Autotrasporto, settore strategico ma in crisi: in dieci anni sparite oltre 19 mila imprese

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Da tempo si scrive e si pontifica da più parti che l’autotrasporto è uno dei perni più importanti dell’economia italiana e riveste un’importanza strategica.

Non solo perché oltre l’80 per cento delle merci viaggia su gomma, ma anche perché senza l’autotrasporto interi settori produttivi si fermerebbero nel giro di poche ore, con la conseguenza di provocare danni economici enormi.

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Grazie all’autotrasporto anche le zone più periferiche e meno servite dalle grandi infrastrutture continuano a restare collegate ai mercati principali.

Per non parlare del fatto che l’autotrasporto svolge una funzione centrale nell’integrazione con gli altri sistemi di trasporto. Porti, interporti, aeroporti, ferrovie dipendono infatti in larga misura della distribuzione su gomma per l’ultimo tratto del viaggio delle merci.

Per esercitare questo suo ruolo in questi anni gli autotrasportatori hanno investito risorse significative al fine di disporre di veicoli più sicuri e meno inquinanti, per la digitalizzazione dei processi logistici e per la sostenibilità ambientale; il tutto facendo leva – molto spesso – su risorse proprie.

Talvolta anche indebitandosi e combattendo quotidianamente contro la concorrenza sleale, l’impossibilità di trovare autisti e il deficit infrastrutturale, di cui soffre soprattutto il Sud e in particolare la Sicilia.

Problemi questi che, unitamente ai costi fissi che continuano a lievitare anno dopo anno (pedaggi autostradali + 1,5 per cento, gasolio per auto trazione + 3,6 per cento), solo nel 2025 hanno determinato la fuga dal settore.

Infatti negli ultimi 10 anni le imprese attive di autotrasporto sono passati da 86.590 a 67.349 unità, riducendo in valori assoluti di 19.241 aziende e in valori percentuali del 22,2 per cento.

A pagare pegno sono stati in primis la Lombardia (-3.141 aziende), seguita dall’Emilia Romagna (-2625 unità), il Lazio (-2.238), il Veneto (-2.142 aziende), ovvero quelle regioni che risentono maggiormente della concorrenza dei vettori stranieri.

Tra le Regioni del Mezzogiorno quelle che hanno subito la contrazione maggiore sono state la Puglia (-876), la Sardegna (-722), la Sicilia (-515).

Solo il Trentino Alto Adige, nel periodo preso a riferimento, ha fatto registrare un incremento di aziende di autotrasporto (+165).

Con riferimento alla Sicilia – ad eccezione della provincia di Palermo, dove le imprese di autotrasporto tra il 2015 e 2025 crescono di 123 unità -, tutte le altre province subiscono una contrazione.

A perdere più imprese del settore sono state, nell’ordine, le province di: Catania (-212), Ragusa(-119), Messina (- 104), Siracusa (- 66), Trapani (-59) seguite da Enna (-39), Agrigento (-28), Caltanisetta (-11).

Pertanto, in assenza di adeguate politiche di sostegno, questo settore è destinato a perdere peso, a subire una pesante cura dimagrante, per effetto del continuo aumento del prezzo del carburante – che si prevede nel 2026 inciderà per 2.000 euro per ogni mezzo pesante, e dei ritardi nei pagamenti da parte dei committenti.

Un problema, quest’ultimo, che non è riuscito a risolvere neppure la circolare del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, benché intimi ai committenti di farla finita con questa prassi, pena una sanzione che può arrivare fino al 10 per cento del fatturato annuo.

Quindi, se non si vuole indebolire ulteriormente un settore cruciale per il sistema economico e per la società, occorre intervenire urgentemente garantendo finanziamenti agevolati che favoriscono le aggregazioni, l’acquisto di mezzi di ultima generazione, riducendo alcuni costi fissi come, ad esempio quelli del carburante e dei pedaggi autostradali.

Venendo incontro anche ai problemi di cui soffre il settore nelle Isole – in particolare in Sicilia – legati all’attraversamento dello Stretto e ad un sistema di infrastrutture viarie arcaico, che incide pesantemente sui tempi di percorrenza e sui costi.

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