Dopo l’arrivo di Elly Schlein a Niscemi per esprimere solidarietà alla popolazione e annunciare che il suo partito chiederà di destinare le risorse del Ponte alle esigenze di chi è stato colpito dall’uragano Harry e alla messa in sicurezza del territorio, nella “capitale del carciofo” è giunta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme al presidente della Regione Renato Schifani.
La differenza tra la visita della segretaria del Partito democratico e quella della leader del centrodestra è stata soprattutto nell’approccio: Schlein ha scelto di mescolarsi ai cittadini, stringere mani, offrire conforto e proporre di dirottare le risorse destinate al Ponte per fronteggiare le emergenze; Meloni, invece, si è limitata a sorvolare in elicottero le aree colpite, con una tappa in municipio per incontrare gli amministratori, fare una prima valutazione dei danni e annunciare i propri interventi. Una scelta, quella del capo del governo, che non è stata assolutamente apprezzata, anzi ha creato sconcerto e amarezza in una parte dei cittadini.
«Non siamo cittadini di serie B», «Non l’avremmo sfiorata neppure con un dito», «Incontra la gente nei mercati quando si tratta di raccattare voti e si dilegua quando bisogna dare certezze a chi ha perso la casa e chiede sicurezza». Questi sono solo alcuni dei commenti ascoltati in piazza mentre l’auto con a bordo la presidente del Consiglio e il suo seguito lasciava il municipio. Nel frattempo, gli onorevoli Bonelli (coinvolto dalla Meloni nell’incontro con gli amministratori) e La Vardera si sono fermati con i giornalisti per stigmatizzare le scelte del governo e chiedere anche loro di dirottare le risorse destinate al Ponte per far fronte alle emergenze.
Non meritava questo trattamento – commentano in tanti – chi è stato obbligato a lasciare la propria abitazione senza avere la possibilità di prendere il necessario (abiti, medicinali, giocattoli, animali domestici) per affrontare le difficoltà connesse allo stare fuori casa per un tempo indefinito.
Ovviamente non sono mancati gli estimatori della presidente del Consiglio, che reputano la sua presenza a Niscemi, comunque, un forte segnale di attenzione certamente foriero di risultati.
Amarezza, delusione, sconcerto sono i sentimenti che si colgono parlando con le donne e gli uomini di Niscemi, misti a orgoglio e alla speranza che almeno questa volta non finisca come nel 1997, e volontà di ripartire, di non piangersi addosso.
Non è la prima volta che il paese frana, trascinando una parte consistente dei quartieri del versante sud e sud-est a valle, verso la piana di Gela. Un avvenimento simile infatti si è verificato nell’ottobre del 1997 e nel mese di marzo del 1790.
Un fenomeno sulle cui cause si è detto e scritto tanto, anche da parte di autorevoli esperti e geologi, mentre si continua a tacere sul fatto che quello che è accaduto a Niscemi non è un fatto isolato: la Sicilia centro-meridionale è uno dei luoghi più soggetti a frane in Italia. Tante sono infatti le zone dell’Isola che evidenziano la vulnerabilità di un territorio caratterizzato da argilla e movimenti tettonici.
Non si è detto ancora nulla neppure sui tempi e sulle risorse economiche occorrenti per mettere in sicurezza la capitale del carciofo e i territori dell’Isola interessati da questi fenomeni.
Si perché oggi, tra le priorità di Niscemi, non vi è soltanto quella di accertare eventuali responsabilità – che, a mio giudizio, esistono e sono numerose, a partire dalle opere che avrebbero dovuto essere realizzate dopo la frana del 1997 – ma soprattutto quella di mettere in sicurezza il territorio e, allo stesso tempo, garantire alle famiglie che non potranno rientrare nelle proprie abitazioni una sistemazione dignitosa e indennizzi adeguati per far fronte alle necessità. A ciò si aggiunge l’urgenza di ripristinare le strade interrotte e i collegamenti tra Niscemi e gli assi viari che la univano al resto dell’Isola.
Una necessità che non riguarda solo i cittadini, ma pure le imprese, anche perché per arrivare a Niscemi da Catania oggi occorre fare la vecchia strada che attraversa l’abitato di Caltagirone e, da Piazza Armerina e Enna, superare Gela e percorrere la strada per Vittoria. Ciò, ovviamente, comporta tempi di percorrenza e costi maggiori rispetto a prima.
Ad ogni modo, trovare i mezzi economici tali da consentire dei lavori del genere, non sembra semplice.
L’Assemblea regionale siciliana, per iniziativa del leader “Sud chiama Nord“ Cateno De Luca ha approvato una mozione, con il voto contrario dei partiti che sorreggono il governo Schifani, che chiede di dirottare 1,3 miliardi dei soldi messi dalla Regione per la realizzazione del Ponte.
A questa proposta, però, da Roma rispondono “picche”, dopo una iniziale apertura di Forza Italia, subito rientrata, e dichiarano “urbi et orbi” che i soldi si troveranno, magari attingendo al fondo di solidarietà dell’Unione europea – come si è fatto per l’Emilia Romagna -, e a risorse nazionali.
Insieme a tanti impegni e a molte promesse l’unica novità è la proposta del sindaco di Gela Terenziano Di Stefano, il quale, dopo le dichiarazioni del capo della Protezione civile nazionale che ha parlato di: “movimenti di 350 milioni di metri cubi di terra, più che nel disastro del Vajont nel 1963, e della necessità di trasferire altrove una parte del paese“, di cedere le aree libere della vicina Piana di Gela.
Ad ogni modo, noi di Hashtag Sicilia, che fin dai primi momenti abbiamo colto l’entità dei danni provocati dallo smottamento di Niscemi e dalla bufera Harry, non ci siamo limitati a darne notizia, evidenziandone la gravità – a differenza di molti grandi quotidiani nazionali e delle principali reti televisive, Rai compresa, intervenuti con ritardo – ma abbiamo anche deciso di recarci direttamente sui luoghi colpiti.
Non per ascoltare le dichiarazioni dei numerosi politici che si sono precipitati nei paesi del litorale ionico e nella capitale del carciofo, alcuni per fare passerella e promettere mari e monti, altri per esprimere solidarietà e per formulare qualche proposta, ma per sentire dalla viva voce dei soggetti danneggiati e degli sfollati, i loro drammi, le loro speranze e soprattutto la volontà di non rassegnarsi e di ripartire.
Uomini e donne semplici, che non hanno recitato ma parlato con il cuore. Voci che si possono ascoltare nelle interviste da noi realizzate, non senza difficoltà, a causa del silenzio di alcuni interlocutori e del pudore di altri nel manifestare il proprio dolore per essere stati costretti a separarsi da oggetti conquistati con tanti anni di sacrifici e dai ricordi personali che quei beni rappresentano per loro.
Speriamo, con questo spaccato sulla situazione di Niscemi, e soprattutto attraverso le interviste che abbiamo raccolto, di essere riusciti a restituire una fotografia quanto più fedele possibile di ciò che sta accadendo: non solo dei danni materiali, ma anche dello stato d’animo di una comunità ferita che chiede – e merita certamente – sicurezza, rispetto e risposte concrete.



