All’Ambasciatori va in scena la forza della leggerezzadel Decameron di Buio in Sala

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di Mariagrazia Miceli

Il Teatro Ambasciatori di Catania ha ospitato lo scorso weekenduna nuova ed interessante versione del Decameron prodotta da Buio in Sala. Sotto la regia di Giuseppe Bisicchia e Massimo Giustolisi, e con l’adattamento curato da Irene Tetto, l’opera boccacciana si è scrollata di dosso le polveri del tempo per rivelarsi in tutta la sua dirompente attualità.

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Lo spettacolo affonda le sue radici in un’esperienza sensorialenata nel 2018 per il Teatro Antico di Segesta, in cui l’allestimento originale – come sottolineato da Giuseppe Bisicchia – sfruttava il sorgere del sole per illuminare una narrazione intessuta con una “presa diretta sulla realtà umana, viva e concreta”. Nel passaggio al palco dell’Ambasciatori questa essenza non è andata perduta: il fulcro della messa in scena risiede infatti nel potente contrasto tra il dramma e la ricerca della leggerezza, che mantiene però la profondità del testo di Boccaccio.

La cornice narrativa vede un gruppo di otto giovani – invece dei dieci originali per scelta artistica ed economica – affrontare la peste rifugiandosi in un’Arcadia atemporale, utilizzando il racconto come strumento di evasione e, soprattutto, di crescita. Bisicchia spiega come questo istinto a preservare la vita nasca da un’osservazione profonda dell’umano: anche nei momenti più tragici, le persone cercano attimi di condivisione e “piccole cose che possono sembrare superflue, ma che sono il vero motivo che ci fa andare avanti”.

L’adattamento si sviluppa su tre piani narrativi, dove la società boccacciana emerge in tutta la sua complessità laica e “terrestre”, dominata dalle forze dell’amore, della fortuna e del denaro. Sul palco, personaggi iconici come Calandrino, Buffalmacco e Andreuccio prendono vita in un intreccio dove la violenza si mescola alla dolcezza e il sesso all’amore. Secondo il regista, l’attualità dell’autore risiede proprio nella sua capacità di scandagliare caratteri che “diventano universali, cioè non muoiono mai”, permettendo allo spettatore contemporaneo di riconoscersi criticamente ma con il sorriso.

La regia ha scelto un approccio che richiama l’estetica medievale con scena a vista, arricchito però da innesti contemporanei come il video mapping di Andrea Ardizzone e le musiche originali di Emanuele Toscano. Una nota di merito va al cast — composto da Daniele Virzì, Laura Accomando, Adriano Fichera, Giulia Epaminonda, Andrea Luvarà, Paola Bonaccorso, Sofia Bellia e Mario Mazzaglia — che ha saputo gestire con ritmo i tempi della comicità ed è stato molto apprezzato dal pubblico in sala, inuno spettacolo che diverte pur mantenendo il proprio sguardo lucido e disincantato su un’umanità in perenne bilico tra degrado e riscatto.

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