“Quando educare è esserci” è la prima tappa dell’approfondimento di Hashtag sulla povertà educativa in Sicilia, un percorso che si svilupperà in più puntate coinvolgendo diverse città della regione. La rubrica si prefigge di intervistare istituzioni, scuole, contesti territoriali; provando a mettere a fuoco responsabilità, criticità e possibili risposte nei contesti urbani più difficili.
La prima puntata dedicata alle esperienze territoriali parte da un quartiere simbolo della fragilità socio-educativa ed economica del territorio catanese: San Giovanni Galermo.
In contesti come questo, educare significa garantire continuità, costruire relazioni che durano nel tempo, offrire un presidio quotidiano in territori segnati da instabilità e marginalità.
È il punto su cui insiste Elisa Maiorca, dirigente storica della Cooperativa Prospettiva, radicata da oltre quarant’anni nell’area nord della città. La differenza, spiega, sta tra interventi a termine e presenza stabile: “Quando la presenza educativa non è continua, ai ragazzi rischia di mancare un punto di riferimento adulto capace di accompagnarli nel tempo. La continuità un elemento strutturale dell’esperienza educativa”.
Dentro questa prospettiva si colloca anche il progetto Get Up, attivo presso l’Istituto Wojtyla e raccontato da Giada Ferlazzo, pedagogista e responsabile dell’iniziativa. L’esperienza coinvolge studenti del triennio e si svolge dentro la scuola con l’obiettivo è costruire relazioni che vadano oltre l’attività programmata, creando uno spazio stabile di confronto e accompagnamento.
“Quando c’è continuità – osserva Ferlazzo – i ragazzi rispondono”. È un’affermazione che si confronta con una rappresentazione pubblica dei giovani spesso semplificata e superficiale. “L’esperienza quotidiana – afferma la pedagogista – mostra invece che, se sostenuti da adulti presenti e affidabili, molti adolescenti trovano spazi di crescita e responsabilità”.
La scuola, da sola, non basta. È un passaggio che attraversa la puntata e che rimanda alla necessità di alleanze educative più ampie In questa direzione si inserisce anche il progetto Hub Comunità Educante, che mette in rete alcune delle principali esperienze del Terzo settore cittadino.
Per Maiorca, “servono relazioni strutturate tra scuole, associazioni, servizi, istituzioni e famiglie, capaci di dare stabilità alle opportunità educative. La costruzione di comunità educanti rappresenta una scelta strategica”.
La puntata è uno snodo centrale del ciclo: dal racconto delle fragilità si passa all’analisi delle risposte possibili. Nei quartieri più esposti alla marginalità sociale ed economica, educare diventa una scelta quotidiana di presenza. Il percorso proseguirà dando voce ad altre realtà territoriali ed esperienze significative, un confronto che intende restare ancorato ai territori e alla responsabilità adulta di “esserci”.
Perché la qualità del futuro di una città – e più in generale di una comunità – si misura anche dalla capacità di investire con continuità e visione sulle proprie opportunità educative, rafforzandole e rendendole accessibili nei quartieri più fragili.
La prima puntata di questa nostra nuova rubrica, dove abbiamo affrontato i temi accennati in quest’articolo, e numerosi altri, verrà trasmessa questa sera, alle ore 20.00 sulla pagina Facebook, sul canale Youtube, e su tutti gli altri canali social del giornale. Non mancate!
Antonio Fisichella



