Lavorare nei quartieri fragili: povertà educativa e diritti dei bambini a Catania

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La nuova puntata del ciclo di approfondimento “Che ne faremo dei nostri ragazzi?”, promosso da Hashtag Sicilia, torna a guardare a uno dei nodi più delicati della crisi educativa della città: quello dei quartieri più fragili e delle esperienze che, ogni giorno, provano a contrastare disuguaglianze e marginalità.

Ne discutono Agnese Gagliano, responsabile del Punto Luce di Save the Children a San Giovanni Galermo, realtà che opera anche a Picanello con il Polo Mille Giorni, e Simona Laudani, docente dell’Università di Catania e componente del Comitato per il contrasto alla povertà educativa, impegnata nell’accompagnare la nascita di alleanze educative nei quartieri di San Cristoforo, San Leone e in alcuni comuni della provincia.

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Le fragilità dei quartieri

Il punto di partenza è molto concreto: guardare ai quartieri della città in cui le fragilità sociali ed educative si manifestano in modo più evidente. Qui povertà materiale, difficoltà familiari, dispersione scolastica e carenza di opportunità si intrecciano spesso, rendendo più difficile per bambini e adolescenti costruire solidi percorsi di crescita.

Il lavoro educativo di prossimità

Accanto a queste difficoltà, la puntata guarda anche alle esperienze educative che nascono dal basso e che operano quotidianamente nei territori. Presìdi, progetti, reti e alleanze che provano a offrire ascolto, accompagnamento e occasioni di crescita, scommettendo sulle potenzialità dei bambini e dei ragazzi e non soltanto sulle loro mancanze.

“Lavorare nei quartieri fragili non significa solo misurarsi con le mancanze, ma investire sulle potenzialità dei bambini, dei ragazzi e delle mamme, costruendo occasioni concrete di crescita, autonomia e fiducia”, sottolinea Agnese Gagliano.

Una città in ritardo sui servizi educativi

Il confronto si allargherà poi al quadro cittadino, che mostra un divario netto rispetto ad altre città italiane. “A Catania”, osserva Simona, “l’offerta educativa resta fragilissima in nodi decisivi come tempo pieno, servizi per la prima infanzia, contrasto alla dispersione e percorsi per gli adolescenti più esposti”.

Non solo differenze territoriali

La domanda di fondo è allora se ci si trovi ancora di fronte a semplici differenze territoriali o se, invece, emerga una questione più radicale, che riguarda l’uguaglianza nei diritti dei bambini e dei ragazzi. Perché è nei quartieri più fragili che diventano più visibili non solo le disuguaglianze educative, ma anche la capacità di una città di costruire risposte più adeguate. La puntata sarà trasmessa questa sera alle ore 20.00 con la nostra prima visione trasmessa sulla nostra pagina Facebook, sul nostro canale Youtube, e sui nostri altri canali social. Non mancate!

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