Il 16 maggio 2026, presso l’Airone City Hotel di Catania, si è svolto il convegno “Fragilità neuroendocrina. Dalla dimensione metabolico/nutrizionale all’asset psicopatologico”, un appuntamento scientifico di particolare rilievo dedicato ad alcune tra le questioni cliniche, sanitarie e sociali più attuali: l’obesità, i disturbi dell’alimentazione, le dipendenze, la depressione, il declino cognitivo, la fragilità psichica e le nuove vulnerabilità che attraversano il corpo e la mente nella società contemporanea.
L’iniziativa è nata dalla consapevolezza che molte condizioni che nella pratica clinica vengono ancora spesso considerate separatamente — sovrappeso, obesità, sarcopenia, disturbi alimentari, dipendenze, disagio depressivo, decadimento cognitivo, disregolazione emotiva e alterazioni del vissuto corporeo — condividono in realtà radici comuni. Metabolismo, cervello, alimentazione, comportamento, affettività e contesto sociale non sono dimensioni isolate, ma parti di un medesimo sistema complesso, nel quale il corpo diventa spesso il luogo visibile di una sofferenza più ampia.
Il titolo del convegno indica con chiarezza questa direzione: la fragilità neuroendocrina non viene letta soltanto come un problema biologico, ormonale o nutrizionale, ma come una condizione integrata, nella quale si incontrano vulnerabilità metabolica, disregolazione dei circuiti neurobiologici, sofferenza psichica, dipendenza, stigma sociale e difficoltà relazionali. Parlare di fragilità neuroendocrina significa dunque interrogarsi su come il corpo, nella sua dimensione più concreta, possa diventare espressione di vissuti emotivi, abitudini comportamentali, condizioni ambientali e traiettorie psicopatologiche.
Al centro della giornata vi è stato il rapporto tra metabolismo, neuroendocrinologia e psicopatologia. L’asse intestino-cervello, il microbiota, i circuiti della ricompensa, la regolazione dell’appetito e della sazietà, le nuove terapie farmacologiche, la nutrizione artificiale, la dietetica clinica, la neuromodulazione attraverso TMS e la presa in carico psicologica vengono affrontati come parti di un unico scenario clinico. È la medicina della complessità, una medicina che non si limita a osservare il singolo sintomo, ma cerca di comprendere la persona nella sua interezza biologica, psichica e sociale.
Particolarmente significativo è stato il prestigioso quadro dei patrocini concessi all’iniziativa. Il convegno è patrocinato dall’Università degli Studi di Catania, dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Catania, dall’ISDSF – Istituto Superiore di Studi Freudiani di Catania e dalla SPPG – Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica e Gruppoanalitica di Reggio Calabria. Si tratta di presenze istituzionali, scientifiche e formative di grande valore, che confermano la natura interdisciplinare dell’evento e la sua collocazione in uno spazio di dialogo tra università, professioni sanitarie, psichiatria, psicoterapia, nutrizione e territorio.
Il patrocinio dell’Università di Catania e dell’Ordine dei Medici di Catania sottolinea la solidità medico-scientifica dell’iniziativa e la sua piena pertinenza rispetto ai bisogni formativi dei professionisti della salute. Al tempo stesso, il coinvolgimento delle scuole di psicoterapia ISDSF e SPPG evidenzia la centralità della dimensione psicodinamica, relazionale e gruppale nella comprensione della fragilità contemporanea. Il corpo sovrappeso, denutrito, affaticato, compulsivo o sofferente non è mai soltanto un corpo biologico: è anche un corpo vissuto, narrato, guardato, giudicato, talvolta stigmatizzato, sempre profondamente inserito in una storia personale e relazionale.
La presenza del Questore di Catania conferisce inoltre al convegno un ulteriore valore istituzionale e civile. La sua partecipazione richiama l’attenzione sulla ricaduta sociale delle fragilità psichiche, delle dipendenze e delle nuove vulnerabilità del nostro tempo. Parlare oggi di dipendenze, disturbi alimentari, obesità grave, compulsioni, depressione, isolamento e disagio psichico significa infatti interrogarsi anche sulle conseguenze che queste condizioni producono nella comunità: nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nella scuola, nelle relazioni affettive, nei servizi territoriali e nei contesti in cui la sofferenza individuale può trasformarsi in marginalità, cronicizzazione o emergenza sociale.
La presenza di una figura istituzionale come il Questore non va letta come un accostamento improprio tra disagio psichico e ordine pubblico. Al contrario, essa testimonia l’esigenza di costruire un linguaggio comune tra sanità, istituzioni, territorio e comunità civile. Le dipendenze e le fragilità psicopatologiche non sono soltanto problemi clinici: sono fenomeni che attraversano la vita sociale, modificano i legami, incidono sulla sicurezza affettiva delle famiglie, interrogano i servizi e richiedono risposte integrate, preventive e culturalmente mature.
Il programma scientifico si è articolato in due grandi moduli. Il primo, dedicato a basi cliniche, complicanze, asse intestino-cervello e neuropsichiatria, affronta temi quali sovrappeso, obesità e disturbi dell’alimentazione, i nuovi criteri diagnostici dell’obesità, le abitudini alimentari, la salute cognitiva, l’efficacia delle nuove terapie, il ruolo del microbiota, le neuroscienze delle dipendenze, il rapporto tra peso corporeo e parole della cura, la TMS, la depressione geriatrica e la fragilità cognitiva. È un percorso che mette insieme medicina interna, endocrinologia, nutrizione, psichiatria, neuroscienze e psicologia clinica.
Il secondo modulo è dedicato alla multidisciplinarietà nella cura delle fragilità e propone una riflessione sulla nutrizione artificiale, sulla refeeding syndrome, sulle raccomandazioni dietetiche nei pazienti in trattamento farmacologico, sulla fragilità neuroendocrina, sulla malnutrizione per eccesso e per difetto, sull’ortoressia, sulla vigoressia, sul caregiving, sulle reti di cura, sul neuromarketing e sull’intelligenza alimentare. Ne emerge una visione della cura come processo condiviso, nel quale nessuna disciplina può bastare a se stessa.
Molto rilevante è l’attenzione dedicata al cosiddetto “peso delle parole”. Nei percorsi che riguardano il corpo, il cibo, il peso, l’immagine corporea e le dipendenze, il linguaggio non è mai neutro. Le parole del medico, dello psicologo, del nutrizionista, del familiare, dei media e della società possono sostenere il paziente oppure ferirlo; possono favorire alleanza terapeutica oppure generare vergogna, colpa e ritiro. Per questo il convegno invita a superare ogni lettura moralistica della sofferenza metabolica e alimentare, riconoscendo la complessità neurobiologica, psicologica e sociale di tali condizioni.
Obesità, disturbi alimentari e dipendenze condividono spesso una dimensione di automatismo, perdita di controllo, vergogna e isolamento. Il paziente può sentirsi imprigionato in comportamenti che non riesce a modificare, pur conoscendone le conseguenze. Una lettura scientificamente aggiornata permette di comprendere come questi comportamenti siano legati ai circuiti della gratificazione, alla regolazione affettiva, allo stress cronico, alla storia personale, ai traumi, all’ambiente sociale e alla disponibilità costante di stimoli alimentari, digitali e relazionali capaci di attivare condotte compulsive.
In questa prospettiva, il convegno assume una funzione culturale oltre che scientifica. Esso propone di guardare alla fragilità non come a una colpa individuale, ma come a un segnale clinico e sociale da comprendere. La cura non può essere ridotta alla prescrizione di una dieta, di un farmaco o di una procedura tecnica; deve diventare un percorso integrato, nel quale il dato biologico dialoga con la storia della persona, l’intervento specialistico con la rete familiare, l’innovazione terapeutica con la responsabilità comunitaria.
La ricchezza della faculty, composta da professionisti provenienti da diversi ambiti specialistici e da differenti territori, conferma la vocazione interdisciplinare dell’evento. Medici, psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, nutrizionisti, endocrinologi, neurologi, dietisti e operatori della salute sono chiamati a confrontarsi su un tema che richiede competenze plurali e capacità di integrazione. La fragilità neuroendocrina diventa così una chiave di lettura per comprendere molte delle trasformazioni del presente: lo stress cronico, la sedentarietà, la solitudine, la pressione estetica, l’iperdisponibilità alimentare, la dipendenza da stimoli gratificanti e la difficoltà crescente di abitare serenamente il proprio corpo.
In un’epoca in cui la sofferenza psichica si presenta sempre più spesso attraverso il corpo — nel peso, nel cibo, nella fame, nella sazietà, nella compulsione, nella stanchezza, nella perdita di motivazione, nell’immagine corporea e nella difficoltà di riconoscersi — il convegno di Catania propone una visione moderna e necessaria: non esiste salute metabolica senza salute mentale, non esiste cura nutrizionale senza attenzione alla soggettività, non esiste intervento psichiatrico efficace senza comprensione del corpo, delle relazioni e del contesto sociale.
“Fragilità neuroendocrina. Dalla dimensione metabolico/nutrizionale all’asset psicopatologico” si configura dunque come un appuntamento di alto valore scientifico, clinico e umano. È una giornata di aggiornamento, ma anche un momento di riflessione pubblica; è un luogo di incontro tra discipline, ma anche uno spazio di attenzione sociale; è un convegno medico-scientifico, ma anche un’occasione per riaffermare che la salute mentale, le dipendenze, i disturbi alimentari e le fragilità corporee non sono questioni marginali o private, bensì fenomeni centrali del nostro tempo.
La città di Catania diventa così teatro di un dialogo necessario tra scienza, istituzioni e comunità. Un dialogo che invita a riconoscere la fragilità non come debolezza, ma come richiesta di cura; non come destino individuale, ma come responsabilità collettiva; non come semplice sintomo, ma come linguaggio complesso attraverso cui il corpo e la mente raccontano le trasformazioni della società contemporanea.



