DDL Bongiorno sulla violenza sessuale, mobilitazione a Catania contro il provvedimento: «Meglio nessuna legge che questa legge»

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Domenica mattina, in una città ancora un po’ dormiente e meno trafficata del solito, centinaia di donne — molte delle quali giovani e giovanissime — si sono riunite in piazza Stesicoro per il sit-in indetto in tutta Italia contro il DDL Bongiorno sulla violenza sessuale.

Neppure la pioggia, che fin dalle prime ore del mattino ha imperversato sulla città, ha scoraggiato la partecipazione al presidio indetto unitariamente da associazioni, centri antiviolenza, collettivi, sindacati e forze politiche progressiste.

Al presidio, svoltosi sotto la statua di Vincenzo Bellini, hanno partecipato anche le parlamentari regionali Lidia Adorno del Movimento 5 Stelle, Ersilia Severino e Giovanni Burtone del PD, gli ex inquilini di Sala d’Ercole Adriana Laudani, Concetta Raia e Pippo Pignataro, nonché la consigliera comunale Gianina Ciancio ed esponenti dei partiti di sinistra e progressisti.

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“Senza consenso è sempre violenza“, “Il sesso senza libera scelta è stupro“, “Meglio nessuna legge che questa legge“, “Il Governo protegge gli stupratori“, questi alcuni degli slogan gridati a Catania e in tutte le maggiori città italiane dall’arcipelago femminile e femminista per contestare il testo del DDL Bongiorno.

Un disegno di legge fondato sul dissenso ad un rapporto sessuale, e non più sul consenso – approvato al Senato con il voto favorevole del centro destra (compreso quello della senatrice leghista che guida la Commissione Giustizia).

Hanno votato contro il PD, il Movimento 5 Stelle, Verdi e Sinistra Italiana e Italia viva perché – a loro dire – la svolta proposta dalla senatrice Giulia Bongiorno snatura e stravolge il disegno di legge sulla violenza sessuale approvato all’unanimità alla Camera dei Deputati, e tradisce inoltre l’accordo bipartisan tra la presidente Giorgia Meloni e la leader del PD Elly Schlein.

È stata scelta proprio la giornata del 15 febbraio per protestare contro il governo perché coincide con l’anniversario della Legge n.66 approvata nel 1996 dopo tantissime battaglie del movimento femminista nel paese e dentro il Parlamento (e grazie all’impegno dell’allora deputata del PCI Angela Bottari che si dimise nel 1977 di fronte ai tentativi di annacquarla).

Prima di concludersi, la manifestazione di Catania ha rilanciato l’appello alla mobilitazione del 28 febbraio a Roma ed è stata animata dagli interventi delle rappresentanti del mondo femminile e femminista etneo.

Gli intervenuti hanno ricordato il lungo percorso che ha portato al riconoscimento della violenza contro le donne come grave violazione dei diritti umani, così come sancito dalla Dichiarazione della Conferenza mondiale sui diritti umani di Vienna e dalla Dichiarazione ONU sull’eliminazione della violenza contro le donne del 1993. Hanno inoltre sottolineato che, nonostante l’Italia abbia ratificato negli ultimi decenni le principali convenzioni internazionali e le direttive europee in materia, solo nel 1996 lo stupro è stato riconosciuto come reato contro la persona e non più contro la morale.

Infine, hanno ricordato che solo dopo l’approvazione di tante norme – a partire, come già accennato, dalla legge del 1996 e di quelle emanate nel 2001 e 2009 e solo dopo la Convenzione di Istambul – è stata approvata la Legge 15 /10/2013 n.119, con la quale vengono adottate specifiche misure atte a tutelare le donne vittime di violenza e i/le loro figli/e.

Ne consegue – questo il ragionamento degli esponenti della galassia femminile – che non si può tornare indietro sui diritti acquisiti in questi anni dalle donne. Se si vuole proteggerle occorre dunque ritornare all’accordo sottoscritto unitariamente alla Camera dei Deputati.

Noi di Hashtag Sicilia abbiamo seguito e raccontato l’iniziativa, anche con le interviste e le dichiarazioni di alcuni presenti.

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