Politiche attive. Il Programma GOL supera i target: assistenza per oltre 4,7 milioni di persone, ma la Sicilia è il fanalino di coda

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Il Programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori) taglia un traguardo storico, superando con largo anticipo le previsioni stabilite dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Secondo i dati aggiornati al 31 marzo 2026 diffusi dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, le persone coinvolte nelle politiche attive del lavoro hanno superato quota 4,7 milioni, un risultato che certifica una performance pari al 129,5% rispetto agli obiettivi iniziali.

Il successo dell’intervento di riforma non riguarda solo la platea complessiva dei beneficiari, ma investe in modo significativo il settore della formazione professionale. Solo nel primo trimestre del 2026, ulteriori 150mila persone hanno intrapreso percorsi formativi, portando la performance di questo specifico segmento al 115,9%. Questo dato acquisisce particolare rilievo se si considera che il target di 800mila persone formate era previsto per il 30 giugno 2026; l’obiettivo è stato quindi raggiunto e superato con tre mesi di anticipo sulla scadenza fissata.

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L’impatto occupazionale del programma emerge con forza dai dati sui ricollocamenti: su oltre 4 milioni di persone prese in carico, ben 1,731 milioni hanno trovato un impiego dopo aver beneficiato delle misure previste. La qualità dell’inserimento lavorativo è significativa, con quasi la metà dei neo-assunti (48%) che ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato e il 42,6% un contratto a termine di durata superiore ai sei mesi.

Il Ministero ha evidenziato come l’aggiornamento degli strumenti e degli obiettivi sia stato determinante per trasformare la formazione in una leva concreta di accompagnamento alle transizioni occupazionali. Il programma punta infatti a fornire risposte nuove a ogni percorso di crescita, mettendo al centro l’ascolto e l’attenzione per le necessità del lavoratore in un mercato in costante mutamento.

In Sicilia, tuttavia, la situazione appare notevolmente diversa. Il Programma qui si sta trasformando in un paradosso. Se da un lato la macchina amministrativa deve fare i conti con un definanziamento radicale rispetto ad altre Regioni, dall’altro i dati sull’efficacia delle misure sembrerebbero restituire il quadro di un’isola fanalino di coda in Italia, incapace di trasformare le prese in carico in opportunità concrete.

Il primo nodo è finanziario. Nonostante un bacino di utenza potenzialmente vastissimo, alla Sicilia è stata assegnata una dotazione di soli 52,4 milioni di euro per il triennio 2024-2026, il 2% circa del totale nazionale. Per comprendere l’entità dello squilibrio, basta guardare ai vicini della Campania, che hanno ricevuto ben 452 milioni, o alla Lombardia con 346 milioni. Questa sproporzione impone alla Regione uno sforzo di efficienza, dovendo generare risultati numerici significativi con risorse che sono quasi un decimo rispetto a territori analoghi.

Ma la scarsità di fondi non è l’unico problema. A preoccupare maggiormente è il “tasso di attivazione”: in Sicilia, solo il 29,9% delle persone inserite nel programma ha effettivamente iniziato o concluso una politica attiva, come un corso di formazione o un tirocinio. Il confronto con il resto del Paese è impietoso: la media nazionale si attesta al 66%, mentre Regioni come il Veneto raggiungono quasi la totalità degli iscritti. Di fatto, sette siciliani su dieci sembrano restare bloccati in un limbo burocratico dopo la firma del patto di servizio.

Giuseppe Emiliano Bonura

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