È ormai una vera e propria piaga quella che sta interessando le colonnine di ricarica per le auto elettriche sparse in giro per Catania e provincia.
Cavi vandalizzati, tagliati e derubati in diverse zone della città. Il motivo? Il cosiddetto “oro rosso”: il rame con cui vengono fabbricati i cavi destinati alla ricarica delle vetture pare faccia gola per poi essere piazzato sul mercato nero.
Un metallo molto comune – a sentirlo nominare si potrebbe infatti rimanere sorpresi – ma di estremo valore sul mercato nero (si stima dagli 8 ai 12 euro al kg).
Da anni si verificano furti di cavi ai danni di cantieri, ferrovie e impianti di operatori telefonici. Le colonnine per auto elettriche, i cui cavi ne contengono diversi kg, sembrano rappresentare soltanto l’ultima “trovata” dei ladri di rame per guadagnare qualche soldo in maniera facile e veloce.
La recente diffusione delle colonnine di ricarica, specie nei centri città, le dimensioni rilevanti e il rivestimento dei cavi in gomma o in silicone non fanno altro che semplificare il lavoro dei ladri. È sufficiente tagliarli, caricarli su un mezzo a quattro ruote e fuggire, per poi rivenderli in pochi giorni sul mercato nero (la domanda è per altro altissima), sfruttando magari anche l’assenza di sistemi di videosorveglianza nelle strade e di testimoni nelle tarde ore della notte.
A Catania abbiamo avuto modo di vedere con i nostri occhi le colonnine in Piazza Roma e in Piazza Rosolino Pilo, con i cavi interamente recisi e portati via.
Non si tratta solo di furti: spesso le colonnine risultano “semplicemente” vandalizzate. È il caso di Piazza Santa Maria di Gesù, dove gli spinotti dei cavi che andrebbero inseriti nelle auto sono stati danneggiati, tanto da rendere necessario l’utilizzo di nastri per segnalarne l’inutilizzabilità. A ciò si aggiungono disegni e scritte, molto spesso volgari e offensive, lasciate con bombolette spray sulle colonnine stesse.
Basta andare banalmente su Google Maps e fare una ricerca delle postazioni di ricarica sparse sul territorio per rendersi conto che la portata del problema è ancora maggiore: oltre a quelle già citate, decine di colonnine dalla dicitura “fuori servizio” e diverse segnalazioni che arrivano anche dai paesi dell’hinterland.
Ne derivano chiaramente disagi per gli automobilisti che guidano vetture elettriche, costretti a girovagare in lungo e in largo per trovare un punto di ricarica funzionante e con il rischio che, una volta individuato, questo sia già occupato. È vero che la maggior parte delle volte i possessori di auto elettriche hanno la possibilità di ricaricare i mezzi a domicilio, ma in caso di necessità e imprevisti la questione può decisamente complicarsi, soprattutto se si è lontani da casa.
Danneggiati anche i fornitori di energia, su tutti Enel, costretti così a sostituire periodicamente un gran numero di cavi e a vedere i propri punti di ricarica privati della possibilità di essere sfruttati dalla popolazione.
Tutto ciò di cui abbiamo parlato non riguarda soltanto Catania, anzi. Già da mesi arrivano segnalazioni da numerose grandi città: a Roma, per esempio, lo scorso anno i Carabinieri avevano sequestrato un camion contenente 100 kg di rame già pronto alla vendita.
Ma il fenomeno è di portata europea, parecchio colpito risulta essere il Regno Unito.
Obbligati a spendere migliaia di euro in riparazioni (il costo stimato è di circa 1200 euro per cavo), gli operatori sono chiamati a cercare repentinamente delle soluzioni efficaci, coadiuvati dalle forze dell’ordine.
In cambio di un guadagno tutto sommato limitato, i furti creano ingenti danni e disagi a popolazione e territorio. Senza contare il rischio a cui si espongono i ladri, perseguibili con pene che comprendono anche la reclusione.
Nella speranza che il problema possa essere contenuto, non resta che auspicare per il futuro un maggiore rispetto verso la città e le sue infrastrutture, ma specialmente verso il prossimo.











