Governo Meloni, i titoloni dei giornali parlano di tanti risultati, ma non è tutto oro quel che luccica – Così è (se vi pare)

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Salve a tutti e ben ritrovati nella rubrica di Hashtag Sicilia “Così è (se vi pare)“.

Quasi tutti i media da qualche tempo bombardano l’opinione pubblica italiana sui successi del governo Meloni, sparando titoli e sottotitoli che enfatizzano i risultati ottenuti dall’esecutivo.

Tra le tante formule d’apertura che hanno campeggiato gli articoli di diversi giornali riporto le principali, quelle che riguardano la situazione economico e sociale.

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  • “Il PIL dell’Italia cresce più degli altri paesi e più delle attese, + 0,7% e non + 0,5 %“ – Teleborsa / QuiFinanza
  • “La ZES unica vola, superata quota 1.000 investimenti per 12 miliardi di euro e quasi 18.000 nuove assunzioni“ – Il Mattino
  • “I dazi non frenano la corsa dell’export italiano, il nostro Paese è l’unico partener commerciale degli Stati Uniti a far segnare un risultato positivo: + 7,2% battendo i paesi concorrenti Germania, Francia, Spagna e Regno Unito“ – Italia-Informa
  • “L’occupazione continua a crescere, in un anno più di 62.000 occupati“ – BusinessOnline
  • “Spread giù a 64,6 punti base, ai minimi dal 2008, ciò dimostra che gli investitori internazionali continuano ad avere fiducia nel Paese e nelle prospettive economiche dell’Italia“. – IlGiornale
  • E dulcis in fundo “il 2026 sarà l’anno della crescita“ , chiosa la presidente Meloni – Askanews

Ma, nonostante tutto questo ben di Dio, nessuno riesce a rendere conto agli italiani di diversi fenomeni importanti, che da tempo sono sotto gli occhi di tutti.  

  • Primo: perché l’Italia non attrae talenti (lavoratori qualificati, studenti, ricercatori)? E su questo versante risulta ultima in Europa, fanno meglio di noi Germania, Francia, Spagna e anche i Paesi dell’Est, quelli che ancora molti considerano i “parenti poveri” della compagnia. Non vengono da noi a causa dei salari troppo bassi e dei tempi troppo lunghi della burocrazia, con la conseguenza che le nostre imprese restano a bocca asciutta.
  • Non ci dicono neppure, né fanno titoloni sul fatto che, con riferimento all’occupazione, a crescere è soprattutto la quota anziani (+ 51 anni di età) per effetto dei ritardi nello accesso alla pensione, mentre cresce poco l’occupazione giovanile (fonte Svimez).
  • Non scrivono neanche, se non in qualche trafiletto confinato nelle pagine interne dei giornali, sul fatto che oggi in Italia lavorare non garantisce più automaticamente come un tempo di uscire dalla povertà: oggi, infatti sono 2,4 milioni gli occupati a rischio povertà.
  • E aggiungo a questo proposito che: solo il 23,8 % degli italiani riesce a mettere da parte qualche risparmio, mentre il 35, 4 % è costretto ad attingere ai propri risparmi e, quasi il 60 % ha difficoltà per arrivare a fine mese (Rapporto Italia 2025 Eurispes).
  • Non fanno neanche cenno, come sarebbe logico aspettarsi, del fatto che il 60 % degli italiani fatica ad arrivare a fine mese e che il grosso di salari e stipendi è assorbito per il 44,3 % da gli affitti della casa, il 29,1 % dal pagamento delle bollette e, se si soffre di determinate malattie il 24,9 se lo mangiano le spese mediche.
  • Non menzionano molto neppure il rischio che i giovani, i nostri figli, andranno in pensione percependo il 65% dell’ultima paga e non con l’81,5 % di oggi (Focus CENSIS/Confcooperative).
  • Non si scrive molto neanche sul fatto che, nonostante le donne siano più brave, più determinate e rapide negli studi, sono più penalizzate sia negli sbocchi professionali che nelle retribuzioni: le donne guadagnano 250-300 euro meno degli uomini (Rapporto Almalaurea). A conferma che la parità di genere è ancora di là da venire. E per quando riguarda i salari tra il 1991 e il 2024 i salari reali sono cresciuti del 32 % in Francia, del 33 % in Germania, del 48 % nel Regno Unito e del 50 % negli USA. In Italia, invece, sono diminuiti del 2,4 %.

Faccio queste considerazioni – che non sono frutto della mia fantasia, ma di indagini e ricerche rigorose – non per sminuire alcuni risultati del governo guidato dall’onorevole Giorgia Meloni, ma per dire che la strada per avviare a soluzione tanti i tanti problemi che ancora oggi affliggono il Paese è ancora lunga.

Basti pensare che tra il 2022 e il 2024 360.000 giovani sono andati via dal Sud, seguiti di genitori pensionati, con una buona indipendenza economica, che si sono trasferiti per stare vicini ai loro figli e per poter usufruire di quei servizi essenziali che in tanti comuni delle aree interne sono assenti o comunque deficitari.

Pertanto, il governo farebbe bene a concentrarsi sulla risoluzione dei problemi anzidetti piuttosto che tagliare altri 200 milioni di euro ai comuni siciliani, mettendo a rischio prestazioni di welfare, come quelle rivolte alla prima infanzia e agli anziani.

Sarebbe anche saggio non assecondare i desiderati della Lega, che ha deciso di procedere a grandi falcate sulla Autonomia differenziata, in barba alla decisione della Corte costituzionale.

Non per dare la possibilità alle Regioni del Nord di competere meglio con le regioni degli altri stati europei, ma per allontanare ancor di più il Sud Italia dal resto del Paese e spaccare L’Unità nazionale.

Il medesimo suggerimento mi permetto di darlo anche ai leader dei partiti di opposizione: le battaglie sul salario minimo e sull’esigenza di investire di più sulla sanità e sulla scuola sono certamente sacrosante e condivisibili.

Ritengo però che in materia di sicurezza (un tema questo particolarmente avvertito dai soggetti più esposti e più fragili), di grandi investimenti (indispensabili per avvicinare il Sud al Centro-Nord) e di politiche in grado di avvicinare l’Italia agli altri paesi europei, credo che sarebbe giusto dire meno no e ricercare, insieme a chi governa, soluzioni possibili e compatibili con il quadro di finanza pubblica.

Mi rendo conto che questo approccio da parte dell’opposizione può comportare il rischio di inghiottire qualche boccone amaro.

Di fronte però alla domanda di sicurezza sempre più crescente, alla necessità di avvicinare sul terreno delle infrastrutture il Sud e in particolare le aree interne -che continuano a spopolarsi – al Centro Nord e ai territori più sviluppati della Penisola e, all’esigenza di varare politiche che consentono al nostro sistema produttivo di competere meglio sui mercati esteri, credo che valga la pena inghiottirlo e far prevalere gli interessi generali.

Per tutti questi temi, e molti altri ancora, non ci resta che darvi appuntamento questa sera, alle ore 20.00 con la nostra prima visione trasmessa sulla pagina Facebook, sul canale Youtube, e su tutti gli altri canali social del giornale. Non mancate!

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