Il Crogiuolo di Miller, l’eco di Salem al Teatro Stabile Mascalucia

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di Mariagrazia Miceli

Lo scorso weekend al Teatro Stabile Mascalucia Mario Re, il regista Nicola Alberto Orofino ha restituito al pubblico una vibrante messinscena de “Il Crogiuolo” di Arthur Miller. L’opera, che racconta uno degli episodi più violenti e sanguinari della nostra storia, trae origine da un bizzarro gioco adolescenziale per trasformarsi in una spirale di violenza e persecuzione e si conferma come un lucido monito contro ogni forma di isteria collettiva e fanatismo ideologico.

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La regia di Orofino si muove con perizia all’interno di un testo che Miller ha costruito attingendo direttamente ai documenti storici della Salem del XVII secolo, preservandone non solo i personaggi ma l’essenza stessa dei dialoghi originali. Il risultato è una narrazione dominata dalla codardia e dalla paranoia, in cui la caccia alle streghe diviene il pretesto per consumare meschine vendette personali. Come dichiarato dallo stesso regista, Arthur Miller si distingue per uno sguardo particolarmente critico verso la propria patria, dimostrandosi un autore “coraggioso” capace di svelare tabù e ipocrisie sociali. Nonostante Orofino avesse già affrontato l’universo di Miller e avesse approfondito questo testo sin dalla giovinezza, questa produzione segna il suo debutto ufficiale nella messa in scena della pièce.

L’opera si configura come una complessa sfida corale, un’architettura umana che Orofino definisce il “vero teatro”. A dare corpo e voce alla tormentata comunità di Salem è un nutrito ed efficace ‘ensemble’, una polifonia di talenti che vede alternarsi sulla scena Sara Caruso, Fabiano Casella, Adriana Cesarotti, Alessia Consoli, Anna De Luca, Daniele Di Martino, Salvo Leonardi, Andrea Luca, Giuliana Mirone, Agata Prestani, Rita Re, Christine Righi, Mario Rocca, Giuliana Rosolia, Andrea Zappalà, Chiara Borzì, Veronica Campagiorni, Arianna Cotroneo, Chiara Di Giovanni, Martina Garozzo, Chiara Monteleone, Gaia Palmeri e Micaela Villa, con la partecipazione straordinaria di Cettina Poma.

Il numeroso cast abita la scena con una forza che enfatizza la denuncia milleriana contro il clima oppressivo del maccartismo degli anni Cinquanta. Tuttavia, il messaggio trascende l’epoca storica: Orofino sottolinea come la storia parli con urgenza alla comunità odierna, dove le “streghe” sono rappresentate dagli ultimi, dagli immigrati e dai diseredati, trasformati in capri espiatori da una certa politica per generare panico sociale.

Sotto il profilo estetico e performativo, la rappresentazione è intrisa di un profondo pathos che avvince lo spettatore, pur risultando impegnativa nella sua durata di 2 ore e 15 minuti. Ad arricchire l’esperienza sensoriale intervengono le musiche, interessanti e incisive, le quali costituiscono un refrain suggestivo capace di sottolineare ed enfatizzare i momenti di maggiore tensione drammatica.

In un’epoca di nuove intolleranze, questo allestimento de “Il Crogiuolo” non è solo un esercizio di memoria storica, ma un invito imperativo alla resistenza contro le derive dell’odio sociale.

Repliche sabato 28 (ore 17.30 e 21.00) e domenica 29 marzo (17.30).

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