Tangenziale di Catania. Attanasio (Cisl): «Serve un nuovo asse viario e una gestione integrata e coordinata»

Le principali dichiarazioni dal sindacato: «Perdita di ore di lavoro, danni alle attività produttive, ritardi per chi viaggia: lavoratori e pendolari sono prigionieri delle file interminabili. Competenze frammentate e assenza di conferenze di servizi per i lavori: occorre pianificazione seria, condivisa e trasparente degli interventi»

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Catania, 1 aprile 2026 – «La perdita quotidiana di ore di lavoro, i danni economici per le attività produttive, i ritardi e i disagi per chi deve affrontare un viaggio – soprattutto verso l’aeroporto – l’aumento dei costi del carburante e le interminabili ore trascorse in auto da chi si sposta dall’autostrada verso l’area industriale o altre destinazioni rappresentano ormai una realtà insostenibile. Lavoratori, pendolari, cittadini e imprese sono di fatto prigionieri di code chilometriche lungo la tangenziale. Serve senza dubbio una nuova tangenziale, ma c’è bisogno anche di un modello gestionale integrato e coordinato».

Lo afferma Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl di Catania, commentando le code interminabili e il caos quotidiano che affliggono il raccordo autostradale. 

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«I continui lavori, spesso non adeguatamente coordinati con quelli dei territori comunali su cui insiste la tangenziale, così come la perdurante apertura di cantieri e di restringimenti – argomenta Attanasio – determinano condizioni di forte criticità, con pesanti ricadute sia sul piano economico sia su quello psicofisico delle persone coinvolte». 

«Quella che dovrebbe essere un’infrastruttura viaria strategica – ricorda – si è trasformata in un vero e proprio collo di bottiglia. La tangenziale costituisce infatti l’unico asse di collegamento tra le autostrade per Messina (A18), Palermo (A19) e Siracusa (A18), oltre a consentire l’attraversamento della città da nord a sud senza entrare nel centro abitato. Rappresenta quindi un nodo nevralgico per l’intero sistema della mobilità intermodale siciliana, su cui insistono la ferrovia merci, l’interporto, l’aeroporto e i principali poli logistici e commerciali, ma oggi, viste le pesanti conseguenze, produce l’effetto opposto rispetto a quello per cui è stata progettata».

Per Attanasio «è ormai quasi consuetudine che dalle ore 6 sino a metà mattinata, e nei giorni di maggiore accesso alle aree commerciali, si formino code chilometriche. Qualsiasi rallentamento o, peggio, un blocco causato da restringimenti di carreggiata o incidenti genera effetti a catena su vasta scala, paralizzando i flussi di traffico fino alle autostrade e all’interno della città, intrappolando per ore migliaia di persone, come è accaduto in questi giorni».

«A rendere ancora più complessa la situazione – aggiunge il segretario cittadino della Cisl – è la frammentazione delle competenze nella gestione dell’arteria: la tangenziale di Catania coinvolge infatti diversi livelli istituzionali, con responsabilità distribuite tra ambito nazionale, regionale e locale. A ciò si aggiunge l’assenza di adeguate conferenze di servizi, indispensabili per garantire un coordinamento efficace e una regia condivisa degli interventi. È quindi indispensabile intervenire con urgenza attraverso una pianificazione seria, condivisa e trasparente degli interventi, che metta al centro la sicurezza, la continuità della mobilità e il rispetto dei diritti di lavoratori, cittadini e imprese».

«È possibile – si chiede Attanasio – che si avviino lavori senza una conferenza di servizi tra enti e istituzioni competenti su un tratto autostradale che va dal confine con la provincia di Siracusa al casello di San Gregorio? Non è opportuno che, quando Anas decide di avviare interventi di ammodernamento o manutenzione ad alto impatto sulla circolazione, vengano coinvolti il Ministero dei Trasporti, il CAS, la Città metropolitana, i comuni interessati e il Comune di Catania? Già questo consentirebbe di coordinare gli interventi attraverso un calendario condiviso, predisporre percorsi alternativi e potenziare il trasporto pubblico».

«Non sarebbe forse il caso – propone il numero uno della Cisl etnea – di affrontare con maggiore determinazione la progettazione e la realizzazione di una nuova tangenziale? Un nuovo asse viario che, partendo da Acireale, ridisegni il proprio tracciato e sia in grado di sostenere un flusso di veicoli, anche pesanti, significativamente superiore a quello attuale? Si è pensato, infatti, che, con il completamento e l’apertura della cosiddetta “Strada dell’Etna” (Catania Nord), la situazione possa ulteriormente peggiorare?»

E conclude: «La Cisl di Catania, insieme alle federazioni dei settori Trasporti ed Edilizia, aveva già previsto alcuni anni fa quanto sta accadendo oggi e continua a sostenere con forza la necessità di una nuova tangenziale, oltre che di un modello gestionale integrato e coordinato tra i diversi enti coinvolti, compresi i comuni interessati dal suo tracciato. Continueremo a rappresentarlo con determinazione in ogni contesto istituzionale».

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