Per far riuscire un buon piatto è importante che tutti gli ingredienti della ricetta si amalgamino nel migliore dei modi.
Lo stesso avviene, a mio avviso, per i rapporti umani: ci sono amicizie che nascono perché gli “ingredienti” hanno trovato la giusta fusione: intenti comuni, obiettivi da perseguire, valori condivisi.
Come succede per un kebab e come succede tra Andrea e Abdallah.Il primo è Andrea Graziano,
imprenditore catanese che da quasi venticinque anni interpreta la ristorazione come fenomeno culturale prima ancora che commerciale.
L’altro è Abdallah Dadi che, ancora minorenne, scappa dalla Tunisia e viene accolto in Sicilia e a Catania trova la sua dimensione. Ha solo 15 anni. Prima dentro una cucina, sotto l’ala protettiva di Andrea. Che si trasforma in guscio per Abdallah, un po’ come fa il pane arabo – esattamente la pita – che avvolge tutto il contenuto del kebab: senza involucro, non esisterebbe tutto il resto. All’inizio è proprio la cucina la “lingua” che li unisce, un linguaggio universale che non ha bisogno di traduttori. Poi il tempo ha fatto il resto.
Una fusione perfetta, insomma: e da questa fusione è nato Kebastard, un nuovo punto di riferimento nel panorama culinario catanese, in piazza Sciuti, nel cuore del centro storico etneo.
Padroni di casa i due amici che adesso diventano anche soci: sono loro ad accogliere gli ospiti per l’inaugurazione di questo luogo dalla forte identità che trasforma il kebab in un simbolo multiculturale dove convivono diverse tradizioni gastronomiche che hanno in comune lo spiedo, la cottura sul fuoco, la pita tirata a mano.
Ed ecco che il kebab pensato da Andrea e Abdallah diventa un elemento di unione tra culture diverse rivolto ai giovani che, rispetto ai meno giovani, sono già multiculturali, proiettati in un mondo dove tutto è collegato.
Giovani che sono stati protagonisti assoluti dell’inaugurazione grazie a un flash mob: dalla collaborazione tra Moonwalk Dance & Fit Studio, Artnotes e Plusmlkstudio, il flash mob ha raccontato l’integrazione, il dialogo tra culture diverse e quella multiculturalità che rappresenta l’anima stessa di Kebastard.

E piazza Sciuti è stata la giusta location per questo momento che ha unito la città in un abbraccio corale, senza distinzioni, senza colori di pelle, ceto sociale. Tutto insieme. Come da fare la cucina, anche quella di Kebastard che presenta un ricco menù che, come spiegato da Andrea e Abdallah durante l’inaugurazione, è un viaggio che inizia con i piccoli spiedi dal mondo- yakitori giapponesi, satay tailandesi, seekh pachistani, souvlaki greci – fino ad arrivare agli arrosticini di cavallo con chimichurri e ricotta salata e le diverse tipologie di kebab, ciascuna delle quali rappresenta un paese e una tradizione: doner, shawarma, seekh, gyros. Non mancano le suggestioni dal Messico con i tacos di carne e quelli vegetariani, tutti preparati con sfoglie artigianali di mais.
Tra i piatti principali: “Bastard doner” con pollo speziato e marinato, cotto allo spiedo verticale a pietra lavica; “Black shawarma” con carne di manzo marinata e speziata alle erbe, cotta con patate cipollina e servita con yogurt di bufala artigianale ragusana. Non mancano le proposte vegetariane con “The natural bab”, kebab di melanzane speziate, servito con falafel, hummus, e yogurt di bufala all’aneto.
Nel menù, inoltre, anche bevande no alcohol come la kombucha integrano la proposta di birre artigianali e drink analcolici.
Mondi apparentemente lontani che si incontrano nei tre elementi – lo spiedo, la brace, il fuoco – e si traducono in preparazioni originali che attraversano Medio Oriente, Mediterraneo, Asia, Messico, per poi approdare in Sicilia, da sempre terra di passaggi e stratificazioni.
Non è una fusione di maniera. È lavoro di studio su carni, marinature, speziature e cotture. Le carni – di provenienza italiana e certificate halal – vengono lavorate e cotte alla griglia tra fuoco e pietra lavica. Le salse sono artigianali. La base, una pita preparata artigianalmente con un impasto tirato a mano, rievoca un gesto antico, arcaico, comune a tutte le cucine del Mediterraneo.
La Sicilia c’è, proiettata in un contesto che ripercorre le radici mediterranee dell’isola.
Diverse le materie prime di matrice siciliana come lo Za’atarcon sommacco siciliano, il sesamo di Ispica ed erbe spontanee di Enrico Russino, lo yogurt di bufala e cosacavaddu ibleo dell’azienda Bubalus, l’aglio rosso di Nubia, la provola delle Madonie dell’azienda Invidiata.
Tutto ciò si inserisce in una location studiata nei dettagli: il progetto di interior design, firmato dall’architetta Fatima Costa, nasce non dalla ricerca di uno stile ma dalla costruzione di una stratificazione culturale.
Sulle saracinesche, le illustrazioni dell’artista catanese Chiara Abramo trasformano anche la facciata in parte integrante del progetto e si inseriscono nella vivace piazza Giuseppe Sciuti del centro storico di Catania, già interessata da un’operazione di riqualificazione urbana.



