Intelligenza artificiale a scuola: al Convitto Cutelli una riflessione sul futuro dell’educazione

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Le recenti Linee guida del Ministero dell’Istruzione e del Merito sull’uso dell’intelligenza artificiale nelle scuole hanno aperto un dibattito che coinvolge direttamente il lavoro quotidiano di docenti, studenti e dirigenti scolastici. Come integrare l’IA a scuola? Come preservare lo sviluppo del pensiero critico? Come trasformare l’IA in un’alleata autentica dell’apprendimento?

Per rispondere a queste domande, mercoledì 15 aprile si è svolto presso il Convitto Nazionale Mario Cutelli di Catania l’incontro Conoscenza generativa: pensare, apprendere, creare con l’intelligenza artificiale, che ha riunito docenti ed educatori dell’istituto catanese. L’evento, promosso dalla dirigente scolastica Anna Spampinato, ha rappresentato un momento di formazione e riflessione che si inserisce nel percorso di aggiornamento che il Convitto porta avanti con continuità, nella convinzione che ogni innovazione tecnologica richieda, prima ancora che strumenti operativi, una solida cornice culturale e pedagogica. Proprio in questa direzione, infatti, a settembre prenderà avvio al Convitto Cutelli un progetto pilota sperimentale che coinvolgerà docenti e studenti in un percorso strutturato di integrazione dell’IA a scuola.

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Ospite dell’incontro, Paolo Granata, professore all’Università di Toronto ed esperto internazionale sul temi dell’intelligenza artificiale nel campo della conoscenza e della formazione, attualmente in Italia per presentare il suo ultimo libro, Conoscenza generativa: pensare, apprendere, creare con l’Intelligenza Artificiale (Wiley 2026).

Il cuore dell’intervento di Granata è stato un invito ad affrontare il ruolo dell’IA a scuola a partire da un’idea chiara: apprendere con l’IA non significa delegare il pensiero alla macchina, ma sviluppare una nuova forma di apprendimento generativo. “Serve un uso intelligente dell’intelligenza artificiale”, ha ribadito più volte Granata nel corso dell’incontro, sintetizzando in questa formula il filo conduttore della sua riflessione. 

Il professore ha poi illustrato alcuni principi chiave che caratterizzano la pedagogia dell’IA: l’apprendimento come atto costruttivo, in cui lo studente impara facendo e costruendo attivamente il proprio sapere; la necessità di una solida base di competenze disciplinari, senza la quale l’IA diventa una scorciatoia vuota anziché un amplificatore cognitivo; l’importanza di coltivare la curiosità epistemica, trasformando l’IA in uno strumento per porre domande migliori prima ancora che per ottenere risposte; la capacità di “imparare a imparare”, agilità mentale indispensabile in un contesto in cui i saperi e gli strumenti mutano rapidamente.

Granata ha messo in guardia, tuttavia, da uno dei rischi più insidiosi dell’uso dell’IA, quella che nel libro definisce l’illusione di comprensione. Gli studenti potrebbero essere tentati ad accettare passivamente le risposte fluenti e convincenti fornite dai modelli linguistici, rischiando così di confondere l’accesso facilitato all’informazione con una reale padronanza del sapere. Si tratta, ha sottolineato, del rischio cognitivo più diffuso del nostro tempo, e colpisce proprio coloro che hanno meno strumenti critici per riconoscerlo. La risposta, secondo Granata, non è stigmatizzare l’IA, ma formare studenti capaci di utilizzarla con consapevolezza, attraverso quello che il professore definisce pensiero critico-generativo: un insieme di competenze che permettono di interrogare, validare e andare oltre ciò che l’IA propone.

Il ruolo del docente, in questa prospettiva, diventa ancora più centrale; non viene eroso dall’IA, ma va riorientato. L’insegnante è la figura che porta in aula la competenza disciplinare profonda senza la quale, come Granata ripete seguendo una sorta di regola d’oro, nessuna tecnologia può generare sapere autentico. Ci vuole conoscenza per generare nuova conoscenza. Questo principio ha una conseguenza diretta per la scuola: più solida è la formazione di base che gli studenti ricevono, più produttivo sarà il loro uso dell’intelligenza artificiale.

Molto vivace il dibattito con i partecipanti. I docenti hanno posto domande concrete sulle strategie per integrare l’IA nel lavoro didattico senza svuotarlo di senso. Granata ha risposto proponendo un principio di equilibrio: ogni compito che deleghiamo all’IA dovrebbe essere bilanciato da un parallelo investimento nello sviluppo di nuove competenze. L’efficienza guadagnata con l’IA, in altre parole, va reinvestita in profondità di pensiero.

L’incontro si è concluso con un appello che ben sintetizza lo spirito dell’intera riflessione: il futuro nel mondo della scuola non sarà deciso dalla tecnologia, ma dal tipo di pensatori che sceglieremo di formare. Una sfida che le Linee guida ministeriali pongono alle istituzioni educative, e che richiede docenti preparati, consapevoli e capaci di trasformare una tecnologia complessa in un’occasione di crescita intellettuale per gli studenti che ogni giorno varcano le porte delle loro aule. Perché se l’intelligenza − ha sostenuto il professore − risiede nella capacità di risolvere problemi, è il pensiero critico che ci permettere di capire quali problemi risolvere. 

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