Cuba, embargo e condizioni di vita: una riflessione

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Non so come la pensiate sulla rivoluzione cubana e sui protagonisti più noti di quell’impresa (Fidel Castro, Ernesto Che Guevara, Camilo Cienfuegos), né so come la pensiate sull’embargo imposto dagli Stati Uniti più di sessant’anni fa.

Quello di cui sono certo è che, nonostante l’embargo totale (economico, commerciale, finanziario), che ha impedito all’isola caraibica di esprimere le sue potenzialità, il regime – pur tra indicibili difficoltà che hanno inciso sul tenore di vita dei cittadini – è ancora in piedi, ha resistito.

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Comunque la pensiate, non credo che possiate condividere le azioni portate avanti dal presidente americano, perché una piccola isola come Cuba, anche a voler esagerare, non rappresenta – e non potrà mai rappresentare – una minaccia per il Paese economicamente e militarmente più forte del mondo.

Oltretutto, oggi i rapporti con la Russia di Putin e con la stessa Cina non sono neppure lontanamente quelli che Cuba intratteneva con l’Unione Sovietica al tempo dei blocchi contrapposti.

Pertanto, non mi sembra umano impedire agli anziani di curarsi perché, nell’isola, a causa dell’embargo, non arrivano farmaci per il cuore, il diabete e la pressione.

Non mi sembra neppure giusto che ci siano neonati che rischiano di non vedere mai la luce perché le incubatrici sono spente per mancanza di carburante.

Tutto ciò non perché Cuba non abbia i soldi per acquistare beni e servizi, ma perché le aziende che vogliono vendere sono multate, minacciate e perseguitate dal governo americano.

Non ritengo che sia umano vietare alle famiglie di poter acquistare cereali, latte e pollame.

Infine, trovo assurdo che si impedisca agli ospedali e agli ambulatori di operare e di approvvigionarsi di siringhe, anestesia e apparecchi ai raggi X, non perché – ribadisco – non siano in condizioni di acquistarli, ma perché l’embargo impedisce di accedere alle forniture, ai ricambi e alla tecnologia.

Tutto questo a dispetto del fatto che Cuba, con i suoi medici, nei momenti di difficoltà ha aiutato non solo tanti Paesi dell’America Latina e dell’Africa, ma anche la stessa Italia.

Basti pensare che, in occasione della pandemia, sono arrivati nel nostro Paese quasi 100 medici cubani ad affiancare i colleghi che lottavano ogni giorno per ridurre i rischi del contagio per la popolazione.

E, più recentemente, agli oltre 300 medici arrivati in Calabria per sopperire alle carenze del nostro sistema sanitario.

Di fronte a tutto questo non si può restare indifferenti, non si può restare a guardare di fronte ai bambini che rischiano di non avere un futuro, agli anziani che possono spegnersi come candele, alle famiglie che possono morire d’inedia.

Io non condivido alcune scelte del governo cubano, in particolare quelle riguardanti le restrizioni dei diritti e delle libertà personali. Tuttavia, non posso assolutamente condividere gli atti di prevaricazione che il presidente Trump continua a perpetrare nei confronti del popolo cubano.

Anche perché, come ha ricordato il Pontefice in occasione delle celebrazioni del Giovedì Santo, “il bene non può mai venire dalla prevaricazione”.

Non si tratta dunque di fare l’elemosina a Cuba, né di condividere le sue scelte, né di darle soldi per armarsi: si tratta solo di garantire ai cubani il diritto di vivere nella propria terra.

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