degli elementi l’intera struttura affidatale in concessione: «Siamo davanti a un paesaggio post-bombardamento. Questo uragano ha provocato danni paragonabili ad un raid. Non è solo un problema dei concessionari: sono coinvolti alberghi, palestre, bar, fornitori, lavoratori stagionali. È un colpo all’intera economia del territorio».

A fronte di questo disastro, mentre ci spostiamo a fotografare e visitare altri stabilimenti, abbiamo modo di notare che qualcosa, nel piccolo paese di Mascali, si muove: ci sono le forze dell’ordine che bloccano la strada in punti strategici, vari addetti – presumibilmente comunali – che rimuovono detriti, camion che spostano la sabbia sulla carreggiata, e più in generale si respira un’aria di fermento.

Poi però andiamo più verso il territorio di Fiumefreddo, e notiamo che, stranamente, questo “formicolio propositivo” svanisce. Non ci sono più lavoratori: quello che rimane è solo un grande muro di sabbia e detriti ai margini delle strade, spostati quel tanto che basta per consentire alle automobili di passare, accostandosi con galanteria e sempre a passo d’uomo.

Qualcuno vicino al bar riconduceva questa strana “intermittenza” nella celerità dei lavori al fatto che Mascali vedrà a breve le sue prossime elezioni comunali, mentre invece per Fiumefreddo sono ancora lontane; e questo pensiero non fa che accompagnarci per il resto del nostro tragitto.

Ad ogni modo, tra un sospetto e l’altro, finalmente arriviamo a Fiumefreddo e incontriamo Laura Pennisi, gestrice del Lido Bosco Marino, la quale ci fa ripiombare nuovamente nell’aspetto fattuale della vicenda, descrivendoci una trasformazione radicale del territorio attorno al suo stabilimento: «Prima qui c’era solo spiaggia, ora invece scorre il fiumefreddo perché la foce si è ostruita durante il primo giorno di alluvione e ha creato un nuovo letto. Sono crollate le terrazze del mio stabilimento ed è cambiata completamente la fisionomia della costa».

Ripartire tra incertezze e attese: le strategie delle imprese e le promesse di sostegno

In linea generale possiamo affermare che tutti gli operatori con i quali abbiamo avuto modo di parlare hanno espresso la volontà di ripartire. Ma la possibilità reale di farlo è legata a tempi rapidi, regole chiare e risorse adeguate.

Delfo Raciti sottolinea che il fattore tempo è decisivo: «Se ci saranno strumenti veloci per ricostruire, potremo provare a salvare almeno in parte la stagione. Altrimenti il rischio è di non farcela». Raciti ammette che non tutte le imprese avranno la stessa capacità di reagire: i danni sono diversi, così come le possibilità economiche di ciascuno. Inoltre ci spiega che solitamente per preparare al meglio una stagione balneare i lavori per i lidi devono iniziare almeno tre mesi prima, e in questo caso non si tratterebbe certo dei lavori di routine…

Per Orazio Monsone la ripartenza è legata in modo diretto all’arrivo di aiuti esterni: «Noi vorremmo ripartire, ma da soli non possiamo farcela». In questi giorni, racconta, sono arrivate visite e parole di sostegno, ma resta l’attesa per misure concrete: «Si sente dire “faremo”, “vedremo”, “vi aiuteremo”, ma quello che conta è se davvero si farà».

Sul piano istituzionale, Mario Fazio riferisce che nel primo confronto con l’assessore regionale Giusi Savarino sono emerse alcune ipotesi di intervento. Tra queste, il non pagamento del canone demaniale per il 2026, l’accesso a prestiti agevolati per avviare la ricostruzione e soprattutto l’allungamento dei tempi di applicazione della direttiva Bolkestein. «Chi ha subito danni così gravi – spiega – non può pensare di ricostruire e andare in gara nel 2027. Non ci sono né i tempi materiali né le condizioni economiche».

Dal fronte associativo, Davide Trovato, presidente della CNA di Catania, insiste sulla necessità di rapidità: «Non possiamo chiedere agli imprenditori di non toccare nulla per mesi. La stagione è alle porte. Servono semplicità, velocità e procedure straordinarie». La CNA si prepara ad affiancare le imprese nel disbrigo delle pratiche e nell’accesso alle risorse che saranno messe a disposizione, con l’obiettivo di consentire l’avvio dei lavori nel minor tempo possibile.

Andrea Milazzo, segretario della CNA di Catania, lega la ripartenza al tema della liquidità. I ristori, afferma, dovranno essere reali e parametrati ai danni effettivi: «Con centomila o centocinquantamila euro non si ricostruisce nulla in situazioni come queste», ci ha spiegato riferendosi alla struttura del Lido Serena. Milazzo cita l’IRFIS come possibile strumento, ma pone una condizione chiara: «Le imprese devono essere messe nelle condizioni di ripagare. Gli interessi devono essere sostenibili». Chiede inoltre la sospensione degli oneri fiscali e contributivi, perché «non si può pretendere che un’azienda paghi mentre sta ancora liberando le macerie».

Gli ostacoli alla ricostruzione: burocrazia, concessioni e mutamento del territorio

Accanto alla distruzione materiale, emergono difficoltà amministrative e strutturali che rendono la ricostruzione più complessa.

Cettina Monsone richiama l’attenzione sull’incertezza normativa: «Non sono lavori ordinari. Serve sapere con precisione quale iter seguire». A questo si aggiunge il nodo delle concessioni demaniali in scadenza nel 2027: investire oggi cifre ingenti senza un orizzonte certo significa esporsi ad un rischio economico elevato.

Mario Fazio ribadisce che senza una proroga dei termini legati alla Bolkestein sarà difficile pianificare qualsiasi intervento strutturale: «Senza un titolo certo non si può nemmeno accedere al credito».

Davide Trovato solleva anche il tema delle polizze catastrofali: «In un territorio vulcanico e fronte mare molte polizze non coprono mareggiate ed eventi vulcanici. Le imprese pagano premi elevati e poi scoprono di non essere coperte».

Cettina Monsone allarga infine lo sguardo alle conseguenze occupazionali: «Il problema non riguarda solo i concessionari, ma i bagnini, i baristi, i manutentori, i fornitori». E denuncia anche episodi di speculazione e sciacallaggio: «C’è chi viene a rubare quello che è rimasto e chi chiede cifre sproporzionate per i trasporti. In questo momento servirebbe correttezza».

Volontariato, associazioni e tentativi di ricostruzione collettiva

Accanto alle macerie, emergono anche segnali di solidarietà.

Laura Pennisi racconta che al Lido Bosco Marino si è cominciata almeno dalla pulizia, grazie all’aiuto di numerosi volontari: «C’erano fino a sessanta centimetri e in alcuni punti un metro di sabbia. Abbiamo iniziato a ripulire, ma il futuro dipende dalle decisioni che verranno prese e dal supporto del demanio».

Davide Trovato annuncia che la CNA di Catania metterà a disposizione uffici e funzionari per assistere le imprese nelle pratiche e nell’accesso agli aiuti. È prevista anche l’apertura di un conto corrente dedicato alla raccolta di contributi volontari e l’organizzazione di giornate di volontariato per la bonifica delle strutture nel tratto tra Riposto e Calatabiano.

Andrea Milazzo indica nell’ente bilaterale EBAC uno strumento già operativo per sostenere imprese e lavoratori colpiti: «Può diventare un canale rapido per affiancare le risorse pubbliche e rendere più veloci gli interventi».

Conclusioni

In definitiva possiamo dire che camminando lungo questo tratto di costa si ha la sensazione che il ciclone Harry non abbia soltanto distrutto strutture, ma abbia messo in discussione un equilibrio già fragile. Le spiagge non sono più le stesse, le imprese non sanno ancora se potranno tornare a lavorare, e il futuro dipende da decisioni che devono arrivare in fretta.

Resta però una costante: la volontà di non arrendersi.
Tra sabbia accumulata e terrazze crollate, tra stagioni incerte e promesse da verificare, chi lavora su questo litorale continua a parlare di ripartenza. Non come slogan, ma come necessità. Perché qui, più che altrove, fermarsi significa scomparire. Significa far vincere quella strana calma successiva alla tempesta, che rischia di distruggere anche la voglia di ripartire.

Ma per capire davvero cosa significhi affrontare danni e conseguenze di una tempesta non sono sufficienti – per quanto importanti – nè i numeri, nè i dati di un’articolo o le immagini del disastro: servono anche le parole di chi vive questa situazione sulla propria pelle.

Per questo, se volete ascoltare direttamente la voce degli imprenditori che abbiamo incontrato lungo la costa, e dei rappresentati della CNA di Catania, vi diamo appuntamento a questa sera alle ore 20.00 con il nostro Speciale video-reportage. Un racconto fatto di sguardi, emozioni e testimonianze, trasmesso in prima visione sulla pagina Facebook, sul canale Youtube, e su tutti gli altri canali social del giornale. Non mancate!

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