Primo Maggio, tra memoria e attualità: perché la Festa dei lavoratori è ancora necessaria

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Oggi, in molti Paesi del mondo, si celebra la Festa dei Lavoratori, una ricorrenza dalle origini lontane e segnata anche da episodi drammatici e sanguinosi.

Negli Stati Uniti e in Canada questa celebrazione cade il primo lunedì di settembre, mentre in altri Paesi viene ricordata nei mesi di marzo o ottobre.

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Le sue radici affondano nelle grandi lotte per i diritti degli operai durante la Rivoluzione industriale americana, guidate dall’Associazione degli Ordini dei Cavalieri del Lavoro.

Queste battaglie portarono, nel 1867, all’approvazione della prima legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, dando concreta attuazione al principio espresso già nel 1855 in Australia: “otto ore di lavoro, otto ore di svago, otto ore per dormire”, uno slogan destinato a diffondersi tra i movimenti operai di tutto il mondo.

La scelta del primo maggio come giornata simbolo della Festa dei lavoratori è però legata a un evento del 1886, pensato per celebrare il diciannovesimo anniversario dell’entrata in vigore della legge approvata a Chicago, in Illinois, nel 1866 e applicata dall’anno successivo, il 1° maggio 1867.

Fu la Federation of Organized Trades and Labour Unions a stabilire quella data come termine ultimo per estendere la normativa a tutto il territorio americano, minacciando in caso contrario uno sciopero generale a oltranza.

In quel sabato anche Chicago aderì alla mobilitazione, con un corteo pacifico che vide la partecipazione di circa 80 mila persone.

Il lunedì successivo, i lavoratori sospesi dopo aver preso parte allo sciopero si radunarono davanti ai cancelli della fabbrica di mietitrici Mc Carmiek.

La polizia, intervenuta su richiesta dei proprietari per reprimere la protesta, aprì il fuoco: sei operai persero la vita e oltre cinquanta rimasero feriti.

Il giorno seguente, per protestare contro la violenza della repressione, gli anarchici organizzarono una nuova manifestazione. Durante l’evento, uno sconosciuto lanciò una bomba che provocò undici morti, tra cui sei poliziotti; la reazione delle forze dell’ordine fu immediata e causò ulteriori vittime.

La vicenda ebbe risonanza anche in Italia: quando, nel 1888, si diffuse la notizia della fucilazione degli anarchici, a Livorno scoppiarono proteste prima contro le navi americane ancorate in porto e poi contro la Questura, dove si riteneva si fosse rifugiato il console statunitense.

In Europa fu solo nel 1889, durante il Congresso Internazionale di Parigi che diede avvio alla Seconda Internazionale, che il primo maggio venne ufficialmente riconosciuto come Festa Internazionale dei lavoratori. In Italia, le prime manifestazioni si svolsero a Torino tra la fine di aprile e il primo maggio del 1890, mentre ad Andria, in Puglia, si registrarono nel 1913.

Durante il fascismo, la festività venne soppressa e accorpata al Natale di Roma, celebrato il 21 aprile, data tradizionale della fondazione della capitale nel 753 a.C.

In Sicilia, nel 1947, mentre si celebrava la Festa dei lavoratori insieme alla vittoria delle forze progressiste riunite nel Blocco del Popolo alle elezioni regionali, a Portella della Ginestra, nel territorio di Piana degli Albanesi, la banda di Salvatore Giuliano aprì il fuoco sulla folla presente a un comizio: quattordici persone morirono, undici sul colpo, e circa cinquanta rimasero ferite.

In Italia, nel 1946, al termine della Seconda guerra mondiale, la ricorrenza venne ripristinata al primo maggio e riconosciuta come giorno festivo. Fu inoltre stabilito che i lavoratori dovessero ricevere una retribuzione pari a quella di una normale giornata lavorativa, anche in assenza di attività, oltre all’eventuale compenso per il lavoro svolto.

A partire dal 1990, i cortei e le grandi manifestazioni che animavano quasi tutte le città capoluogo di provincia hanno progressivamente lasciato spazio al Concertone nazionale di Roma, promosso dalle organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL.

Si tratta di un evento che ospita artisti di fama internazionale e rappresenta ormai una vetrina per la musica italiana in tutte le sue forme, dal rock al pop.

Questo appuntamento, capace di richiamare decine di migliaia di persone e milioni di telespettatori grazie alla diretta Rai, non si limita però all’intrattenimento musicale, ma mantiene una forte valenza sociale.

In ogni edizione vengono infatti affrontati temi di grande attualità, come il precariato, il salario minimo, la lotta alle mafie e la promozione della legalità, l’inclusione sociale e la tutela dell’ambiente.

Dal 2013, inoltre, a Taranto si tiene un altro importante evento per celebrare la Festa dei Lavoratori: il festival musicale organizzato dall’Associazione di Promozione Sociale Comitato Cittadini Liberi e Pensanti.

Pur non essendo nostalgici dei cortei e delle manifestazioni del passato, riteniamo che, indipendentemente dalle modalità con cui viene celebrata, questa ricorrenza non debba mai ridursi a un semplice anniversario.

Deve restare, invece, un’occasione viva: per ricordare chi ha lottato per condizioni di lavoro e di vita più dignitose, per difendere il diritto al lavoro di tutti, per riflettere sulle realtà lavorative di oggi e per valorizzare il ruolo sociale e umano dei lavoratori nella società.

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