Manutenzione permanente del territorio, fondo per la prevenzione delle pmi, credito d’imposta per l’adattamento climatico, assicurazioni mutualistiche con garanzia pubblica, cabina di regia unica, uso dei dati e tecnologie predittive, coinvolgimento diretto delle imprese nella protezione civile.
Sono queste le sette idee da cui parte la proposta di Unimpresa per trasformare la prevenzione climatica in una vera politica economica, messa a punto dopo i recenti avvenimenti catastrofici causati dal maltempo, che hanno colpito l’Italia e, in particolare, Sicilia, Sardegna e Calabria.
Gli eventi climatici estremi non possono più essere trattati come emergenze episodiche, ma come una variabile strutturale che incide su economia reale, lavoro e coesione sociale. Da qui la richiesta di rendere stabile e permanente la manutenzione ordinaria di fiumi, argini, canali, versanti e reti urbane, superando la logica degli interventi straordinari e discontinui.
Accanto all’azione pubblica, Unimpresa propone un fondo dedicato alla prevenzione per le piccole e medie imprese, per sostenere investimenti in sicurezza di strutture, impianti e magazzini, e un credito d’imposta semplice e automatico per gli interventi di adattamento climatico, così da rendere la prevenzione una scelta economicamente sostenibile.
Unimpresa interviene anche sul tema delle assicurazioni contro le calamità naturali, chiedendo un modello mutualistico con una garanzia dello Stato, per evitare che l’obbligo assicurativo si trasformi in un onere insostenibile per il sistema produttivo. Sul piano istituzionale, l’associazione sollecita una cabina di regia unica tra Stato, Regioni e Comuni, capace di coordinare risorse e interventi, riducendo frammentazioni e ritardi. Centrale anche l’uso sistematico dei dati e delle tecnologie predittive, per anticipare gli impatti e pianificare meglio le attività produttive, e il coinvolgimento diretto delle imprese nei piani di protezione civile, attraverso informazione, formazione e coordinamento.
“La prevenzione non è solo una risposta al cambiamento climatico, ma una leva di sviluppo: investire prima significa difendere il territorio, l’economia reale e la capacità del Paese di ripartire più rapidamente. Prima di tutto, esprimo piena e sentita solidarietà alle persone, alle famiglie e alle imprese colpite dal violento maltempo che ha investito Sicilia, Calabria e Sardegna. Eventi che hanno messo in ginocchio territori fragili, colpendo non solo abitazioni e infrastrutture, ma anche attività produttive che rappresentano il presidio economico e sociale di molte comunità. In momenti come questi, è doveroso essere vicini a chi ha visto il lavoro di una vita compromesso in poche ore. Le imprese colpite non sono semplici numeri: sono famiglie, occupazione, identità dei territori. A loro va il nostro sostegno umano e istituzionale. Rivolgo inoltre un pensiero alle persone che stanno affrontando disagi, evacuazioni e perdite materiali, ribadendo che la ricostruzione deve partire dalla tutela del lavoro e della continuità produttiva, affinché l’emergenza non si trasformi in esclusione economica e sociale. La solidarietà deve tradursi rapidamente in atti concreti: tempi certi per gli indennizzi, procedure semplici e un accompagnamento reale per chi deve rialzare una serranda, riaprire un laboratorio, rimettere in moto un’attività. Solo così il Paese dimostra di non lasciare indietro nessuno”, commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
Secondo Unimpresa, gli eventi climatici estremi che colpiscono con frequenza crescente il territorio italiano non sono più emergenze episodiche, ma una variabile strutturale con effetti diretti sull’economia reale, sul lavoro e sulla coesione sociale.
La prevenzione non deve essere considerata un costo accessorio, bensì una scelta strategica di politica economica e industriale. Ridurre il rischio significa difendere il valore prodotto dalle imprese, tutelare l’occupazione e rafforzare la resilienza dei territori. La prevenzione non è solo una risposta al cambiamento climatico, ma una leva di sviluppo. Difendere il territorio significa difendere l’economia reale. E un Paese che investe prima è un Paese che riparte meglio.
Ecco, nel dettaglio, le sette proposte di Unimpresa.
La prima direttrice riguarda la manutenzione ordinaria del territorio, che deve diventare una politica permanente. Interventi regolari su fiumi, argini, canali, versanti e reti urbane rappresentano il livello minimo di difesa contro alluvioni e frane. Senza una programmazione pluriennale e risorse stabili, il Paese continuerà a rincorrere le emergenze, pagando ogni volta un prezzo economico e sociale più elevato di quello che avrebbe sostenuto prevenendo.
Accanto all’azione pubblica è necessario sostenere direttamente le piccole e medie imprese negli investimenti preventivi. Molte attività produttive operano in aree esposte e non dispongono delle risorse necessarie per mettere in sicurezza strutture, impianti e magazzini. Un fondo dedicato alla prevenzione consentirebbe di accompagnare le imprese in un percorso di adattamento, riducendo in modo concreto la vulnerabilità del sistema produttivo.
In questa direzione si inserisce anche la proposta di un credito d’imposta per l’adattamento climatico, semplice e automatico, che premi chi investe in opere strutturali di riduzione del rischio. Non un incentivo generico, ma uno strumento mirato a trasformare la prevenzione in una scelta economicamente sostenibile, soprattutto per le realtà più piccole.
Un capitolo centrale riguarda poi il tema delle assicurazioni contro le calamità naturali. L’obbligo assicurativo, se non accompagnato da un adeguato intervento pubblico, rischia di tradursi in un ulteriore onere per le imprese. Unimpresa propone un modello mutualistico, con una garanzia dello Stato, capace di rendere le polizze accessibili e di distribuire il rischio in modo equo, senza scaricarlo integralmente su chi produce.
Fondamentale è anche la governance della prevenzione, oggi frammentata tra livelli istituzionali diversi. Una cabina di regia unica, in grado di coordinare Stato, Regioni e Comuni, permetterebbe di superare sovrapposizioni, ritardi e inefficienze, rendendo più rapidi e coerenti gli interventi sul territorio. La prevenzione moderna passa inoltre dall’uso sistematico dei dati e delle tecnologie predittive. Integrare informazioni climatiche, mappe di rischio e dati economici consente di anticipare gli impatti, pianificare le attività produttive e ridurre le interruzioni. Investire in conoscenza significa trasformare l’incertezza in capacità di previsione. Infine, si ritiene essenziale il coinvolgimento diretto delle imprese nei piani di protezione civile. Informazione, formazione e coordinamento possono fare la differenza tra un danno limitato e una crisi irreversibile. Le imprese sono parte integrante del territorio e devono essere messe nelle condizioni di contribuire attivamente alla sicurezza collettiva.



