Giovani e volontariato: a Catania quattro studenti portano sorrisi a San Cristoforo

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Ancora giovani ma con un cuore già pieno di generosità e una forza di volontà fuori dal comune. Stiamo parlando di quattro studenti del Liceo dell’Istituto San Francesco di Sales di Catania che, ormai da qualche mese a questa parte, ogni venerdì si recano da volontari alla casa Salesiana della Salette, nel cuore di San Cristoforo. 

L’oratorio Salesiano da anni rappresenta una vera e propria luce per il quartiere, soprattutto per i più piccoli, che qui possono trovare un ambiente che li accoglie e li tiene lontani dalla strada, donando anche a loro la speranza di un futuro. 

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Accompagnati da don Paolo Fichera e dalla prof.ssa Laura Similia, i ragazzi donano il proprio aiuto ai bambini del doposcuola pomeridiano. 

I loro nomi? Carla, Agata, Lucia e Francesco, 15 anni ciascuno. 

Li abbiamo sentiti per comprendere meglio l’attività e tentare di entrare nei loro pensieri e sensazioni.

«Ci occupiamo di aiutare sia i bambini delle elementari che delle scuole medie a svolgere i compiti per casa, parliamo con loro, li ascoltiamo. Una volta terminato lo studio, giochiamo insieme. Ormai li conosciamo e abbiamo instaurato con loro un bellissimo rapporto: ci andiamo sempre col sorriso» racconta Carla.

«Quando ci è stato proposto – prosegue – ci è sembrata subito una bella idea, anche per occupare il nostro tempo in modo proficuo e donarlo a chi ne ha bisogno».

«È un ottimo modo per rendere servizio ed è davvero un’esperienza unica che riempie e scalda il cuore in ogni senso possibile. Vedere i bambini sorridere e giocare anche nello studio, che talvolta può risultare pesante in un determinato contesto sociale, è una sensazione che dà pace e aumenta la fiducia in se stessi» testimonia Agata.

«Non ho esitato a prendere parte all’iniziativa – spiega Lucia – dal momento che adoro i bambini e mi rende felice il pensiero di aiutarli, vederli sorridere, rendere il loro studio qualcosa di più leggero e giocare con loro».

«A convincermi è stata sicuramente la voglia di aiutare e di cercare di rendermi utile a chi ne può avere bisogno» dichiara invece Francesco.

Un contesto abitualmente descritto come problematico e difficile, di cui troppo spesso ci si dimentica di sottolineare gli aspetti positivi, che tuttavia ci sono e vanno ricordati. I ragazzi si dimostrano concordi sotto questo punto di vista, come si evince dalle loro parole. 

«Che cosa vi ha colpito di più dell’ambiente?»

«Mi ha colpito un ambiente molto sereno e positivo – esordisce Agata – lavoriamo con bambini che si mettono in gioco, che dimostrano di potercela fare e danno tutto. In sintesi la loro determinazione, volontà e voglia di fare»

«Sicuramente la dolcezza dei bambini, soprattutto perché sono molto simili a noi che andiamo lì: ho trovato molte cose in comune, specie con alcune ragazzine delle medie con cui comunque la differenza di età è minore. Ma anche la loro curiosità e disponibilità a imparare e a dialogare» racconta Carla.

«Che, nonostante le enormi diversità presenti nel quartiere, all’interno della casa Salesiana si percepisce esclusivamente un forte senso di unità» ci dice Francesco.

«Cosa porterete con voi da questa avventura?»

«Di sicuro è stata un’esperienza sia forte ma anche molto bella, di cui avrò sempre un bel ricordo, soprattutto di questi bambini, con cui abbiamo instaurato un bellissimo rapporto in poco tempo» spiega Lucia.

«Il ricordo del sorriso dei bambini… e la loro bravura in matematica! – dichiara sorridendo Agata – sì, questi bambini sono proprio dei mostri in matematica».

«La gioia di aver aiutato e di essere stata un punto di riferimento, anche se per poco tempo, per questi ragazzi e per questi bambini. Sicuramente proporrò quest’esperienza anche a qualcun altro»  afferma invece Carla.

«Da questa magnifica esperienza mi porterò lo spirito di unione e aver realizzato che qualsiasi sia la situazione attuale ci potrà sempre essere speranza» conclude Francesco.

Ciò che forse colpisce di più è la purezza nelle azioni di questi giovani, testimoniata anche dalle loro dichiarazioni. Una spontaneità da ammirare e da cui anche i più grandi possono imparare qualcosa.

«Tre parole per descrivere l’esperienza?»

«Don Bosco, sensibilità e accoglienza».

«Determinazione, gioco e solerzia».

«Casa, sorriso, dolcezza».

«Aiuto, unione, futuro».

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